Acquistare o vendere un immobile a Monza

L’agenzia Giordano Mischi opera da oltre trent’anni nel settore immobiliare, e la sua affidabilità e serietà sono ampiamente riconosciute. L’agenzia è specializzata in soluzioni abitative di prestigio nella zona di Monza e della Brianza: parliamo dunque di immobili di lusso ma anche ville a Monza, attici ed altre soluzioni d’alto profilo. Lo staff garantisce sempre una consulenza chiara ed efficace, grazie all’immensa passione per questo lavoro ed il costante aggiornamento su ogni aspetto di questo settore. Passione e voglia di migliorarsi sono infatti dei capisaldi di questa rinomata agenzia, e rappresentano due fattori che le hanno consentito di ottenere grandi consensi e soprattutto la soddisfazione di chi ha già provato il servizio.

Se la tua necessità è quella di individuare un immobile o una villa che possa fare al caso tuo, l’agenzia Giordano Mischi si occuperà per te di effettuare specifiche valutazioni circa le potenzialità e le caratteristiche di ciascun immobile, fornendoti al tempo stesso consulenza tecnica per eventuali interventi di ristrutturazione e assistenza legale dall’inizio alla fine della tua esperienza d’acquisto. Se desideri invece  vendere un immobile, l’agenzia si occuperà di effettuare per te specifiche ricerche di mercato e studio dei migliori canali per la compravendita. Saranno adottate inoltre adeguate campagne pubblicitarie, conformi al livello di privacy richiesto dal cliente, e verranno forniti report periodici per aggiornare sull’efficacia della strategia di vendita e sulle visite effettuate da coloro che si sono mostrati interessati all’acquisto.

Il livello del servizio offerto è dunque davvero di prim’ordine, e ciò pone l’agenzia immobiliare Giordano Mischi in cima alle preferenze di quanti desiderano acquistare o vendere un immobile a Monza e in Brianza. È possibile fissare un appuntamento con un consulente contattando il recapito telefonico 0392315115, e la sede si trova in Via Italia 39 a Monza, all’interno di un elegante edificio storico.

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La tua nuova villa in Brianza? Da Franco Guerrieri

Oggi vogliamo occuparci di una “marchetta”, ma una di quelle davvero utili a chi ci legge. Il mondo degli agenti immobiliari, almeno in Italia, è da sempre caratterizzato da una certa approssimazione: ragazzotti in giacca e cravatta che lavorano sui numeri, presunti guru il cui unico obiettivo è quello di deprezzare l’immobile del cliente o scarsi venditori la cui consulenza è spesso paragonabile a quella che potrebbe offrire un amico o un conoscente. Prendiamo come riferimento il territorio della Brianza: ci sono zone con prezzi medi e standing sociale più bassi (diciamo la zona nei dintorni di Monza andando verso Milano e lungo la Valassina) come altre decisamente più ricercate e dai prezzi medio-alti (le prime colline nella zona di Montevecchia, e dintorni di Arcore), e la conoscenza di questo territorio è davvero indispensabile per orientarsi al meglio nella compravendita immobiliare.

Anche la tipologia di immobili, nel territorio brianzolo, si sposta più verso la proposta di prestigio: villette o ville unifamiliari, talvolta di livello davvero importante, richiedono l’esperienza e la conoscenza del mercato specifico per essere “trattati” nel migliore dei modi, sia a tutela di chi vende (giusto prezzo, massima consulenza al fine di migliorare la resa degli appuntamenti) che di chi compra (soddisfazione delle esigenze). E qui entra in ballo Franco Guerrieri, esperto di ville in Brianza. Con i propri uffici situati nel cuore di Monza, Franco Guerrieri è da decine di anni dedicato al mondo degli immobili di prestigio, e perfettamente allineato alle dinamiche che tali tipologie di case prevedono: dalla prima valutazione alla giusta conoscenza dei clienti che vogliono visitare gli immobili, il contributo che è in grado di fornire ad acquirenti e venditori risulta determinante. L’attenzione ad aspetti quali la rivalutazione, gli interventi di ristrutturazione necessari, i consumi energetici e le strutture dei dintorni è davvero elevata e fa parte del bagaglio professionale dell’agenzie e dei suoi agenti.

Le proposte dell’agenzia spaziano inoltre su tutto il territorio di Monza e della Brianza: Monza città, Lesmo e Casatenovo sono alcuni dei comuni dove la disponibilità di immobili è in questo momento maggiore, ma il servizio dell’agenzia comprende anche una ricerca di immobili specifici e su richiesta, con particolari caratteristiche di pregio e di soluzioni abitative. Il sito web è moderno ed intuitivo, e vi consigliamo fortemente di prendere un appuntamento con Franco Guerrieri, che saprà guidarvi al meglio in un mercato così complesso e diversificato.

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Cinque motivi per studiare e diventare una estetista professionale

Se stai pensando di studiare l’estetica e ti piace il mondo della bellezza, questo post sarà di grande interesse per te. Academia BSI ti propone 5 motivi che considera fondamentale considerare prima di compiere l’ultimo passo ed iniziare a frequentare il suo corso estetista:

  1. Essere sempre aggiornata

Devi sempre essere aggiornata sulle tendenze e gli ultimi sviluppi nel mondo della bellezza. Per affrontare il corso di studio in maniera proficua devi preoccuparti di reperire informazioni aggiornate e scoprire continuamente nuove tecniche e prodotti in grado di aiutarti a fare meglio il tuo lavoro. Aggiornarti costantemente ti aiuterà ad offrire sempre servizi in linea con le aspettative dei clienti e distinguerti dalla concorrenza.

  1. Dedizione, impegno e molta pazienza

Dovrai investire tempo ed energie per ottenere grandi risultati. Infatti, un fattore importante è studiare con impegno per acquisire un’adeguata e completa formazione, al fine di potersi avviare alla professione ed al tempo stesso continuare ad evolversi nel tempo come specialista.

  1. Capacità di relazionarsi con il pubblico

Ogni cliente ha determinate caratteristiche ed esigenze uniche che dobbiamo comprendere e cercare di risolvere. Cogliere le necessità e trasmettere al cliente la tua volontà di risolvere il suo problema è la chiave migliore per instaurare un rapporto di fiducia e mostrare il volto migliore, ovvero quello della sincerità e della professionalità, senza mai perdere di vista il fatto che lavoriamo per migliorare l’autostima dei clienti.

  1. Vuoi avere successo in questo settore? Distinguiti!

Studiare l’estetica è sinonimo di studio di una professione totalmente creativa. Ogni estetista avrà uno stile unico e personale che lo distinguerà dal resto dei concorrenti, e per questo bisogna il più possibile far lavorare la fantasia e perché no, dare vita al proprio stile personale e ad un modo di lavorare facilmente identificabile.

  1. Diverse opportunità di sbocco lavorativo

Diventare una estetista professionale consente ti aprirsi diverse opportunità di lavoro, ed è dunque una professione con un livello ottimale di domanda che è sempre ottimale. È possibile infatti lavorare presso saloni di bellezza, cliniche estetiche, centri benessere, lavorare per il cinema, teatro, televisione o intraprendere direttamente una carriera come libero professionista.

Noi di Accademia BSI abbiamo formato i migliori professionisti in questo settore negli ultimi anni. Nel caso dell’estetica, offriamo una formazione professionale d’alto profilo destinata a regalare molte soddisfazioni agli alunni, i quali potranno intraprendere con successo un percorso professionale in questo settore sin da subito e mettere a frutto gli insegnamenti ricevuti.

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Pmi, smart working raddoppiato rispetto a prima dell’emergenza

Il ricorso allo smart working nelle Pmi è raddoppiato rispetto al periodo antecedente l’emergenza coronavirus, mentre lo stesso non è accaduto nelle grandi imprese. A rilevare questa tendenza è un’indagine a cura dell’associazione datoriale Cifa, del sindacato Confsal e del fondo interprofessionale Fonarcom e realizzata dal Centro studi InContra su un campione di quasi 2.000 lavoratori. Tra le altre evidenze, la ricerca mette in luce che il non ricorso al lavoro agile resta per lo più una scelta volontaria del lavoratore; solo per il 30% si deve alla mancanza di strumentazione idonea e per il 22% a una decisione aziendale. Quindi, cosa c’è che non va nello smart working? Secondo gli intervistati, anche se riconoscono a questa modalità un buon potenziale di bilanciamento vita-lavoro, per  il 70% dei rispondenti il problema è la capacità di riuscire a dividere i tempi tra vita professionale e privata. Ancora, circa il 60% dei collaboratori dichiara che, secondo il loro percepito, all’aumento delle ore lavorative non corrisponda un commisurato riconoscimento di straordinari, unitamente al “fastidio” di sentirsi sempre reperibili.

Il risparmio? Un dato di fatto

L’aspetto sul quale sono tutti d’accordo è invece il risparmio, mettendo insieme trasporti, pranzi e altre spese vive. Allo stesso modo, i lavoratori riconoscono l’aumento della propria produttività e l’incremento dell’autonomia e della responsabilità nel raggiungimento degli obiettivi. Le difficoltà, invece, sono da ricondurre ai problemi di coordinamento con il capo e con il team, di condivisione di informazioni e tempi di risposta. Nella relazione da remoto, infatti, per il 35% dei soggetti non si ha la stessa efficacia che in presenza. Infine, riporta l’analisi, le persone coinvolte nella ricerca si dicono favorevoli a essere valutate sulla capacità di raggiungere i propri obiettivi lavorativi: però molte meno (il 60%) sarebbero d’accordo nel formulare la loro retribuzione in base ai risultati raggiunti: questo a causa di una scarsa fiducia nei confronti della dirigenza.

“Adozione frettolosa dello smart working”

Il presidente di Cifa, Andrea Cafà, ha dichiarato: “Le criticità emerse dall’indagine vanno lette alla luce di un’adozione per lo più frettolosa dello smart working non preceduta da un’adeguata preparazione, da una buona formazione e da un cambiamento culturale. I risultati ci invitano, come Cifa, Confsal e Fonarcom, a consegnare a imprese e a lavoratori, in definitiva all’intero mercato del lavoro, strumenti e soluzioni efficaci per adottare al meglio, da qui in poi, questa modalità lavorativa. Le imprese, però, devono fare un grande sforzo rivedendo i propri modelli organizzativi, investendo in formazione e in strumentazione tecnologica oltre a rafforzare il clima di fiducia”.

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L’accelerazione sul digitale delle nuove abitudini di consumo

Durante l’emergenza da Covid-19 ogni esigenza di consumo è stata declinata secondo la tecnologia digitale, che da Nice2Have diventa un MustHave. Secondo l’Osservatorio Multicanalità 2020, realizzato da Nielsen in collaborazione con la business School del Politecnico di Milano, prodotti all’insegna della safety e del gusto per la cucina in casa, igienizzanti e mascherine, carrelli della spesa colmi, riscoperta della tv tradizionale, ma picchi delle piattaforme streaming, oltre a maggiore esposizione ai social sono alcuni degli elementi che hanno distinto questo periodo.

Omnicanalità, la chiave interpretativa dello scenario post-Covid

“Due fenomeni opposti, come quello dell’eCommerce e del ritorno al negozio fisico di prossimità, si trovano a convivere lanciando sfide inedite. L’omnicanalità diventa così la chiave interpretativa adeguata dello scenario di mercato post-Covid”, – osserva Stefano Cini, Marketing Analytics Director di Nielsen Connect Italia. Parallelamente siamo entrati in quella che sarà ricordata come #AgeOfQueues, il fenomeno delle “code”, non solo fisiche, ma anche virtuali sui siti delle grandi insegne. Del 47% degli shopper che ha rinunciato almeno una volta alla spesa, il 22% adduce infatti come causa gli eccessivi tempi di attesa, riporta Ansa.

La competizione si è spostata dai metri quadri al livello di servizio

Il 58% di chi ha fatto la spesa online non aveva mai provato questo servizio e l’83% di questi dichiara che continuerà a farla anche nel post-Covid. Ma quello che è cambiato è anche il carrello della spesa, tanto che nel periodo Post-Covid il #RebalancedBasket ha visto i consumatori ridurre la frequenza di spesa del 13%, aumentare lo scontrino medio del 27% e raddoppiare il numero di cose presenti nel carrello. Nei primi mesi della crisi, la competizione si è spostata dai metri quadri al livello di servizio. La crescita dei negozi di vicinato e dell’eCommerce ha di fatto dimostrato che vi è una #ServiceElasticity, ossia che la domanda dei consumatori è più elastica al servizio erogato che non ai prezzi.

Il lockdown spinge la diffusione delle offerte in streaming o Video On Demand

Sempre secondo l’Osservatorio, poi, risalta anche il tempo speso davanti agli schermi televisivi, con un incremento omogeneo in tutti i continenti. In Italia, la tv tradizionale (free to air e pay per view) si dimostra resiliente, ma il lockdown spinge la diffusione delle offerte in streaming o Video On Demand (Netflix, Prime Video, Disney+, Tim Vision, Raiplay, Mediaset Play, Infinity, Dplay, Now Tv). Una tendenza che emerge chiaramente attraverso il volume di commenti sui social network (+140% vs aprile 2019). In molti casi, inoltre, si osserva una impennata nella intensità e numero di utenti unici di categoria già in crescita costante da mesi, come ad esempio nei siti di web conferencing, assicurazioni, e home banking. Un numero rilevante di nuovi utenti digitali con i quali le aziende avranno la possibilità di aprire un canale di comunicazione.

 

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Ambientalisti, promuovere la mobilità sostenibile dopo l’emergenza

Quando finirà il periodo di quarantena la bici sarà un mezzo sicuro per girare in città senza pericolo di infettarsi. Soprattutto durante la fase 2, in cui salire sui mezzi pubblici sarà un’impresa, con gli accessi scaglionati per mantenere le distanze. Le associazioni ambientaliste puntano sulla bici per ripensare la mobilità urbana dopo il lockdown, e col virus ancora in giro. Ma non solo, propongono anche di spingere sul car sharing, e di non abbandonare lo smart working utilizzato in questi giorni. L’obiettivo per chi ha cuore l’ambiente è approfittare di questa emergenza per rendere più sostenibile il traffico urbano. Il rischio è che, con l’accesso limitato ai mezzi pubblici, le persone siano costrette a usare, aumentando traffico e inquinamento atmosferico.

Alla ripresa mezzi pubblici sicuri e piste ciclabili provvisorie

L’inquinamento atmosferico causato dal traffico, come ipotizzano diversi studi, potrebbe rendere più letale il coronavirus, indebolendo i polmoni. A questo proposito Legambiente ha presentato un piano in cinque punti ai sindaci italiani per riorganizzare la mobilità dal 4 maggio. In primo luogo, è fondamentale rendere sicuri i mezzi pubblici, con tornelli e controlli per evitare gli affollamenti, sanificazione, mascherine obbligatorie e orari ripensati.

Poi, realizzare piste ciclabili provvisorie su tutte le arterie principali, restringendo le carreggiate delle auto con strisce o barriere.

Le proposte di Legambiente

“È la soluzione che stanno praticando già diverse città del mondo – scrive Legambiente – da Montpellier, con una striscia di vernice e cordoli di protezione con conetti provvisori, a Berlino allargando le piste ciclabili con nuove strisce laterali. Stesse misure decise a Bogotà, a Vancouver, New York, Boston e Parigi. In Nuova Zelanda – continua Legambiente – il Governo ha deciso di finanziare queste misure da parte dei Comuni. Questi interventi sono a costo quasi zero”.

L’associazione propone il rafforzamento della sharing mobility, con auto soprattutto elettriche, bici, e-bike, scooter elettrici e monopattini, incentivi alla rottamazione dell’auto e alla mobilità sostenibile, sgravi fiscali per lo smart working, che riduce il traffico dei pendolari.

Seguire l’esempio di New York e Bogotà

Anche in Italia qualcosa si sta muovendo. A Roma, ad esempio, le associazioni ciclistiche Fiab e Salvaiciclisti hanno proposto alla sindaca Virginia Raggi un piano dettagliato di piste ciclabili sulle vie principali, restringendo le carreggiate alle auto.  Esattamente quanto ha fatto nei giorni scorsi Bogotà, la capitale della Colombia, che ha realizzato 76 chilometri di piste ciclabili in più, per permettere ai cittadini di non accalcarsi sui mezzi pubblici. Intanto, a New York gli spostamenti in bici da marzo sono raddoppiati, dopo l’invito del sindaco Bill De Blasio ad andare a piedi o pedalare, per evitare di contagiarsi su treni e metro.

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Emergenza Covid-19, boom per le consegne a domicilio

La quarantena imposta dall’emergenza Coronavirus fa volare le consegne a domicilio. Gli acquisti spingono le vendite “sotto casa”, con un aumento per la media distribuzione e i negozi di alimentari di circa il 50%, e picchi di crescita fino al 100-120% per gli alimentari dei piccoli comuni più isolati. Insomma, l’Italia riscopre i camioncini con le sporte della spesa pronti a fermarsi ai portoni per consegnare provviste alimentari ordinate online o via whatsapp, sempre più utilizzati per rimanere in contatto con i fornitori. E poiché i mercati sono chiusi per il contenimento del contagio, cooperative sociali e aziende agricole propongono consegne porta a porta per chi non vuole rinunciare alla spesa ordinata direttamente “dal contadino”.

Un modo per sostenere contadini e allevatori

Le reti già esistenti, come Kalulu, l’Alveare, così come altri gruppi con siti online che mettono in contatto diretto produttori e consumatori, sono pronti a consegnare la spesa a domicilio. Sono modi per sostenere le economie virtuose che animano e custodiscono i nostri territori perché contadini e allevatori non si fermano. Inoltre, se dalla crisi la Grande Distribuzione ne uscirà rafforzata le realtà più piccole ne usciranno penalizzate. E attivarsi per non interrompere il rapporto con loro è un’opzione da valutare con responsabilità.

Non ci sono problemi di approvvigionamento delle merci

Quanto al timore di trovare negozi e supermercati vuoti, non c’è da preoccuparsi. “Il ritmo delle vendite continua a essere altissimo, ma non ci sono problemi di approvvigionamento delle merci – afferma la presidente di Fida Confcommercio, Donatella Prampolini -. Se c’è qualche ritardo è fisiologico, perché magari può capitare che ci sia personale ridotto nei magazzini per turni o malattie, e quindi di conseguenza questo provoca ritardo negli arrivi delle merci sugli scaffali”.

Rassicurazioni sugli approvvigionamenti arrivano anche dalla Grande Distribuzione, dove dopo il boom delle scorse settimane, le vendite si vanno normalizzando. Nell’ultimo weekend hanno registrato una piccola flessione, probabilmente per riassorbire tutte le scorte fatte in precedenza, riporta Ansa.

Gli addetti del commercio chiedono protezione

“Ora il trend è verso la normalizzazione – commenta Claudio Gradara, presidente di Federdistribuzione – fatto salvo il fatto che sono venuti meno i consumi fuori casa e che quindi quelli domestici aumenteranno un po’, ma senza nessun eccessivo stress da domanda”.

I timori per la sicurezza degli addetti continuano però ad accomunare il mondo del commercio. Dai negozi, grandi e piccoli, ai supermercati fino alle maxi piattaforme dell’online gli addetti chiedono protezione. E se negli stabilimenti italiani di Amazon si registra un vero e proprio stato di agitazione, aumentano i punti vendita che decidono per la chiusura domenicale per consentire una pausa ai propri dipendenti

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Tecnologia, un quinto delle vendite si concentra nel Golden Quarter

L’ultima parte dell’anno è caratterizzata da una serie di eventi promozionali dall’impatto sempre più significativo sull’andamento dei Technical Consumer Goods. La combinazione di Black Friday, Cyber Monday, Natale e saldi invernali, il cosiddetto Golden Quarter, pesa un quinto di tutte le vendite per la tecnologia di consumo registrate nel corso dell’anno, con un incremento del +6% rispetto al 2018.

Secondo i dati di GfK POS, Black Friday, Cyber Monday, Natale e saldi invernali presentano però dinamiche diverse. Se nel 2019 il Black Friday ha registrato un incremento delle vendite a valore del +114% rispetto alla settimana media rimangono comunque molto positivi il periodo del Natale e dei saldi invernali, con incrementi rispettivamente del +45% e del +12% rispetto alla settimana media.

Il Black Friday è l’evento promozionale più importante dell’anno

Secondo GfK POS il trend di crescita rallenta in prossimità del Natale, per poi ripartire nelle settimane successive, ma è il Black Friday l’evento promozionale più importante dell’anno. Questo, in tutti i Paesi, anche se la crescita delle vendite nel 2019 è stata meno marcata dove è ormai un fenomeno consolidato, come Germania, Italia, Polonia, Francia e Gran Bretagna.

“Negli ultimi anni il desiderio di acquisto legato a momenti come il Black Friday è sempre più anticipato – spiega Norbert Herzog, esperto GfK in ambito Retail -. I nostri dati mostrano una forte crescita delle vendite nelle settimane precedenti al Black Friday: ad esempio, nel 2019 abbiamo registrato un +17% nella settimana subito prima a quella del Black Friday”.

Un traino per le vendite online

Nel 2019, durante il Golden Quarter la Tecnologia di consumo ha registrato sul canale online performance in linea con quelle della settimana media. L’unica eccezione è rappresentata dal Black Friday, che ha visto un picco di oltre il +200% del canale online, rispetto alla settimana media. Durante questi periodi promozionali, i consumatori tendono a cercare informazioni direttamente sui siti dei retailer, piuttosto che utilizzare i motori di ricerca. Questa rappresenta un’enorme opportunità per i retailer per incrementare il traffico sul sito e programmare meglio le campagne.

I prodotti più acquistati durante il Golden Quarter

Durante le promozioni di fine anno i consumatori hanno acquistato soprattutto prodotti “premium”, o comunque con un buon rapporto qualità-prezzo. Più in dettaglio, durante il Black Friday 2019 la spesa si è concentrata soprattutto sull’Elettronica di consumo, seguita da Piccolo Elettrodomestico e IT. A Natale, invece, è il Piccolo Elettrodomestico il più acquistato, mentre Fotografia e Telecomunicazioni registrano performance positive sia a Natale sia nelle settimane immediatamente successive.   Tra i prodotti che hanno venduto particolarmente bene durante il Black Friday, le fotocamere digitali in Spagna e in Italia, gli altoparlanti in Germania, le TV in Polonia e Brasile, le videocamere nel Regno Unito, e gli Home Audio Systems in Francia.

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Il “paniere” Istat si aggiorna, ora include i cibi a domicilio e il monopattino elettrico

Anche quest’anno l’Istat rivede e rinnova l’elenco dei prodotti che compongono il paniere di riferimento per la rilevazione dei prezzi al consumo. Ogni anno infatti l’Istat aggiorna l’elenco dei prodotti inseriti, e contestualmente, le tecniche d’indagine e i pesi con i quali i diversi prodotti contribuiscono alla misura dell’inflazione. Tra le novità del nuovo paniere, le Automobili elettriche e ibride elettriche, il Monopattino elettrico, e il Sushi take away. Ma anche i Trattamenti estetici per uomo e il servizio di Lavatura e stiratura camicia.

La principale novità del 2020 però è l’ampliamento dell’utilizzo dei prezzi registrati alle casse mediante scannerizzazione dei codici a barre (scanner data) a nuovi canali distributivi del commercio al dettaglio della Grande Distribuzione Organizzata (GDO).

I nuovi canali distributivi della GDO e 1.681 prodotti elementari per gli indici NIC e FOI

Con riferimento ai beni alimentari confezionati e ai beni per la cura della casa e della persona, si tratta dei discount, delle piccole superfici di vendita e degli specialist drug, che si aggiungono così a ipermercati e supermercati. Nel paniere del 2020 utilizzato per il calcolo degli indici NIC per l’intera collettività nazionale, e FOI, per le famiglie di operai e impiegati, ora figurano 1.681 prodotti elementari, contro ai 1.507 nel 2019, raggruppati in 993 prodotti, a loro volta raccolti in 410 aggregati.

Le nuove abitudini di spesa e l’evoluzione di norme e classificazioni

Per il calcolo dell’indice IPCA (armonizzato a livello europeo) si utilizza invece un paniere di 1.700 prodotti elementari (erano 1.524 nel 2019), raggruppati in 1.012 prodotti e 414 aggregati. L’aggiornamento dei beni e servizi compresi nel paniere tiene conto delle novità emerse nelle abitudini di spesa delle famiglie, dell’evoluzione di norme e classificazioni e in alcuni casi arricchisce la gamma dei prodotti che rappresentano consumi consolidati.

Nessun prodotto però esce dal paniere nel 2020, poiché tutti quelli già presenti non mostrano segnali di obsolescenza tali da motivarne l’esclusione.

New entry: Apparecchi acustici e Applicazione dello smalto semipermanente

Per l’ingresso di nuovi prodotti rappresentativi dell’evoluzione nelle abitudini di spesa delle famiglie tra i mezzi di trasporto ora rientrano anche le Automobili elettriche e ibride elettriche, e il Monopattino elettrico, mentre tra i servizi di ristorazione, il Sushi take away e la Consegna pasti a domicilio. Entrano poi nel paniere il Servizio di barba e baffi, i Trattamenti estetici per uomo e gli Apparecchi acustici. Ad arricchire la gamma dei prodotti che rappresentano i consumi consolidati sono poi inclusi nel paniere il servizio di Lavatura e stiratura camicia (tra i Servizi di lavanderia abiti) e l’Applicazione dello smalto semipermanente (tra i Trattamenti di bellezza).

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YouTube limita raccolta dati e pubblicità per tutelare i bambini

YouTube vuole impegnarsi per tutelare i bambini. E lo fa imponendo una nuova regola per limitare la raccolta dei dati personali e i contenuti pubblicitari destinati ai più piccoli. Nel tentativo di rispettare quanto stabilito dalle autorità americane, che qualche mese fa hanno accusato la piattaforma per la condivisone di video online di violazioni della privacy, YouTube alza nuove barriere per proteggere i più piccoli. “YouTube da oggi tratta i dati personali di chiunque guarda contenuti per bambini sulla sua piattaforma come se si trattasse di un minore, e questo a prescindere dall’età dell’utente”, si legge in un post sul blog della società, nel quale viene spiegato che YouTube si impegna a distinguere in modo chiaro e preciso quali siano i contenuti destinati ai bambini, affidandosi sia a chi li crea sia a software ad hoc.

Da gennaio i contenuti destinati ai più piccoli sono più controllati

Ai creatori di contenuti YouTube ha quindi iniziato a richiedere a chi crea i video di comunicare esplicitamente se i video stessi sono destinati ai bambini o meno. E a partire dal mese di gennaio quelli destinati ai bambini non hanno alcun commento, non presenteranno pop up che suggeriscono altri contenuti da vedere, e non sono accompagnati da pubblicità mirata. Lo riporta il Wall Street Journal, sottolineando che la scelta di Google, a cui fa capo YouTube, mostra le difficoltà nel trovare un equilibrio fra la privacy e un modello di business basato sulla pubblicità.

Le modifiche avranno un impatto sui ricavi?

Le modifiche erano attese da mesi, e non è ancora chiaro quale sarà il loro impatto sui ricavi di YouTube. Pur rappresentando un passo in avanti, i cambiamenti però non soddisfano tutti. Alcuni esperti della privacy li ritengono infatti insufficienti da parte di una società come YouTube, incentivata a spingere gli utenti a trascorrere il maggiore tempo possibile sulla propria piattaforma, riporta Ansa.

Una multa per aver violato le norme che regolano la raccolta di dati sui minori

Le nuove regole arrivano in risposta alla richiesta delle autorità americane. La Federal Trade Commission a settembre 2019 ha infatti multato YouTube per aver violato le norme che regolano la raccolta di dati sui minori. Ma qualcuno mostra qualche perplessità. “Ci sono ancora delle zone grigie che riguardano contenuti non rivolti esplicitamente ai bambini, ma che sono visti soprattutto dai bambini”, afferma Josh Golin, direttore esecutivo della Campaign for Commercail-Free Childhood, uno dei gruppi che ha denunciato YouTube alla Federal Trade Commission.

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Attenzione a caricare gli smartphone nei luoghi pubblici

Caricare gli smartphone nei luoghi pubblici potrebbe essere pericoloso. Oltre a far passare la corrente, le porte USB potrebbero infatti essere usate per rubar dati o installare software malevoli. Il furto di dati o l’installazione di software malevoli negli smartphone caricati tramite cavi USB esiste da anni, ed è noto come juice jacking (estrazione del succo). La truffa nota come juice jacking sfrutta la possibilità di far entrare e uscire dati dal telefono per accedere senza permesso a ciò che vi è contenuto, senza che i loro proprietari se ne accorgano. Bastano pochi secondi per rubare password o installare malware.

Non servono tempo e grandi competenze per modificare una porta USB

All’inizio di novembre il procuratore distrettuale di Los Angeles ha diffuso un comunicato per mettere in guardia dal caricare gli smartphone nei luoghi pubblici attraverso le porte USB. Lo stesso procuratore distrettuale ha spiegato a Tech Crunch, un blog statunitense che si occupa di tecnologia e informatica, che il comunicato è stato diffuso a scopo informativo e preventivo, e che prima di esso nell’area di sua competenza non si era verificato nessun caso di furto di dati tramite porte USB. Ma anche se non ci sono dati su quanto sia diffuso il juice jacking è certo che non servono molto tempo e grandi competenze per modificare una porta USB, così da nascondervi quel che serve ad avere accesso agli smartphone.

Come difendersi dal juice jacking

In ogni caso, si tratta di un fenomeno non particolarmente diffuso, ed esistono una serie di precauzioni per difendersi. La prima è aggirare il rischio. Il juice jacking funziona solo attraverso le porte e i cavi USB, quindi, basta usare adattatori e prese della corrente per caricare il telefono in sicurezza. Oppure basta portarsi sempre dietro un caricabatterie portatile (powerbank), e in caso di necessità, caricare il telefono da lì. Se invece dovesse proprio servire caricare un telefono da una presa USB in un luogo pubblico, bisogna innanzitutto fare attenzione alla comparsa di eventuali messaggi sul proprio smartphone.

Mettere il condom al telefonino

Ogni smartphone “capisce” quando un cavo USB sta provando a portare o rubare dati, di conseguenza lo fa presente con un messaggio di avviso. In quel caso, meglio evitare rifiutando la richiesta. Ancora meglio, staccare cavo e smartphone. Per chi proprio volesse usare le porte USB di aeroporti o locali, riferisce Il Post, c’è la possibilità di ulteriori protezioni. Esistono infatti i cosiddetti USB condom che vanno messi tra cavo e porta USB, e servono a evitare il passaggio di dati indesiderati. Oltre alle porte USB, bisogna poi fare attenzione anche ai cavi, nei quali è ormai possibile nascondere quel che serve per installare pericolosi malware.