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Business jargon, il gergo del lavoro globalizzato è in inglese

Il mercato del lavoro è sempre più globalizzato: sono in molti a lavorare in aziende internazionali e spesso le conversazioni o le riunioni si svolgono in lingua inglese. Genevieve Sabin, responsabile dei corsi di Business English nel team di Didattica di Babbel, ha stilato un glossario con le espressioni più frequenti del gergo degli affari, il cosiddetto business jargon. Come All hands on deck, traducibile con “serve l’aiuto di tutti”. Un termine che deriva dell’ambiente nautico e si usa per richiedere la partecipazione di tutta l’azienda in un determinato progetto. O Hit the ground running, che significa invece “partito in quarta”, e si usa sia per i neo assunti o in generale per qualsiasi nuovo progetto iniziato con entusiasmo.

Helicopter view, Let’s touch base o To boil the ocean?

Helicopter view è invece un’espressione che fa riferimento a una visione di insieme, tipica dei Ceo e dei manager, mentre Elevator pitch o elevator speec viene utilizzato per descrivere una presentazione rapidissima, metaforicamente della durata di una tratta in ascensore, riferisce Ansa. Nel gergo del business si usano poi espressioni come Let’s touch base (espressione mutuata dal baseball che significa aggiornarsi con qualcuno), o To boil the ocean (“bollire l’oceano”, metaforicamente “fare l’impossibile” o “fare miracoli”), o ancora Let’s take this offline, solitamente utilizzato quando qualcuno fa un commento non rilevante durante una riunione.

Dal baseball alla musica

Ballpark figure e back of the envelope invece hanno entrambi il significato di una stima approssimativa. Il primo, anch’esso proveniente dal mondo del baseball, viene utilizzato da contabili o venditori, mentre il secondo descrive un calcolo fatto approssimativamente su un qualsiasi pezzo di carta, come il retro di una busta. To drill down vuol dire poi fare un’analisi approfondita per identificare la causa di un problema, e Let’s play it by ear, significa affrontare una situazione man mano che si sviluppa. Viene dal mondo della musica, ma in italiano potrebbe corrispondere all’espressione “navigare a vista”.

E “To move the needle” si usa per dire che qualcosa letteralmente “muove l’ago”, ovvero, che fa la differenza. Tipicamente utilizzato nel marketing, nelle vendite e anche in finanza, si usa quando un nuovo prodotto aumenta notevolmente i ricavi dell’azienda.

Le espressioni più insolite

Ci sono poi una serie di espressioni idiomatiche che possono suonare un po’ bizzarre a chi non è madrelingua, come “we have to punch a puppy” (dare un pugno al cucciolo), ovvero intraprendere azioni impopolari per il bene dell’azienda. O ancora, “putting socks on an octopus” (mettere i calzini a un polpo), tentare un’impresa impossibile, o “flogging a dead horse” (frustare un cavallo morto) che indica sforzi inutili e una perdita di tempo, oppure “to eat your own dog food” (mangiare il cibo del proprio cane), ovvero promuovere il proprio prodotto utilizzandolo anche all’interno dell’azienda. Un’espressione viene utilizzata ad esempio quando gestori del portafoglio finanziario investono i loro soldi insieme a quelli degli azionisti.

 

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Due imprese su 5 contano di recuperare entro la fine dell’anno

Nonostante il clima di incertezza sono 600mila le aziende che contano di recuperare risultati operativi accettabili entro il 2020, mentre per 580mila bisognerà aspettare il 2021. Secondo un’indagine condotta da Unioncamere in accordo con Anpal tramite il sistema informativo Excelsior solo 180mila imprese (13,1%) non ha subito contraccolpi produttivi e perdite economiche significative nel corso del lockdown. A fronte di quasi l’85% delle aziende che non ha ancora assorbito le ripercussioni della crisi.  A presentarsi più preparate a superare le barriere imposte nella fase del lockdown sono state le imprese che hanno adottato piani integrati di digitalizzazione. Il 15,3% di queste dichiara di non aver subito perdite, e sembra poter guardare a un recupero meno lontano nel tempo.

Meno investimenti digitali, più lunghi i tempi di ripresa

Al contrario, l’insufficiente o parziale impegno negli investimenti digitali è un fattore che porta le imprese a valutare tempi di ripresa più lunghi, e a riportare maggiori difficoltà nella gestione finanziaria delle fasi dell’emergenza sanitaria, riporta Adnkronos. Aver potuto riprendere le attività immediatamente dopo la fase di più stretto lockdown fa sì che le imprese delle costruzioni mostrino la migliore aspettativa di recupero tra i principali macro-settori. Per quasi un sesto degli operatori il superamento delle difficoltà è atteso entro fine luglio, e per un ulteriore 9% entro la fine di ottobre. Questo, sebbene la quota di chi non hanno subito perdite nel periodo di sospensione obbligata è piuttosto contenuta (7% circa).

Situazione critica per turismo e commercio

Situazione più critica per il settore turistico, con il 63,1% delle imprese che ritiene di poter tornare a livelli di attività adeguati non prima del primo semestre del 2021. Soltanto il 6,2% degli operatori prevede il ritorno a condizioni accettabili entro ottobre. A pesare in particolare sono gli effetti della perdita del volume di affari per la chiusura delle attività, e l’inevitabile protrarsi delle limitazioni nei flussi turistici dall’estero, oltre agli effetti legati al generalizzato calo dei redditi. Situazione analoga per le imprese del commercio. Una su due teme infatti che gli effetti dell’emergenza Covid-19 possano durare per oltre un anno. A fare la differenza anche in questo caso sono soprattutto l’aumento delle difficoltà economiche per molti nuclei familiari, e le modifiche delle abitudini di spesa dei consumatori.

Migliori capacità di reazione per sanità, servizi assistenziali e di formazione privati

Migliori capacità di reazione si evidenziano, invece, per le imprese che operano nei settori della sanità e dei servizi assistenziali privati, con il 63,5% degli operatori che già nel 2020 conta di raggiungere un pieno recupero, e dell’istruzione e dei servizi formativi privati (il 17,4% delle strutture traguarda alla fine di ottobre i tempi del recupero). Nel manifatturiero sono invece i settori della meccanica, elettrico ed elettronico e chimica-farmaceutica a contare di poter contenere entro la fine del 2020 gli effetti più pesanti delle restrizioni indotte dalla pandemia.

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Il “paniere” Istat si aggiorna, ora include i cibi a domicilio e il monopattino elettrico

Anche quest’anno l’Istat rivede e rinnova l’elenco dei prodotti che compongono il paniere di riferimento per la rilevazione dei prezzi al consumo. Ogni anno infatti l’Istat aggiorna l’elenco dei prodotti inseriti, e contestualmente, le tecniche d’indagine e i pesi con i quali i diversi prodotti contribuiscono alla misura dell’inflazione. Tra le novità del nuovo paniere, le Automobili elettriche e ibride elettriche, il Monopattino elettrico, e il Sushi take away. Ma anche i Trattamenti estetici per uomo e il servizio di Lavatura e stiratura camicia.

La principale novità del 2020 però è l’ampliamento dell’utilizzo dei prezzi registrati alle casse mediante scannerizzazione dei codici a barre (scanner data) a nuovi canali distributivi del commercio al dettaglio della Grande Distribuzione Organizzata (GDO).

I nuovi canali distributivi della GDO e 1.681 prodotti elementari per gli indici NIC e FOI

Con riferimento ai beni alimentari confezionati e ai beni per la cura della casa e della persona, si tratta dei discount, delle piccole superfici di vendita e degli specialist drug, che si aggiungono così a ipermercati e supermercati. Nel paniere del 2020 utilizzato per il calcolo degli indici NIC per l’intera collettività nazionale, e FOI, per le famiglie di operai e impiegati, ora figurano 1.681 prodotti elementari, contro ai 1.507 nel 2019, raggruppati in 993 prodotti, a loro volta raccolti in 410 aggregati.

Le nuove abitudini di spesa e l’evoluzione di norme e classificazioni

Per il calcolo dell’indice IPCA (armonizzato a livello europeo) si utilizza invece un paniere di 1.700 prodotti elementari (erano 1.524 nel 2019), raggruppati in 1.012 prodotti e 414 aggregati. L’aggiornamento dei beni e servizi compresi nel paniere tiene conto delle novità emerse nelle abitudini di spesa delle famiglie, dell’evoluzione di norme e classificazioni e in alcuni casi arricchisce la gamma dei prodotti che rappresentano consumi consolidati.

Nessun prodotto però esce dal paniere nel 2020, poiché tutti quelli già presenti non mostrano segnali di obsolescenza tali da motivarne l’esclusione.

New entry: Apparecchi acustici e Applicazione dello smalto semipermanente

Per l’ingresso di nuovi prodotti rappresentativi dell’evoluzione nelle abitudini di spesa delle famiglie tra i mezzi di trasporto ora rientrano anche le Automobili elettriche e ibride elettriche, e il Monopattino elettrico, mentre tra i servizi di ristorazione, il Sushi take away e la Consegna pasti a domicilio. Entrano poi nel paniere il Servizio di barba e baffi, i Trattamenti estetici per uomo e gli Apparecchi acustici. Ad arricchire la gamma dei prodotti che rappresentano i consumi consolidati sono poi inclusi nel paniere il servizio di Lavatura e stiratura camicia (tra i Servizi di lavanderia abiti) e l’Applicazione dello smalto semipermanente (tra i Trattamenti di bellezza).