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Italia, i profili “alti” sotto attacco ransomware: le frodi mirate aumentate del 767%

Gli attacchi ransomware sono sempre più frequenti e mirati, rivela il più recente rapporto di Kaspersky riferito a questo fenomeno. Tanto che, tra il 2019 e il 2020, il numero di utenti che ha subito un attacco di ransomware mirato è aumentato del 767%.  I ransomware mirati, che aumentano di numero, sono dei malware utilizzati per estorcere denaro a obiettivi di alto profilo, come aziende, agenzie governative ed enti pubblici. Cala invece del 29% il numero di chi è stato attaccato da un ransomware generico. Per fare un po’ di chiarezza, gli attacchi ransomware consistono nel furto di informazioni personali che vengono criptate e utilizzate per richiedere un riscatto.

Una minaccia in azione da oltre 10 anni

Come riporta una nota di Kaspersky, la prima volta in cui si è parlato di questa minaccia è stato nel 2010 a seguito di due note campagne ransomware che hanno avuto effetti su larga scala, WannaCry e Cryptolocker, che hanno preso di mira decine di migliaia di utenti chiedendo, spesso, somme di denaro esigue in cambio della restituzione dei file. Nel corso degli anni, queste campagne sono diminuite. Infatti, dal 2019 al 2020, il numero totale di utenti che hanno incontrato un ransomware generico su diverse piattaforme è diminuito del 29%, da 1.537.465 a 1.091.454.

Nel nostro Paese i numeri sono in salita

In Italia, invece, la percentuale di utenti che ha incontrato un ransomware generico è passata dal 2,01% nel 2019 al 2,43% del 2020. Nel nostro Paese sono aumentati soprattutto quelli mirati, rivolti a obiettivi di alto profilo, come aziende, agenzie governative, enti comunali e organizzazioni sanitarie, con l’obiettivo di estorcere loro del denaro. Questo genere di attacchi comporta un’elevata sofisticazione (compromissione della rete, ricognizione e meccanismi di persistenza, o movimento laterale) e somme di denaro più alte per il riscatto. Secondo le statistiche, i dieci Paesi più colpiti da ransomware mirati sono stati Cina, Federazione Russa, Sud Africa, Vietnam, Stati Uniti d’America, Germania, India, Brasile, Francia e Italia.

L’Italia colpita anche via mobile

Le brutte notizie, però, non sono finite: l’Italia sarebbe anche ai primi posti dei Paesi più coinvolti dagli attacchi ransomware generici per mobile: nel 2019 si è posizionata al quinto posto, con il 2,19% di utenti italiani che avevano incontrato questa minaccia, e al sesto posto nel 2020 con l’1,41%. A livello di ransomware, ormai diffusissimi, c’è una “famiglia” particolarmente longeva: si tratta di WannaCry, un trojan ransomware apparso per la prima volta nel 2017 e che ha causato la perdita di circa 4 miliardi di dollari in 150 Paesi. Circa il 16% di chi ha subito un attacco nel 2020 è stato colpito proprio da WannaCry. In ogni caso, il consiglio è sempre uno: proteggere (e aggiornare) tutti i propri dispositivi.

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I 5 consigli Google per il fact checking

Negli ultimi 12 mesi sono stati pubblicati oltre 50mila fact check sulla Ricerca Google, visualizzati circa 2,4 miliardi di volte in totale. Tra fake news e disinformazione sul coronavirus, ma non solo, l’ultimo anno è stato decisamente impegnativo per i fact-checker, coloro che si accertano della veridicità di un fatto verificando notizie e informazioni relative a quel fatto.  Per questo il 2 aprile, la Giornata internazionale del Fact Checking, Google ha pubblicato un blogpost con cinque consigli per supportare le persone nel riconoscere le fake news. Primo fra tutti, quello di fare una ricerca sulla fonte. A chi non è mai capitato di imbattersi in una storia sorprendente su un sito di cui non si ha mai sentito parlare? In questo caso, Google suggerisce innanzitutto di controllare se la fonte, ovvero il sito stesso, ha effettuato le dovute verifiche.

Verificare che un’immagine sia affidabile

Controllare quindi come il sito si presenta nella sezione Chi siamo, o About, ma cercare anche ulteriori informazioni altrove. Oppure, cercare il punto di vista di altre persone o organizzazioni su quella fonte, chiedendo a Google di non mostrare i risultati provenienti da quel sito. Per quanto riguarda le immagini, queste possono essere anche utilizzate fuori contesto, o potrebbero essere state modificate. Ma è possibile effettuare una ricerca sulle immagini facendo clic con il pulsante destro su una foto e selezionando Cerca questa immagine su Google. In questo modo si potrà verificare se l’immagine sia già apparsa online in precedenza, e in quale contesto, e sarà possibile capire se ci sia stata qualche modifica per alterarne il significato originale.

Fare un controllo incrociato o affidarsi al Fact Check Explorer

Perché limitarsi a una sola fonte quando ce ne sono molte a disposizione? Controllare quindi se (e come) diverse testate giornalistiche hanno parlato dello stesso evento, così da potere farsi un’idea più completa. Passare quindi alla modalità Notizie della Ricerca Google, oppure cercare un argomento su news.google.com. I fact-checker potrebbero già aver preso in esame la strana storia inviata, ad esempio, da un amico nella chat, quindi si può provare a cercare l’argomento sul Fact Check Explorer, che raccoglie più di 100mila notizie verificate da editori autorevoli di tutto il mondo. E se la storia che si sta leggendo contiene immagini su un luogo, ricordarsi di cercarlo su Google Earth, oppure con Street View su Google Maps.

Riconoscere la disinformazione online

“Oltre ad aiutare le persone a riconoscere casi di disinformazione online, il nostro impegno – spiega Google – ha l’obiettivo di sostenere l’ecosistema dei fact-checker. Proprio qualche giorno fa, abbiamo finanziato con 3 milioni di dollari il lavoro dei giornalisti impegnati nel fact-checking relativo al processo di immunizzazione al Covid-19, in particolare con progetti che si rivolgono a persone normalmente non esposte alle pratiche di fact-checking. Inoltre, Google.org ha finanziato la nonprofit Full Fact attraverso un grant e il sostegno da parte di sette ingegneri, per aumentare il numero di verifiche sulle segnalazioni ricevute”.

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Filiera italiana del legno-arredo, recupero nel secondo semestre 2020 per il settore

Il legno-arredo chiude il 2020 con una contrazione del business pari a -10,8% rispetto all’anno precedente. Dopo i dati negativi del primo semestre dell’anno, secondo i preconsuntivi elaborati dal Centro Studi di FederlegnoArredo emerge che i mesi estivi sono stati fondamentali per recuperare in termini di fatturati e vendite quanto perso in precedenza. Per il mese di aprile 2020 si stimavano infatti perdite fra il 35 e il 45% rispetto ad aprile 2019, mentre a giugno si prevedeva una chiusura a fine anno del -16%.

Le agevolazioni fiscali limitano la caduta dovuta alla pandemia

Il tessuto industriale della filiera è composto da circa 73mila aziende, prevalentemente Pmi. A determinare la flessione del fatturato totale sono sia il mercato interno (-9,4%) sia quello estero (-13,1%). Sul fronte import (-14,7%) si riscontra una diminuzione più marcata rispetto alla produzione per il mercato interno, a dimostrazione del rallentamento dei flussi di scambio a livello globale dovuti proprio all’emergenza Covid. A limitare la caduta sono state infatti le agevolazioni fiscali disponibili per il 2020, insieme al desiderio degli italiani di rinnovare la propria abitazione, riporta Adnkronos.

Contrazione significativa soprattutto per il retail e l’hospitality

Subiscono una contrazione significativa soprattutto i comparti legati al mondo non residenziale degli uffici, del retail e dell’hospitality. Non si registrano sostanziali differenze invece tra arredo (-11%) e legno (-10%), mentre subisce una maggior contrazione il commercio legno (-14%), a causa di un progressivo e costante aumento del prezzo delle materie prime e delle numerose difficoltà negli approvvigionamenti a livello globale.

“I vari comparti della filiera che rappresentiamo sono così diversi fra loro che ognuno ha vissuto e reagito alla crisi in maniera diversa – sottolinea il presidente di Fla, Claudio Feltrin -. Certamente il Contract ha sofferto, e continua a soffrire più di altri settori. Alberghi, aeroporti, luoghi pubblici chiusi hanno coinciso con una contrazione di spesa in questa direzione, mentre l’arredo casa ha beneficiato della permanenza forzata fra le mura domestiche”.

La mancanza del Salone del Mobile ha penalizzato il macrosistema arredamento

Se Francia, Germania e Stati Uniti si confermano i primi sbocchi commerciali per i prodotti italiani della filiera legno-arredo, a seguito dei numerosi lockdown e del pesante rallentamento degli scambi internazionali fino a maggio 2020 le esportazioni hanno accusato una forte contrazione, portando l’export a un -13,1% complessivo. Ma oltre al fermo produttivo e alla chiusura delle aziende, nel primo semestre dell’anno ha penalizzato il macrosistema arredamento anche la mancanza del Salone del Mobile, da cui derivano gli ordinativi principali delle aziende. Tanto che il comparto più colpito è indubbiamente quello degli allestitori, con un -90% di fatturato perso a causa della cancellazione di tutte le fiere nazionali e internazionali.

Completa la decorazione di casa con le sculture luminose

Accessori e ornamenti vari sono perfetti per completare l’arredo di casa dando quel tocco speciale ad ogni tipo di ambiente, dalla camera da letto al soggiorno passando per la cucina. Senza determinate soluzioni in grado di arricchire e portare un importante contributo in fatto di stile, la tua casa non sarebbe la stessa e non sarebbe in grado di infondere nei visitatori quella bella sensazione di atmosfera accogliente che si respira sin dal primo sguardo.

I complementi d’arredo più interessanti

Decorare gli interni di casa significa regalare un’esperienza originale a tutti coloro i quali vi poseranno gli occhi, senza attenersi a standard preesistenti ma lasciandosi guidare dal proprio gusto e mostrando il proprio stile di vita e tratti della propria personalità attraverso le soluzioni prescelte.

Si tratta di una filosofia progettuale che tante persone desiderano apportare, facendo in modo che la propria abitazione possa rispecchiare il proprio modo di essere in tutte le sfaccettature. Non è semplicemente e unicamente lo stile a determinare gli arredi da scegliere, ma anche soprattutto i propri gusti e la voglia di stupire i visitatori.

Puoi decidere di optare per un complemento piuttosto che per un altro in base alla tua personalità, in base allo stile degli arredi esistenti o cercando direttamente di creare un contrasto. Esistono complementi in legno, vetro, ferro ed altri materiali tra i quali puoi scegliere: ciascuno è in grado di apportare un contributo diverso in fatto di stile, atmosfera e messaggio, sta a te individuare la soluzione più adeguata al contesto.

Le sculture luminose

Tra questi, sicuramente le sculture luminose rappresentano la novità più interessante sul mercato: bellissime creazioni in grado di intrecciare in maniera armoniosa luci e geometrie, forme e materiali, arte e design. Questi arredi così ricercati sono in grado di valorizzare ogni ambiente creando dei giochi visivi veramente particolari, e per questo sono diventati oggetto del desiderio di quanti amano arredare ed arricchire casa in maniera elegante e particolare.

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Ragazzi sempre più connessi. Anzi, sempre connessi

Sei adolescenti su 10 dichiarano di passare in media fra le 5 e le 10 ore al giorno connessi ai dispositivi. Solo un anno fa erano 3 su 10. E un ragazzo su 5 si dichiara “sempre connesso”. Appare evidente come l’emergenza sanitaria abbia inciso notevolmente sulla vita digitale delle ragazze e dei ragazzi italiani. Si tratta di alcune evidenze emerse dall’indagine realizzata dal portale Skuola.net insieme all’Università degli Studi di Firenze e l’Università degli Studi di Roma La Sapienza per Generazioni Connesse, il Centro italiano per la Sicurezza in Rete, guidato dal Ministero dell’Istruzione.

Cresce il cyberbullismo, ma anche la solidarietà in rete

Secondo l’indagine, il 59% degli intervistati segnala inoltre una crescita degli episodi di cyberbullismo negli ultimi mesi, mentre un anno fa la quota era del 20%. L’85% dichiara però di avere fornito consigli a un proprio coetaneo relativamente all’uso corretto del web: cresce, quindi, la consapevolezza e la solidarietà tra i ragazzi e le ragazze in rete. In questi mesi, infatti, attraverso la rete e la condivisione dei contenuti, è cresciuto anche l’impegno sociale di studentesse e studenti nei confronti di temi rilevanti, come il Climate Change e il Global Warming, o ancora, il movimento Black Lives Matters. Tanto che il 53% dei partecipanti, riporta Italpress, dichiara di aver usato i social per impegnarsi a sostenere queste cause.

Una Giornata dedicata all’uso positivo di Internet

“Anche quest’anno il Ministero dell’Istruzione celebra, con diverse iniziative, il Safer Internet Day, la Giornata mondiale dedicata all’uso positivo di Internet – dichiara la ex ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina -. Una ricorrenza importante che vede nei giovani i principali protagonisti, ed è anche occasione per interrogarci tutti su come guidare al meglio i nostri ragazzi e le nostre ragazze a una navigazione sicura e consapevole nella realtà digitale. E noi adulti – prosegue Azzolina – non possiamo certo ignorare il dilagare di fenomeni odiosi di violenze e aggressioni, verbali o psicologiche, come il bullismo, il cyberbullismo o le violenze di genere, che trovano proprio nella rete terreno fertile e nei giovani i principali bersagli”.

Scuola e famiglia sono presidi fondamentali

Occorre quindi che scuola e famiglia restino unite per contrastare un nemico comune, poiché si tratta di presìdi fondamentali nell’educazione all’uso appropriato delle nuove tecnologie.

“La scuola deve guardare al futuro ed essere in grado di promuovere una cultura che aiuti a comprendere e, quando serve, a denunciare – aggiunge Azzolina -. I giovani non vanno mai lasciati soli di fronte a questi rischi, e le sole vie per poter contrastare il dilagare di tali fenomeni sono la consapevolezza e la conoscenza”.

 

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I conti dello smart working: quanto costa lavorare da casa?

Tra le principali novità introdotte nelle nostre vite negli ultimi mesi c’è sicuramente lo smart working. Il lavoro da remoto, insieme alla didattica a distanza, è uno degli aspetti che più ha rivoluzionato le nostre abitudini. Niente scrivania al proprio posto di lavoro, quindi, perché le proprie mansioni si svolgono a casa. Per moltissimi, infatti, il salotto o la camera si sono trasformati di colpo in un ufficio. Ma – oltre a una certa comodità per molti, che permette di evitare trasferimenti e orari complicati – quanto ha inciso sulle bollette di casa questa nuova “normalità”? Ovvero, quanto ci costa in termini di elettricità, gas, Internet? A fare i conti è l’ultimo report SOStariffe.it, che ha stimato tutte le maggiorazioni di spesa dovute alle attività di studio/lavoro casalingo nel 2020 scoprendo che in media gli italiani hanno speso tra 145 (i single) e 268 euro in più (le famiglie).

Single, coppia o famiglia?

Naturalmente la situazione è diversa a seconda della composizione del nucleo familiare. Per questo l’indagine ha preso come riferimento tre profili di consumatore tipo: il single, la coppia e la famiglia. Si è calcolata la spesa media annuale di ciascuno e, tramite simulazioni, si è potuto stimare l’incremento dei consumi dovuto alle nuove attività da casa. È emerso che, nel complesso, i single hanno speso 145 euro in più, le coppie se la sono cavata aggiungendo 193 euro alle solite bollette e, infine, le famiglie hanno dovuto mettere in conto 268 euro in più. Il profilo di consumatore-tipo che ha risentito di più dei rincari dovuti allo smart working sono proprio le famiglie (quelle considerate dallo studio SOStariffe.it sono composte da due genitori e un figlio).

Approfittare delle offerte del libero mercato

Complessivamente i nuclei familiari hanno speso, in media, 2058 euro per le bollette nel corso del 2020 (di cui 1661 per la luce e il gas e 397 per la connessione da rete fissa). In questo caso l’incremento di spesa sostenuta in smart working si aggira sui 268 euro. Per risparmiare sulle utenze, consigliano gli esperti di SOStariffe, l’indicazione è di passare al libero mercato individuando le migliore offerta luce o gas, magari una promozione di tipo dual fuel. P er quanto riguarda la connessione domestica, invece, ci sono offerte con la fibra ottica Ftth, a meno di 30 euro mensili. Tra le novità a sostegno delle famiglie c’è anche il bonus smart working, un’agevolazione in arrivo che potrebbe essere erogata sotto forma di contributo una tantum.

 

 

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La pandemia dà nuova vita al mercato dell’usato

Crisi economica, esigenze di risparmio, consapevolezza del valore dell’economia circolare danno nuova vita al mercato dell’usato. In tanti vendono oggetti che non servivano più, e ne cercano altri più adatti alle esigenze, e in entrambi i casi questo genera risparmio e guadagno per 7 italiani su 10. Da marzo a oggi, poi, il 67% degli italiani ha acquistato o venduto almeno un oggetto usato, un dato in aumento rispetto al 49% del 2019.

La conferma arriva dall’indagine La Second Hand ai tempi di Covid-19, condotta a novembre 2020 da BVA Doxa per Subito, la piattaforma per vendere e comprare online prodotti di seconda mano.

Il risparmio guida la compravendita dell’usato

Se per il 39% degli italiani comprare “usato” è un’abitudine, il 28% lo fa per risparmiare, percentuale che sale al 33% per chi lo acquista. La modifica delle abitudini quotidiane e il contesto di emergenza degli ultimi mesi hanno fatto crescere però la motivazione economica. Il 47% infatti è ricorso al second hand per risparmiare o guadagnare dalla vendita, anche se si è rivelato un modo per poter comprare un modello superiore o più evoluto per il 20% (29% per i venditori), oppure il modo migliore per trovare pezzi unici, d’antiquariato o da collezione (16%), o di poter far fronte a cambiamenti emersi con la pandemia (15%). Tra le ragioni rientra anche il contributo all’abbattimento degli sprechi (34%), la riduzione dell’impatto ambientale (19%), e la consapevolezza di cosa serve e di cosa invece si può fare a meno (15%).

La second hand è online

A guidare la compravendita dell’usato in Italia da marzo a oggi c’è sicuramente il canale online, utilizzato dal 77% degli acquirenti (vs 58% del 2019) e dall’81% dei venditori (vs 66% del 2019). Una crescita cifra dettata sicuramente dalla difficoltà della compravendita fisica in questi mesi, ma anche dalla digitalizzazione forzata portata dalla pandemia. Ma cosa comprano di seconda mano gli italiani? Prediletti da chi acquista sono soprattutto gli articoli legati a casa&persona (72%) seguiti da sport&hobby (58%), elettronica (56%) e veicoli (32%). Tra gli articoli più comprati spiccano libri e riviste (31%), arredamento e casalinghi (28%), articoli informatici (27%) come pc, tablet e portatili, telefonia (18%), ed elettrodomestici (17%), a conferma delle nuove abitudini di lavoro da casa e della riscoperta di alcune passioni personali sviluppate a partire dal primo lockdown.

Per il 67% diventerà un’abitudine anche in futuro

Per quanto riguarda le vendite, gli italiani hanno venduto principalmente oggetti della categoria casa&persona (68%), elettronica (52%), sport&hobby (48%) e veicoli (24%). Tra le categorie di articoli più venduti si trovano invece abbigliamento e accessori (28%), arredamento e casalinghi (25%), libri e riviste (22%), informatica (20%), ed elettrodomestici (17%). In ogni caso, il 67% di chi ha fatto second hand in questi mesi dichiara che diventerà un’abitudine anche in futuro, mentre per il 29% sarà un supporto economico finché continuerà la situazione di emergenza. Solo il 4% dichiara che non la utilizzerà più.

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Per le startup italiane finanziarie e assicurative il Covid è un’opportunità

Delle oltre 300 startup Fintech e Insurtech italiane censite nel 2020 il 54% non ha subito un impatto negativo dopo il primo lockdown. Anzi, sull’onda dei nuovi bisogni espressi dai clienti il 19% ha addirittura colto nuove opportunità di business.

“Il Covid ha impresso una decisa accelerazione alla digitalizzazione del settore finanziario e assicurativo italiano sia dal punto di vista della domanda sia dell’offerta di servizi – conferma Marco Giorgino, direttore scientifico dell’Osservatorio Fintech & Insurtech della School of Management del Politecnico di Milano -. Se il Fintech è sempre stato considerato un’opportunità, ora è diventato anche una grande necessità che non potrà che rendere più efficiente il sistema”.

Nell’emergenza è cresciuto anche l’uso di servizi Fintech e Insurtech

Da quanto emerge dall’analisi dell’Osservatorio Fintech & Insurtech risulta inoltre che dal lockdown è arrivata una spinta ai nuovi conti digitali. Ad aprile i clienti online delle banche sono aumentati in media del 17% rispetto allo stesso periodo 2019, le transazioni digitali sono cresciute del 32%, e i nuovi clienti acquisiti digitalmente sono saliti del 75%. Nell’emergenza è cresciuto anche l’uso di servizi Fintech e Insurtech, in particolare quelli di identità digitale (utilizzata dal 48% dei consumatori), di telemedicina inclusi nella polizza (6%) e di Robo Advisoring (6%), anche se alcuni pensano che l’effetto potrebbe essere di breve periodo, legato alle necessità contingenti.

Italiani pronti a sperimentare soluzioni alternative

Di fatto, a quanto emerge dall’analisi dell’Osservatorio gli italiani confermano la fiducia in banche e assicurazioni tradizionali, ma sono pronti a sperimentare soluzioni alternative. Soprattutto per piccoli finanziamenti, il 53% dei risparmiatori si affiderebbe ad attori innovativi, fra cui produttori di smartphone come Apple e Samsung (21%), startup (19%), siti di e-commerce come Amazon (19%), e aziende internet come Google e Facebook (17%), riporta Askanews.

I consumatori chiedono alle banche la stessa immediatezza di e-commerce e social network

L’emergenza sanitaria ha scosso le abitudini e le esigenze dei consumatori, ma ha portato anche innovazione. “Abituati all’interazione digitale con attori di e-commerce o social network, richiedono la medesima immediatezza ed efficacia ai servizi di banche e assicurazioni”, afferma Laura Grassi, Direttore dell’Osservatorio Fintech & Insurtech.

Anche in ambito finanziario emerge quindi la richiesta di una user experience di qualità, riferisce Insurzine.

“Velocità di risposta e trasparenza sono ormai caratteristiche imprescindibili, ma è da sottolineare come cresca l’attenzione alla sostenibilità – aggiunge Laura Grassi -. E l’esperienza richiesta dai consumatori a banche e assicurazioni può essere garantita solamente attraverso la collaborazione con altri attori e startup”.

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A settembre tornano a crescere gli attacchi informatici

In Italia i mesi estivi sono stati caratterizzati da un calo dei reati informatici, ma a settembre il cybercrime è tornato in azione. Dal terzo rapporto sulle minacce informatiche nel 2020 in Italia, elaborato dall’Osservatorio sulla Cybersecurity di Exprivia, emerge un andamento che sembra marciare parallelo a quello della pandemia di Coronavirus. Nell’ultimo trimestre infatti, tra attacchi informatici, incidenti e violazioni della privacy sono stati segnalati 148 episodi, circa la metà dei quali solo a settembre (70). La PA è il settore più colpito, con i Comuni tra gli obiettivi più vulnerabili.

PA, Finance, Industry e Sanità i settori più colpiti

Rispetto al trimestre precedente è raddoppiato il numero di episodi riguardanti la PA (34 attacchi), la metà dei quali nel solo mese di settembre a causa della ripresa delle pratiche telematiche. Tra gli obiettivi preferiti dai criminali i Comuni, spesso non in grado di affrontare le minacce informatiche in maniera adeguata, seguiti dal settore Finance (23 episodi, +44% rispetto al secondo trimestre 2020), il settore Industry (+33%), con attacchi che hanno riguardato in particolare le aziende energetiche e manifatturiere, e la Sanità, dove i fenomeni aumentano del 38%. Chiude la classifica dei settori più colpiti il Retail, che ha visto quasi triplicare gli eventi negli ultimi tre mesi.

Le tecniche di attacco sono sempre più complesse

Tra i settori in calo, l’Education, che subisce appena un quarto dei fenomeni rilevati nel trimestre precedente, per via della mancanza di attività scolastiche e universitarie durante l’estate. Dimezzati, inoltre, gli eventi registrati nella categoria Others (settori produttivi minori e altri ambiti, inclusi i sistemi di accesso alla Rete dei cittadini e le truffe nei loro confronti), oltre che gli attacchi ai profili social di personaggi pubblici. Gli esperti di Exprivia sottolineano nel periodo di analisi un calo degli attacchi informatici dell’11% rispetto al trimestre aprile-giugno (da 119 a 107), mentre gli incidenti (25) hanno subito una riduzione del 46%. Probabilmente le tecniche di attacco sono sempre più complesse e risulta più difficile identificare in maniera efficace i cyber-criminali, e quindi dare contezza degli incidenti.

Oltre il 58% riguarda il furto dei dati

Oltre il 58% degli episodi continua a provocare come danno il furto dei dati, superando di gran lunga le perdite di denaro e le violazioni della privacy, che contano comunque 16 episodi (quasi il triplo dei tre mesi precedenti), per un totale di circa 18 milioni di euro di sanzioni irrogate dal Garante per la protezione dei dati personali. Tra le tecniche più sfruttate primeggia il phishing-social engineering (62 eventi), che colpisce in maniera particolare utenti distratti o con poca conoscenza delle modalità di adescamento tramite e-mail o social network. Seguono, entrambi con 37 eventi, i malware, il cui utilizzo è triplicato nel corso dei nove mesi, e gli unknown, nuove metodologie sperimentate dagli hacker per non essere rilevati dai meccanismi di difesa tradizionali.

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Business jargon, il gergo del lavoro globalizzato è in inglese

Il mercato del lavoro è sempre più globalizzato: sono in molti a lavorare in aziende internazionali e spesso le conversazioni o le riunioni si svolgono in lingua inglese. Genevieve Sabin, responsabile dei corsi di Business English nel team di Didattica di Babbel, ha stilato un glossario con le espressioni più frequenti del gergo degli affari, il cosiddetto business jargon. Come All hands on deck, traducibile con “serve l’aiuto di tutti”. Un termine che deriva dell’ambiente nautico e si usa per richiedere la partecipazione di tutta l’azienda in un determinato progetto. O Hit the ground running, che significa invece “partito in quarta”, e si usa sia per i neo assunti o in generale per qualsiasi nuovo progetto iniziato con entusiasmo.

Helicopter view, Let’s touch base o To boil the ocean?

Helicopter view è invece un’espressione che fa riferimento a una visione di insieme, tipica dei Ceo e dei manager, mentre Elevator pitch o elevator speec viene utilizzato per descrivere una presentazione rapidissima, metaforicamente della durata di una tratta in ascensore, riferisce Ansa. Nel gergo del business si usano poi espressioni come Let’s touch base (espressione mutuata dal baseball che significa aggiornarsi con qualcuno), o To boil the ocean (“bollire l’oceano”, metaforicamente “fare l’impossibile” o “fare miracoli”), o ancora Let’s take this offline, solitamente utilizzato quando qualcuno fa un commento non rilevante durante una riunione.

Dal baseball alla musica

Ballpark figure e back of the envelope invece hanno entrambi il significato di una stima approssimativa. Il primo, anch’esso proveniente dal mondo del baseball, viene utilizzato da contabili o venditori, mentre il secondo descrive un calcolo fatto approssimativamente su un qualsiasi pezzo di carta, come il retro di una busta. To drill down vuol dire poi fare un’analisi approfondita per identificare la causa di un problema, e Let’s play it by ear, significa affrontare una situazione man mano che si sviluppa. Viene dal mondo della musica, ma in italiano potrebbe corrispondere all’espressione “navigare a vista”.

E “To move the needle” si usa per dire che qualcosa letteralmente “muove l’ago”, ovvero, che fa la differenza. Tipicamente utilizzato nel marketing, nelle vendite e anche in finanza, si usa quando un nuovo prodotto aumenta notevolmente i ricavi dell’azienda.

Le espressioni più insolite

Ci sono poi una serie di espressioni idiomatiche che possono suonare un po’ bizzarre a chi non è madrelingua, come “we have to punch a puppy” (dare un pugno al cucciolo), ovvero intraprendere azioni impopolari per il bene dell’azienda. O ancora, “putting socks on an octopus” (mettere i calzini a un polpo), tentare un’impresa impossibile, o “flogging a dead horse” (frustare un cavallo morto) che indica sforzi inutili e una perdita di tempo, oppure “to eat your own dog food” (mangiare il cibo del proprio cane), ovvero promuovere il proprio prodotto utilizzandolo anche all’interno dell’azienda. Un’espressione viene utilizzata ad esempio quando gestori del portafoglio finanziario investono i loro soldi insieme a quelli degli azionisti.