Spettrometria e sue applicazioni

La spettrometria ottica consente di capire quale sia la composizione chimica di una lega metallica, adoperando una scarica che viene creata all’interno dello spazio riempito da gas esattamente tra un elettrodo ed un saggio del materiale che si è deciso di analizzare. Tale scarica dà vita a delle radiazioni sulla superficie del campione in questione, e le relative lunghezze d’onda variano in base alla tipologia di materiale che lo compone. Il cosiddetto spettro di questa radiazione viene successivamente suddiviso in semplici righe che consentono di misurare l’intensità di ciascuna. Alla fine del processo, tali intensità sono minuziosamente convertite in specifici valori per ciascuno degli elementi riscontrati.

A cosa serve la spettrometria ottica

La spettrometria ottica è dunque molto importante soprattutto per classificare e analizzare i materiali. Per effettuare tale tipo di test è necessario disporre di un campione che abbia una sezione piana di almeno 0,5 cm quadrati. Gli spettrometri sono dunque degli strumenti che hanno il compito di misurare e analizzare le componenti spettrali di un materiale. Grazie allo spettroscopio ottico è dunque possibile andare a misurare lo spettro della radiazione magnetica e scoprire particolari interessanti su ciò che si sta analizzando.

A cosa si applica la spettroscopia ottica?

Oggi la spettroscopia ottica può vantare diversi campi di applicazione, e sostanzialmente vi si fa ricorso per identificare e classificare composti e materiali di ogni tipo, siano essi organici o meno. Ricorrono dunque alla spettroscopia ottica realtà del settore industriale, militare, medico e scientifico, tra gli altri.

Tale classificazione viene eseguita attraverso specifiche camere spettrali, ovvero particolari tipi di telecamere che riescono a combinare misura e analisi associando a ciascun pixel il relativo aspetto luminoso. Dunque le camere spettrali rappresentano oggi un importante elemento del processo che consente di analizzare e monitorare ciascun procedimento produttivo in maniera tale da accertarsi che la qualità del prodotto finale sia sempre molto elevata

Monitorare gli ingressi tramite badge: quali vantaggi?

Registrare i passaggi ingresso e in uscita di tutte le persone che transitano all’interno di una sede in cui si svolge un’attività lavorativa è molto importante per garantire la sicurezza di tutti, soprattutto per quel che riguarda i dipendenti. Evitare infatti che eventuali malintenzionati possono accedere furtivamente, o comunque senza autorizzazione, all’interno dei locali nei quali viene svolta l’attività lavorativa, è di grande importanza per la sicurezza di tutti.

Inoltre, riuscire ad impedire a tutti coloro i quali non sono autorizzati, di entrare all’interno della sede aziendale è molto importante anche per fare in modo che non vengano eventualmente sottratti macchinari, dispositivi e tutte quelle attrezzature che vengono impiegate per le attività di lavoro quotidiane che possono avere anche un valore economico non indifferente.

Le ragioni per le quali vanno dunque filtrati gli accessi all’ingresso della sede aziendale sono molteplici, e riguardano sia aspetti prettamente economici che anche la sicurezza dei dipendenti nonché la tutela dei beni e delle risorse aziendali.

I badge rappresentano la soluzione perfetta

Uno dei metodi più efficaci e convenienti dal punto di vista economico per effettuare tale tipo di filtro, è adottare i classici badge che consentono l’apertura dei tornelli solo a quanti sono in possesso del badge personale, cioè i dipendenti ed il personale autorizzato in genere.

Cotini srl propone dei badge timbratura, di prossimità o magnetici in base alle preferenze, che sono perfetti per le necessità di qualsiasi azienda che desidera regolare gli accessi, le uscite e sapere in ogni momento dove si trovano i propri dipendenti all’interno della sede.

Tali badge sono assolutamente personalizzabili in quanto a colore, grafica, possibilità di inserimento logo e fotografia del dipendente.

È possibile ordinarne un quantitativo commisurato al numero di dipendenti o collaboratori che si prevede di dotare di tale dispositivo, ed è possibile usufruire della spedizione gratuita per quegli ordini il cui totale supera le 100€.

Acquistare o vendere un immobile a Monza

L’agenzia Giordano Mischi opera da oltre trent’anni nel settore immobiliare, e la sua affidabilità e serietà sono ampiamente riconosciute. L’agenzia è specializzata in soluzioni abitative di prestigio nella zona di Monza e della Brianza: parliamo dunque di immobili di lusso ma anche ville a Monza, attici ed altre soluzioni d’alto profilo. Lo staff garantisce sempre una consulenza chiara ed efficace, grazie all’immensa passione per questo lavoro ed il costante aggiornamento su ogni aspetto di questo settore. Passione e voglia di migliorarsi sono infatti dei capisaldi di questa rinomata agenzia, e rappresentano due fattori che le hanno consentito di ottenere grandi consensi e soprattutto la soddisfazione di chi ha già provato il servizio.

Se la tua necessità è quella di individuare un immobile o una villa che possa fare al caso tuo, l’agenzia Giordano Mischi si occuperà per te di effettuare specifiche valutazioni circa le potenzialità e le caratteristiche di ciascun immobile, fornendoti al tempo stesso consulenza tecnica per eventuali interventi di ristrutturazione e assistenza legale dall’inizio alla fine della tua esperienza d’acquisto. Se desideri invece  vendere un immobile, l’agenzia si occuperà di effettuare per te specifiche ricerche di mercato e studio dei migliori canali per la compravendita. Saranno adottate inoltre adeguate campagne pubblicitarie, conformi al livello di privacy richiesto dal cliente, e verranno forniti report periodici per aggiornare sull’efficacia della strategia di vendita e sulle visite effettuate da coloro che si sono mostrati interessati all’acquisto.

Il livello del servizio offerto è dunque davvero di prim’ordine, e ciò pone l’agenzia immobiliare Giordano Mischi in cima alle preferenze di quanti desiderano acquistare o vendere un immobile a Monza e in Brianza. È possibile fissare un appuntamento con un consulente contattando il recapito telefonico 0392315115, e la sede si trova in Via Italia 39 a Monza, all’interno di un elegante edificio storico.

post

La tua nuova villa in Brianza? Da Franco Guerrieri

Oggi vogliamo occuparci di una “marchetta”, ma una di quelle davvero utili a chi ci legge. Il mondo degli agenti immobiliari, almeno in Italia, è da sempre caratterizzato da una certa approssimazione: ragazzotti in giacca e cravatta che lavorano sui numeri, presunti guru il cui unico obiettivo è quello di deprezzare l’immobile del cliente o scarsi venditori la cui consulenza è spesso paragonabile a quella che potrebbe offrire un amico o un conoscente. Prendiamo come riferimento il territorio della Brianza: ci sono zone con prezzi medi e standing sociale più bassi (diciamo la zona nei dintorni di Monza andando verso Milano e lungo la Valassina) come altre decisamente più ricercate e dai prezzi medio-alti (le prime colline nella zona di Montevecchia, e dintorni di Arcore), e la conoscenza di questo territorio è davvero indispensabile per orientarsi al meglio nella compravendita immobiliare.

Anche la tipologia di immobili, nel territorio brianzolo, si sposta più verso la proposta di prestigio: villette o ville unifamiliari, talvolta di livello davvero importante, richiedono l’esperienza e la conoscenza del mercato specifico per essere “trattati” nel migliore dei modi, sia a tutela di chi vende (giusto prezzo, massima consulenza al fine di migliorare la resa degli appuntamenti) che di chi compra (soddisfazione delle esigenze). E qui entra in ballo Franco Guerrieri, esperto di ville in Brianza. Con i propri uffici situati nel cuore di Monza, Franco Guerrieri è da decine di anni dedicato al mondo degli immobili di prestigio, e perfettamente allineato alle dinamiche che tali tipologie di case prevedono: dalla prima valutazione alla giusta conoscenza dei clienti che vogliono visitare gli immobili, il contributo che è in grado di fornire ad acquirenti e venditori risulta determinante. L’attenzione ad aspetti quali la rivalutazione, gli interventi di ristrutturazione necessari, i consumi energetici e le strutture dei dintorni è davvero elevata e fa parte del bagaglio professionale dell’agenzie e dei suoi agenti.

Le proposte dell’agenzia spaziano inoltre su tutto il territorio di Monza e della Brianza: Monza città, Lesmo e Casatenovo sono alcuni dei comuni dove la disponibilità di immobili è in questo momento maggiore, ma il servizio dell’agenzia comprende anche una ricerca di immobili specifici e su richiesta, con particolari caratteristiche di pregio e di soluzioni abitative. Il sito web è moderno ed intuitivo, e vi consigliamo fortemente di prendere un appuntamento con Franco Guerrieri, che saprà guidarvi al meglio in un mercato così complesso e diversificato.

post

La pandemia dà nuova vita al mercato dell’usato

Crisi economica, esigenze di risparmio, consapevolezza del valore dell’economia circolare danno nuova vita al mercato dell’usato. In tanti vendono oggetti che non servivano più, e ne cercano altri più adatti alle esigenze, e in entrambi i casi questo genera risparmio e guadagno per 7 italiani su 10. Da marzo a oggi, poi, il 67% degli italiani ha acquistato o venduto almeno un oggetto usato, un dato in aumento rispetto al 49% del 2019.

La conferma arriva dall’indagine La Second Hand ai tempi di Covid-19, condotta a novembre 2020 da BVA Doxa per Subito, la piattaforma per vendere e comprare online prodotti di seconda mano.

Il risparmio guida la compravendita dell’usato

Se per il 39% degli italiani comprare “usato” è un’abitudine, il 28% lo fa per risparmiare, percentuale che sale al 33% per chi lo acquista. La modifica delle abitudini quotidiane e il contesto di emergenza degli ultimi mesi hanno fatto crescere però la motivazione economica. Il 47% infatti è ricorso al second hand per risparmiare o guadagnare dalla vendita, anche se si è rivelato un modo per poter comprare un modello superiore o più evoluto per il 20% (29% per i venditori), oppure il modo migliore per trovare pezzi unici, d’antiquariato o da collezione (16%), o di poter far fronte a cambiamenti emersi con la pandemia (15%). Tra le ragioni rientra anche il contributo all’abbattimento degli sprechi (34%), la riduzione dell’impatto ambientale (19%), e la consapevolezza di cosa serve e di cosa invece si può fare a meno (15%).

La second hand è online

A guidare la compravendita dell’usato in Italia da marzo a oggi c’è sicuramente il canale online, utilizzato dal 77% degli acquirenti (vs 58% del 2019) e dall’81% dei venditori (vs 66% del 2019). Una crescita cifra dettata sicuramente dalla difficoltà della compravendita fisica in questi mesi, ma anche dalla digitalizzazione forzata portata dalla pandemia. Ma cosa comprano di seconda mano gli italiani? Prediletti da chi acquista sono soprattutto gli articoli legati a casa&persona (72%) seguiti da sport&hobby (58%), elettronica (56%) e veicoli (32%). Tra gli articoli più comprati spiccano libri e riviste (31%), arredamento e casalinghi (28%), articoli informatici (27%) come pc, tablet e portatili, telefonia (18%), ed elettrodomestici (17%), a conferma delle nuove abitudini di lavoro da casa e della riscoperta di alcune passioni personali sviluppate a partire dal primo lockdown.

Per il 67% diventerà un’abitudine anche in futuro

Per quanto riguarda le vendite, gli italiani hanno venduto principalmente oggetti della categoria casa&persona (68%), elettronica (52%), sport&hobby (48%) e veicoli (24%). Tra le categorie di articoli più venduti si trovano invece abbigliamento e accessori (28%), arredamento e casalinghi (25%), libri e riviste (22%), informatica (20%), ed elettrodomestici (17%). In ogni caso, il 67% di chi ha fatto second hand in questi mesi dichiara che diventerà un’abitudine anche in futuro, mentre per il 29% sarà un supporto economico finché continuerà la situazione di emergenza. Solo il 4% dichiara che non la utilizzerà più.

post

Per le startup italiane finanziarie e assicurative il Covid è un’opportunità

Delle oltre 300 startup Fintech e Insurtech italiane censite nel 2020 il 54% non ha subito un impatto negativo dopo il primo lockdown. Anzi, sull’onda dei nuovi bisogni espressi dai clienti il 19% ha addirittura colto nuove opportunità di business.

“Il Covid ha impresso una decisa accelerazione alla digitalizzazione del settore finanziario e assicurativo italiano sia dal punto di vista della domanda sia dell’offerta di servizi – conferma Marco Giorgino, direttore scientifico dell’Osservatorio Fintech & Insurtech della School of Management del Politecnico di Milano -. Se il Fintech è sempre stato considerato un’opportunità, ora è diventato anche una grande necessità che non potrà che rendere più efficiente il sistema”.

Nell’emergenza è cresciuto anche l’uso di servizi Fintech e Insurtech

Da quanto emerge dall’analisi dell’Osservatorio Fintech & Insurtech risulta inoltre che dal lockdown è arrivata una spinta ai nuovi conti digitali. Ad aprile i clienti online delle banche sono aumentati in media del 17% rispetto allo stesso periodo 2019, le transazioni digitali sono cresciute del 32%, e i nuovi clienti acquisiti digitalmente sono saliti del 75%. Nell’emergenza è cresciuto anche l’uso di servizi Fintech e Insurtech, in particolare quelli di identità digitale (utilizzata dal 48% dei consumatori), di telemedicina inclusi nella polizza (6%) e di Robo Advisoring (6%), anche se alcuni pensano che l’effetto potrebbe essere di breve periodo, legato alle necessità contingenti.

Italiani pronti a sperimentare soluzioni alternative

Di fatto, a quanto emerge dall’analisi dell’Osservatorio gli italiani confermano la fiducia in banche e assicurazioni tradizionali, ma sono pronti a sperimentare soluzioni alternative. Soprattutto per piccoli finanziamenti, il 53% dei risparmiatori si affiderebbe ad attori innovativi, fra cui produttori di smartphone come Apple e Samsung (21%), startup (19%), siti di e-commerce come Amazon (19%), e aziende internet come Google e Facebook (17%), riporta Askanews.

I consumatori chiedono alle banche la stessa immediatezza di e-commerce e social network

L’emergenza sanitaria ha scosso le abitudini e le esigenze dei consumatori, ma ha portato anche innovazione. “Abituati all’interazione digitale con attori di e-commerce o social network, richiedono la medesima immediatezza ed efficacia ai servizi di banche e assicurazioni”, afferma Laura Grassi, Direttore dell’Osservatorio Fintech & Insurtech.

Anche in ambito finanziario emerge quindi la richiesta di una user experience di qualità, riferisce Insurzine.

“Velocità di risposta e trasparenza sono ormai caratteristiche imprescindibili, ma è da sottolineare come cresca l’attenzione alla sostenibilità – aggiunge Laura Grassi -. E l’esperienza richiesta dai consumatori a banche e assicurazioni può essere garantita solamente attraverso la collaborazione con altri attori e startup”.

post

A settembre tornano a crescere gli attacchi informatici

In Italia i mesi estivi sono stati caratterizzati da un calo dei reati informatici, ma a settembre il cybercrime è tornato in azione. Dal terzo rapporto sulle minacce informatiche nel 2020 in Italia, elaborato dall’Osservatorio sulla Cybersecurity di Exprivia, emerge un andamento che sembra marciare parallelo a quello della pandemia di Coronavirus. Nell’ultimo trimestre infatti, tra attacchi informatici, incidenti e violazioni della privacy sono stati segnalati 148 episodi, circa la metà dei quali solo a settembre (70). La PA è il settore più colpito, con i Comuni tra gli obiettivi più vulnerabili.

PA, Finance, Industry e Sanità i settori più colpiti

Rispetto al trimestre precedente è raddoppiato il numero di episodi riguardanti la PA (34 attacchi), la metà dei quali nel solo mese di settembre a causa della ripresa delle pratiche telematiche. Tra gli obiettivi preferiti dai criminali i Comuni, spesso non in grado di affrontare le minacce informatiche in maniera adeguata, seguiti dal settore Finance (23 episodi, +44% rispetto al secondo trimestre 2020), il settore Industry (+33%), con attacchi che hanno riguardato in particolare le aziende energetiche e manifatturiere, e la Sanità, dove i fenomeni aumentano del 38%. Chiude la classifica dei settori più colpiti il Retail, che ha visto quasi triplicare gli eventi negli ultimi tre mesi.

Le tecniche di attacco sono sempre più complesse

Tra i settori in calo, l’Education, che subisce appena un quarto dei fenomeni rilevati nel trimestre precedente, per via della mancanza di attività scolastiche e universitarie durante l’estate. Dimezzati, inoltre, gli eventi registrati nella categoria Others (settori produttivi minori e altri ambiti, inclusi i sistemi di accesso alla Rete dei cittadini e le truffe nei loro confronti), oltre che gli attacchi ai profili social di personaggi pubblici. Gli esperti di Exprivia sottolineano nel periodo di analisi un calo degli attacchi informatici dell’11% rispetto al trimestre aprile-giugno (da 119 a 107), mentre gli incidenti (25) hanno subito una riduzione del 46%. Probabilmente le tecniche di attacco sono sempre più complesse e risulta più difficile identificare in maniera efficace i cyber-criminali, e quindi dare contezza degli incidenti.

Oltre il 58% riguarda il furto dei dati

Oltre il 58% degli episodi continua a provocare come danno il furto dei dati, superando di gran lunga le perdite di denaro e le violazioni della privacy, che contano comunque 16 episodi (quasi il triplo dei tre mesi precedenti), per un totale di circa 18 milioni di euro di sanzioni irrogate dal Garante per la protezione dei dati personali. Tra le tecniche più sfruttate primeggia il phishing-social engineering (62 eventi), che colpisce in maniera particolare utenti distratti o con poca conoscenza delle modalità di adescamento tramite e-mail o social network. Seguono, entrambi con 37 eventi, i malware, il cui utilizzo è triplicato nel corso dei nove mesi, e gli unknown, nuove metodologie sperimentate dagli hacker per non essere rilevati dai meccanismi di difesa tradizionali.

post

Business jargon, il gergo del lavoro globalizzato è in inglese

Il mercato del lavoro è sempre più globalizzato: sono in molti a lavorare in aziende internazionali e spesso le conversazioni o le riunioni si svolgono in lingua inglese. Genevieve Sabin, responsabile dei corsi di Business English nel team di Didattica di Babbel, ha stilato un glossario con le espressioni più frequenti del gergo degli affari, il cosiddetto business jargon. Come All hands on deck, traducibile con “serve l’aiuto di tutti”. Un termine che deriva dell’ambiente nautico e si usa per richiedere la partecipazione di tutta l’azienda in un determinato progetto. O Hit the ground running, che significa invece “partito in quarta”, e si usa sia per i neo assunti o in generale per qualsiasi nuovo progetto iniziato con entusiasmo.

Helicopter view, Let’s touch base o To boil the ocean?

Helicopter view è invece un’espressione che fa riferimento a una visione di insieme, tipica dei Ceo e dei manager, mentre Elevator pitch o elevator speec viene utilizzato per descrivere una presentazione rapidissima, metaforicamente della durata di una tratta in ascensore, riferisce Ansa. Nel gergo del business si usano poi espressioni come Let’s touch base (espressione mutuata dal baseball che significa aggiornarsi con qualcuno), o To boil the ocean (“bollire l’oceano”, metaforicamente “fare l’impossibile” o “fare miracoli”), o ancora Let’s take this offline, solitamente utilizzato quando qualcuno fa un commento non rilevante durante una riunione.

Dal baseball alla musica

Ballpark figure e back of the envelope invece hanno entrambi il significato di una stima approssimativa. Il primo, anch’esso proveniente dal mondo del baseball, viene utilizzato da contabili o venditori, mentre il secondo descrive un calcolo fatto approssimativamente su un qualsiasi pezzo di carta, come il retro di una busta. To drill down vuol dire poi fare un’analisi approfondita per identificare la causa di un problema, e Let’s play it by ear, significa affrontare una situazione man mano che si sviluppa. Viene dal mondo della musica, ma in italiano potrebbe corrispondere all’espressione “navigare a vista”.

E “To move the needle” si usa per dire che qualcosa letteralmente “muove l’ago”, ovvero, che fa la differenza. Tipicamente utilizzato nel marketing, nelle vendite e anche in finanza, si usa quando un nuovo prodotto aumenta notevolmente i ricavi dell’azienda.

Le espressioni più insolite

Ci sono poi una serie di espressioni idiomatiche che possono suonare un po’ bizzarre a chi non è madrelingua, come “we have to punch a puppy” (dare un pugno al cucciolo), ovvero intraprendere azioni impopolari per il bene dell’azienda. O ancora, “putting socks on an octopus” (mettere i calzini a un polpo), tentare un’impresa impossibile, o “flogging a dead horse” (frustare un cavallo morto) che indica sforzi inutili e una perdita di tempo, oppure “to eat your own dog food” (mangiare il cibo del proprio cane), ovvero promuovere il proprio prodotto utilizzandolo anche all’interno dell’azienda. Un’espressione viene utilizzata ad esempio quando gestori del portafoglio finanziario investono i loro soldi insieme a quelli degli azionisti.

 

post

Made in Italy, reshoring e sostenibilità al centro dei consumi post Covid

Made in Italy, reshoring e sostenibilità saranno gli elementi differenzianti nello scenario post Covid-19. Nel new normal, in un’ottica di solidarietà collettiva, sul lato consumi si attende la preferenza per prodotti sicuri e gratificanti, con un balzo in avanti per l’e-commerce, specie nell’e-grocery, mentre sul lato business la parola d’ordine sarà collaborazione. Il rilancio dei consumi post pandemia è stato al centro del quinto digital event Italia 2021-Competenze per riavviare il futuro, organizzato da PwC Italia. Dall’evento, a cui hanno partecipato le principali Istituzioni, Associazioni di categoria e imprese del settore, sono emerse le priorità da parte delle aziende consumer e retail per riavviare i consumi e l’economia del Paese.

Azioni di sistema sulla filiera Moda

Se nel Food le aziende hanno perso 3 anni di fatturato per la moda si attende una contrazione del -18,6% rispetto al 2019 (Prometeia e Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo). L’Italia, primo produttore di moda di lusso al mondo e nel tessile, abbigliamento e accessori in Europa deve difendere il suo primato, anche con misure straordinarie. A giugno infatti è stato siglato un percorso strategico la ripresa del commercio internazionale che prevede una campagna di comunicazione internazionale a favore del Made in Italy, sviluppo dell’ecommerce attraverso accordi con le piattaforme internazionali, finanza potenziata e semplificata a vantaggio delle imprese.

Puntare su digitalizzazione e sostenibilità

Durante il lockdown l’e-commerce è esploso nel retail food. La GCIS Pulse 2020 di PwC rivela che il 31% di italiani ha scelto il canale online per il grocery e l’85% di questi continuerà a usarlo. È auspicabile perciò che vengano potenziate misure per favorire investimenti sul digitale ed e-commerce, oltre a misure per evitare situazioni di oligopoli. È opportuno inoltre agevolare gli investimenti nell’economia circolare, come precede il Decreto attuativo del MISE di luglio, che mette a disposizione 140 milioni di euro di agevolazioni per progetti di R&S a elevato contenuto di innovazione tecnologica e sostenibilità.

Miglior accesso alla liquidità, Reshoring & Industry 4.0

Secondo l’Istat oltre la metà delle imprese prevede una mancanza di liquidità fino alla fine del 2020, e se il 42,6% ha scelto di accendere un nuovo debito bancario più di 4 imprese su 10 hanno richiesto accesso alle misure di sostegno.

Sarebbe quindi opportuno favorire l’accesso alla liquidità alle aziende, snellendo le procedure di emissioni di linee di credito e rafforzando fondi di garanzia. E se in Italia il tema del reshoring è percepito come leva strategica del Made in Italy un’azienda su due sta accelerando i processi d’automazione, rendendo lo smart working una modalità permanente. Un primo passo è stato compiuto grazie ai finanziamenti previsti dal piano Industria 4.0, che sarebbe opportuno rilanciare e potenziare, insieme a ulteriori incentivi che favoriscano innovazione e investimenti in R&S.

post

Due imprese su 5 contano di recuperare entro la fine dell’anno

Nonostante il clima di incertezza sono 600mila le aziende che contano di recuperare risultati operativi accettabili entro il 2020, mentre per 580mila bisognerà aspettare il 2021. Secondo un’indagine condotta da Unioncamere in accordo con Anpal tramite il sistema informativo Excelsior solo 180mila imprese (13,1%) non ha subito contraccolpi produttivi e perdite economiche significative nel corso del lockdown. A fronte di quasi l’85% delle aziende che non ha ancora assorbito le ripercussioni della crisi.  A presentarsi più preparate a superare le barriere imposte nella fase del lockdown sono state le imprese che hanno adottato piani integrati di digitalizzazione. Il 15,3% di queste dichiara di non aver subito perdite, e sembra poter guardare a un recupero meno lontano nel tempo.

Meno investimenti digitali, più lunghi i tempi di ripresa

Al contrario, l’insufficiente o parziale impegno negli investimenti digitali è un fattore che porta le imprese a valutare tempi di ripresa più lunghi, e a riportare maggiori difficoltà nella gestione finanziaria delle fasi dell’emergenza sanitaria, riporta Adnkronos. Aver potuto riprendere le attività immediatamente dopo la fase di più stretto lockdown fa sì che le imprese delle costruzioni mostrino la migliore aspettativa di recupero tra i principali macro-settori. Per quasi un sesto degli operatori il superamento delle difficoltà è atteso entro fine luglio, e per un ulteriore 9% entro la fine di ottobre. Questo, sebbene la quota di chi non hanno subito perdite nel periodo di sospensione obbligata è piuttosto contenuta (7% circa).

Situazione critica per turismo e commercio

Situazione più critica per il settore turistico, con il 63,1% delle imprese che ritiene di poter tornare a livelli di attività adeguati non prima del primo semestre del 2021. Soltanto il 6,2% degli operatori prevede il ritorno a condizioni accettabili entro ottobre. A pesare in particolare sono gli effetti della perdita del volume di affari per la chiusura delle attività, e l’inevitabile protrarsi delle limitazioni nei flussi turistici dall’estero, oltre agli effetti legati al generalizzato calo dei redditi. Situazione analoga per le imprese del commercio. Una su due teme infatti che gli effetti dell’emergenza Covid-19 possano durare per oltre un anno. A fare la differenza anche in questo caso sono soprattutto l’aumento delle difficoltà economiche per molti nuclei familiari, e le modifiche delle abitudini di spesa dei consumatori.

Migliori capacità di reazione per sanità, servizi assistenziali e di formazione privati

Migliori capacità di reazione si evidenziano, invece, per le imprese che operano nei settori della sanità e dei servizi assistenziali privati, con il 63,5% degli operatori che già nel 2020 conta di raggiungere un pieno recupero, e dell’istruzione e dei servizi formativi privati (il 17,4% delle strutture traguarda alla fine di ottobre i tempi del recupero). Nel manifatturiero sono invece i settori della meccanica, elettrico ed elettronico e chimica-farmaceutica a contare di poter contenere entro la fine del 2020 gli effetti più pesanti delle restrizioni indotte dalla pandemia.

post

Durante il lockdown i film superano le serie sulla TV on demand

Se durante il lockdown e nella Fase 2 gli italiani hanno incrementato il tempo dedicato alla fruizione di piattaforme di video on demand tra i generi più apprezzati ci sono i film, che durante il confinamento hanno superato anche le serie TV. Lo sport al contrario, ha registrato una flessione, mentre è rimasto positivo il trend dell’animazione. I dati GfK Sinottica indicano infatti che durante il lockdown il tempo passato a guardare contenuti video sulle piattaforme on demand è aumentato in maniera significativa, ovvero del +73% rispetto al periodo antecedente l’inizio della pandemia.

Un’abitudine però che non sembra essere cambiata con l’allentamento delle misure restrittive. Anche nella Fase 2 il tempo dedicato alle piattaforme VoD è infatti rimasto sopra la media.

Una riscoperta delle narrazioni lunghe

Anche in un contesto di quotidianità “stravolto”, in cui il tempo a disposizione si è moltiplicato e dilatato lungo tutto l’arco della giornata, alcune abitudini sono state mantenute. Ad esempio, il picco della fruizione di contenuti durante il weekend, tipico di queste piattaforme, è rimasto invariato anche durante il lockdown. Quello che invece è cambiato, almeno in parte, è il tipo di contenuti fruiti. Durante il periodo di confinamento, infatti, c’è stata una riscoperta delle narrazioni lunghe, con una decisa crescita della fruizione dei film.

Fase 2, film e serie Tv entrambi al 61%

In particolare, i film sono passati da una visione durante la settimana media pari al 49% prima del lockdown a una del 64% tra il 9 marzo e il 3 maggio 2020. Ma anche con l’inizio della Fase 2 gli italiani sono rimasti affezionati a questo tipo di contenuti, scelti dal 61% dei fruitori on demand anche nel periodo compreso tra il 4 maggio e il 14 giugno. Durante il lockdown però è cresciuta, ma in maniera meno significativa, anche la fruizione delle serie TV, da sempre il genere più visto nel mondo on demand. In questo caso i dati Gfk Sinottica indicano che si è passati da una visione del 55% prima del confinamento a una del 62%, raggiunto nel pieno della crisi Coronavirus. Come per i film, la fruizione delle serie TV è rimasta più alta della media anche dopo la fine del lockdown, con un 61% raggiunto nella Fase 2.

Meno sport più animazione

Due generi che hanno visto cambiare in maniera significativa le abitudini di fruizione degli italiani negli ultimi mesi sono stati lo sport e l’animazione.

Nel primo caso, la cancellazione delle principali manifestazioni sportive ha portato a un netto calo della fruizione dal 17% al 7%, che nella Fase 2 non è ancora tornata ai livelli precedenti la crisi. Il mondo dell’animazione, al contrario, ha fatto registrare un picco di fruizione durante il periodo del confinamento (dall’11% al 16%), probabilmente legato alla necessità, colta dal mercato, di intrattenere i più piccoli durante le lunghe giornate passate in casa.