Quali autorizzazioni servono per avviare un salone da parrucchiere?

Certamente il settore bellezza ed estetica oggi è tra quelli in grado di garantire la sicurezza di un ritorno economico per gli imprenditori.

Nessuno infatti può fare a meno di un parrucchiere o barbiere per tagliare e sistemare i capelli nel corso dell’anno. Inoltre tantissime persone oggi sono abituate ad usufruire periodicamente di servizi di bellezza come quelli proposti nei centri estetici, o che possono riguardare semplicemente la cura delle mani e dei piedi, sia per quel che riguarda le unghie che per altro.

Dunque parliamo di un settore in cui la clientela è garantita, a patto chiaramente di essere bravi nel riuscire a fidelizzare il cliente e fare in modo che torni più volte anche in futuro. Una delle domande che ci si pone tra le prime in assoluto quando si desidera avviare questo tipo di attività è quella inerente le eventuali autorizzazioni necessarie per poter avviare un salone da parrucchiere.

I dubbi riguardano infatti sicuramente l’iter burocratico ma anche la parte economica che concerne l’investimento necessario e tutte quelle piccole cose che possono essere utili per fare la differenza.

Avviare un salone da parrucchiere: l’iter burocratico

Per avviare un salone da parrucchiere è necessario seguire il seguente iter burocratico, in ordine cronologico:

Aprire la partita IVA

Iscriversi presso il registro delle imprese della Camera di Commercio

Comunicare al comune di residenza l’avvio dell’attività

Regolarizzare la propria posizione con l’Inps e l’INAIL

Effettuare eventuali lavori di ristrutturazione nei locali

Mettere a norma gli impianti elettrici e idrici

Ottenere il nulla osta della ASL di competenza per quel che riguarda igiene e sicurezza

Pagare il canone RAI se nei locali esiste una TV

Va ricordato inoltre che l’imprenditore che avvia questa attività deve necessariamente essere in possesso della licenza e del titolo di studio che consente di poter operare in qualità di parrucchiere, così come tutti i suoi collaboratori.

I costi da considerare

Chiaramente una delle voci più importanti, quella che può far eventualmente desistere dall’idea di avviare un salone da parrucchiere, è quella relativa ai costi da sostenere.

Questi possono anche essere non indifferenti ed è giusto per questo motivo esaminarli uno per uno in anticipo. Cominciamo con il dire che l’affitto dei locali è la prima voce di spesa da considerare. L’importo chiaramente è variabile in base alle dimensioni dei locali prescelti e della zona in cui ci si trova.

Vanno considerati poi i costi relativi ad eventuali ristrutturazioni dei locali o messa a norma degli impianti idrici ed elettrici. Certamente bisogna pensare poi a tutto quel che riguarda gli arredi e le forniture per parrucchieri.

Nel caso in cui si pensa di assumere sin dall’inizio del personale, vanno considerati in questo caso anche gli stipendi ed i relativi contributi pensionistici da versare. In linea di massima, possiamo dire che avviare un salone da parrucchiere costa all’incirca tra i 30000€ ed i 50000€.

Questi dunque i costi da considerare se si desidera avviare una attività di salone da parrucchiere.

In seconda analisi, dunque in un momento successivo, potrebbe presentarsi anche la necessità di aprire un sito internet, il cui costo può oscillare tra le 500€ e le 1000€, oppure fare inizialmente un po’ di attività di volantinaggio per far scoprire a tutti la propria attività nel quartiere.

Conclusione

Se stai pensando dunque di diventare un imprenditore ed operare nel settore estetica e bellezza avviando un salone da parrucchiere, adesso sai che l’iter burocratico da seguire per l’avvio della tua nuova attività è quello qui presentato.

Inoltre, hai adesso a disposizione uno specchietto dei costi molto affidabile che puoi considerare quando formulerai il tuo business plan.

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Cibo Made in Italy, boom per l’export

Il Made in Italy è sempre una certezza, a maggior ragione se si tratta di cibo. L’agroalimentare tricolore, infatti, ha registrato un vero e proprio boom nel 2021, raggiungendo i 50 miliardi di euro con una crescita di valore del 15% rispetto al 2019 e dell’11% sul 2020. “Più cibo italiano sulle tavole di tutto il mondo. L’effetto della pandemia, nei due anni tra 2020 e 2021, ha consentito all’agroalimentare made in Italy di incrementare la propria presenza meglio di quanto abbiano fatto molti avversari commerciali”: si apre così il servizio che il settimanale economico del Gambero Rosso, “TreBicchieri”, dedica all’agrifood. 

Pasta, olio, formaggi e vini superstar

I prodotti vincenti delle esortazioni sono stati prodotti quali la pasta, l’olio extravergine d’oliva, i formaggi, il vino, quest’ultimo definito come un “vero alfiere e protagonista” di una performance che lo ha portato a totalizzare bel oltre i 7 miliardi di euro, riporta una nota di Agi. E la sesta edizione del forum Agrifood monitor promosso da Nomisma con Crif, sistemi di informazioni creditizie, riferisce di una  “performance sorprendente” per il settore. E il 2021 viene definito “un anno straordinario per l’export italiano” secondo il giudizio di Denis Pantini, responsabile agroalimentare di Nomisma, proprio “grazie ad una crescita che ha coinvolto tutti i prodotti, portando a incrementi della quota di mercato dell’Italia in molti mercati mondiali”.

Le esportazioni in valore

In base ai dati raccolti, l’Italia ha visto aumentare nel corso del 2021 e rispetto al 2019 il suo peso a valore all’interno dei più importanti Paesi importatori, passando da 15,4% a 16% in Svizzera, da 7,8% a 8,7% in Germania, da 8,3% a 8,7 % in Francia, da 5,6% a 6,3% in Uk, da 4,4% a 4,7% in Australia, dal 3,1% al 3,5% in Russia. Stabili gli Usa (3,5%) mentre si perde qualcosa nel rapporto con la Cina, che passa dal 2% all’1,9%, soprattutto perché i cinesi, che hanno incrementato l’import in periodo pandemico di oltre il 45%, hanno acquistato in prevalenza commodity agricole, che non rappresentano il core business italiano, fatto invece di prodotti trasformati e lavorati.

I prodotti che fanno da traino

I prodotti che hanno fatto da traino sono stati vino, salumi e formaggi. Il vino si conferma il bene italiano in assoluto piu’ esportato, con una quota del 14% e un incremento a valore del 12,7% sul 2020 e del 10,3% sul 2019. Pertanto l’Italia, nell’agrifood, ha fatto meglio di altri importanti Paesi europei, come Francia e Germania, rimasti sotto il 10% (con crescite rispettive di +8% e +4%). Il nono posto, invece, l’Italia se lo aggiudica per valore dell’export agroalimentare mondiale, in una classifica che vede ai primi 5 posti gli Usa (148,6 mld), i Paesi Bassi (103,1%), il Brasile (83 mld), la Germania (75,4 mld) e la Francia (68,3 mld).

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Plastica, cittadini nel mondo d’accordo sul no al monouso

I cittadini del mondo sono sempre più sensibili rispetto ai temi ambientali: e la questione plastica è uno degli argomenti più scottanti, proprio per la difficoltà di smaltire correttamente questo materiate. Resta il fatto che, a livello globale, quasi 9 persone su 10 sono favorevoli all’introduzione di un trattato vincolante, a livello internazionale, per contrastare l’inquinamento da plastica e quasi 8 persone su 10 concordano sul fatto che la plastica monouso dovrebbe essere vietata il più presto possibile. Lo rivela l’ultimo sondaggio internazionale di Ipsos, condotto in 28 paesi e realizzato in collaborazione con Plastic Free July, che ha indagato il punto di vista dell’opinione pubblica su diverse questioni riguardo l’utilizzo della plastica.

Sì a un trattato internazionale

In media, nei 28 Paesi esaminati, l’88% degli intervistati crede sia essenziale, molto/abbastanza importante avere un trattato vincolante, a livello internazionale, per contrastare l’inquinamento da plastica. In generale, l’America Latina (LATAM) e il Medio Oriente/Africa, insieme ai Paesi BRIC, mostrano i più alti livelli di accordo sull’importanza di un trattato internazionale.  In Italia, la percentuale è maggiore rispetto alla media internazionale: il 94% dei cittadini ritiene fondamentale avere un trattato per contrastare l’inquinamento da plastica. Ancora, gli intervistati si dimostrano sensibili nei confronti dei packaging. In tutti i Paesi coinvolti nell’indagine, una media dell’82% delle persone è d’accordo nel voler comprare prodotti che usino meno imballaggi di plastica possibile. In generale, l’America Latina mostra i livelli più alti d’accordo seguita dalle Nazioni BRIC. Al contrario, il Nord America e i Paesi del G-8 mostrano un livello di consenso più basso.  In Italia, l’86% dei cittadini afferma di essere intenzionata ad acquistare prodotti che utilizzino minor quantità di plastica nel packaging.

Divieti e riciclo

Una media del 75%, in tutti i Paesi esaminati, concorda sul fatto che la plastica monouso dovrebbe essere vietata il più presto possibile. I Paesi dell’America Latina e del BRIC mostrano i livelli di accordo più alti. In Italia, anche in questo caso, la percentuale di chi ritiene necessario il divieto della plastica monouso è più alta della media internazionale, con l’83% dei cittadini d’accordo. In media, a livello internazionale, l’85% delle persone ritiene che i produttori e i rivenditori dovrebbero essere responsabili di ridurre, riutilizzare e riciclare i packaging di plastica. L’area dell’America Latina mostra i più alti livelli di accordo seguito dall’Europa. In Italia, l’89% degli intervistati afferma che produttori e rivenditori abbiano una certa responsabilità nella riduzione, riutilizzazione e riciclaggio della plastica.

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Bonus revisione auto 2022: come richiederlo?

È online la piattaforma informatica Buono veicoli sicuri per chiedere il rimborso a compensazione dell’aumento delle tariffe per la revisione degli autoveicoli. A un mese dall’attivazione della piattaforma sono 23.645 i rimborsi in corso di erogazione dalla Motorizzazione civile. Rimborsi atti a compensare gli aumenti delle tariffe scattati dal primo novembre 2021 per la revisione di autoveicoli fino a 35 quintali, motoveicoli, ciclomotori e minibus (fino a 15 posti) nelle officine autorizzate.

Lo comunica il ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, a cui è affidato il compito di gestire le domande per l’accesso al Bonus introdotto dal 1° novembre 2021 dalla Legge di Bilancio dello scorso anno. Il Bonus sarà in vigore per tre anni, dal 2021 fino al 2023, e sarà di importo pari all’incremento della tariffa di revisione scattato da novembre.

Il rimborso è pari a 9,95 euro

Chi presenta domanda potrà quindi ottenere un rimborso pari a 9,95 euro, nei limiti delle risorse a disposizione, e sono già oltre 40.000 le domande presentate in relazione ai costi sostenuti da novembre e fino al 31 dicembre scorso. Secondo i dati del MIT pubblicati il 7 febbraio 2022, a richiedere il rimborso sono state in particolare 40.796 persone fisiche e 122 persone giuridiche.
Un dato al quale si affianca la notizia dell’avvio delle domande anche per le revisioni sostenute nel corso dell’anno in corso.

L’accesso all’agevolazione è consentito per un solo veicolo a motore e per una sola volta, e così come previsto dal decreto attuativo del 24 settembre 2021, il bonus è accessibile previa registrazione sull’apposita piattaforma telematica Buono veicoli sicuri, accessibile tramite il sito del Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili.

Sono necessarie le credenziali SPID

Accedendo al portale, esclusivamente mediante le credenziali SPID, è possibile inserire il numero di targa e la tipologia del veicolo per il quale si richiede il contributo. Dopo aver indicato i dati richiesti, sarà necessario indicare l’IBAN sul quale si intende ricevere il rimborso. Ai fini del riconoscimento del buono la Legge di Bilancio 2021 ha stanziato un totale di 4 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023. Risorse che costituiscono limite di spesa, e che pertanto rappresentano la soglia massima entro la quale il Ministero dei Trasporti potrà garantire l’erogazione del bonus revisioni. Così come evidenziato dal decreto attuativo, il contributo è riconosciuto secondo l’ordine temporale di ricezione delle richieste, e fino a esaurimento delle risorse disponibili.

Il pagamento avviene dopo i controlli effettuati dalla SOGEI

Considerando le risorse a disposizione non si tratterà di un click day, ma dal 1° marzo 2022 parte il contatore delle somme totali spese e di quelle che sarà ancora possibile richiedere per l’anno in corso, riporta informazionefiscale.it. Il pagamento avverrà dopo i controlli effettuati dalla SOGEI, che verificherà la validità e la correttezza dei dati inseriti relativamente al codice fiscale del richiedente, alla targa del veicolo e all’effettuazione della revisione, incrociando le informazioni a disposizione dell’anagrafe tributaria e quelle del Centro elaborazione dati istituito presso la Direzione Generale per la Motorizzazione.

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Speranza e voglia di cambiamento: per gli italiani il 2022 è così

Speranza e timore sono le parole che le persone maggiormente associano a questo 2022 appena iniziato. In parallelo, si percepisce anche la voglia di cambiamento, di benessere e aumenta la preoccupazione per il climate change. Ecco alcune delle evidenze emerse dalla survey “2022, Coming Soon – Consumer”, appartenente al Rapporto Coop 2021, condotta in collaborazione con Nomisma.  

Le parole dell’anno

Speranza, ripresa, cambiamento: come l’anno scorso, sono queste le prime parole che gli italiani decidono di associare al 2022 (vengono riportate, rispettivamente, dal 32%, il 16% e il 15% delle persone). A queste segue il termine “timore”, citato più del doppio delle volte rispetto al 2021 (si passa dal 3% al 7%): in particolare, è proprio nella Generazione Z (i nati tra il 1997 e il 2012) che si registra la media più alta di coloro che accostano questo stato d’animo al nuovo anno (lo fa il 9% di questo segmento). Allo stesso tempo, è sempre in questa fascia d’età che si trova la percentuale maggiore di chi, pensando al 2022, spera in un cambiamento (il 19%). In relazione a ciò che ci potrebbe aspettare nei mesi futuri, i manager della community coinvolti nella survey hanno sottolineato alcuni fattori che potrebbero frenare la ripresa. Nello specifico, gli esperti hanno individuato possibili ostacoli principalmente nell’instabilità politica (menzionata dal 47%), nei ritardi nell’attuazione del PNRR (46%) e nella crescita dei prezzi (39%), stimata a + 2,9%.

Gli obiettivi da raggiungere

C’è anche tanta voglia di benessere, o comunque di vivere meglio, nella whislist degli italiani. Così,  nell’attesa che la pandemia finisca, gli italiani definiscono nuovi obiettivi su cui concentrarsi in futuro. Questi parlano, soprattutto, del bisogno di cambiamento a partire proprio da se stessi: nei programmi per il 2022, infatti, appaiono ai primi posti il desiderio di prendersi cura della propria persona (citato dal 57%), seguito dalla necessità di cercare un nuovo equilibrio tra lavoro e vita privata (56%) e di rivedere le priorità della vita (55%); inoltre, quasi 1 italiano su 3 (il 29%) programma di cambiare lavoro nel corso del 2022. In generale, “costruire qualcosa di nuovo” rappresenta il motto riferito al post pandemia per il 21% delle persone. 

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Italia, cresce il numero di brevetti innovativi: +5,3% le invenzioni pubblicate in Europa

Anche in anni difficili come quelli che abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo, l’Italia si conferma un paese di inventori. Che, alla faccia della pandemia, non ha paura di cambiare e scoprire nuove possibilità. A conferma di questo fatto, che fa ben sperare per l’economia italiana e per tutto il sistema Paese, sono i dati elaborati da Unioncamere-Dintec sui brevetti. L’Italia innovativa, quella che fa ricerca e produce brevetti a livello europeo, sta infatti crescendo. Sono 4.465 le domande di brevetto italiane pubblicate dall’European Patent Office (EPO) nel 2020, secondo l’analisi effettuata da Unioncamere–Dintec, il 5,3% in più dell’anno precedente. Dal 2008 le invenzioni italiane protette a livello europeo sono state quasi  52mila e per quasi l’80% si devono a soggetti (imprese, enti di ricerca e persone fisiche) residenti nelle regioni settentrionali. “I dati sui brevetti italiani in Europa – sottolinea il presidente di Unioncamere, Andrea Prete – dimostrano che il nostro Paese ha una capacità di innovazione importante non solo nei settori ad alta intensità di conoscenza ma anche in quelli tipici dell’Italian style”.

I campi in cui maggiormente si esprime la capacità innovativa 

I campi delle “necessità umane” e delle “tecniche industriali e trasporti” assorbono più della metà della capacità innovativa made in Italy. Nel primo rientrano i brevetti relativi ad ambiti diversi di attività: dall’agricoltura all’abbigliamento, passando per il tabacco e lo sport; il secondo ha a che fare, invece, con le tecnologie della manifattura e dell’automotive. Rispetto al 2019, gli incrementi maggiori riguardano soprattutto alcuni settori che rendono l’Italia famosa nel mondo: +53% per le innovazioni riguardanti i prodotti tessili e la carta (passati da 75 a 114) e +10%, appunto, per le “necessità umane” (935 i brevetti pubblicati nel 2019, 1.033 quelli del 2020).

Un brevetto su 5 si riferisce alle KET

Un brevetto su 5 di quelli pubblicati dall’EPO nel 2020 si riferisce alle KET (Key Enabling Technologies), le tecnologie che la Commissione Europea ha definito abilitanti a tutti gli effetti. Tra le 6 categorie delle KET (biotech, fotonica, materiali avanzati, nano e micro–elettronica, nanotecnologie e manifattura avanzata), la manifattura avanzata, quella cioè che si riferisce all’automazione e ai robot, fa ulteriori passi avanti: nel 2020 qui vi sono 53 domande di brevetti in più, per complessive 670 pubblicate. Va bene anche la fotonica, utilizzata per la trasmissione dei dati all’interno delle fibre ottiche, che registra 25 brevetti in più rispetto all’anno precedente, per complessive 74 invenzioni pubblicate dall’EPO nel 2020. A livello geografico, con 1506 brevetti, è la Lombardia la regione più attiva, seguita da Emilia Romagna (con 703 domande di brevetti), Veneto (con 596) e Piemonte (480). 

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L’Indice dei prezzi tecnologici frena a dicembre

A dicembre 2021 l’Indice dei Prezzi Tecnologici (IPT) conferma la tradizionale contrazione congiunturale dell’ultimo mese dell’anno, e scende di -2,30 punti rispetto a novembre. Dal 2016 è la più elevata diminuzione congiunturale del mese di dicembre degli ultimi 5 anni. Quest’anno la frenata congiunturale di dicembre appare guidata da due settori tecnologici, che già nei mesi scorsi avevano manifestato oscillazioni di prezzi: il settore Entertainment e quello delle Comunicazioni. A livello tendenziale, rispetto a dicembre 2020, al contrario l’IPT ottiene un incremento di +0,65 punti, continuando il trend di crescita dei prezzi su base annua.

Maggiori riduzioni di prezzi per Home Entertainment, AudioVideo e Foto

Per quanto riguarda l’Entertainment, maggiori riduzioni dei prezzi si riscontrano per Home Entertainment (-2,66 punti e -7,12 punti di IPT), AudioVideo (-2,27 punti) e Foto (-2,51). Tuttavia AudioVideo (+7,76) e Foto (+4,53) registrano aumenti consistenti rispetto a dicembre 2020. Decisamente marcate anche le contrazioni congiunturali dei prezzi di alcune categorie di prodotti del settore Comunicazione: Telefonia Mobile (-6,03 punti), Wearable (-3,74) e Networking\Smart Home (-11,16). Da sottolineare come la Telefonia Mobile sia l’unica a registrare un punteggio tendenziale positivo (+0,68) rispetto a dicembre 2020, mentre Networking\Smart Home e Wearable mostrano contrazioni marcate dei prezzi anche anno su anno (rispettivamente, -6,68 e -8,37 punti).

Hardware e PED ribassano i prezzi per stimolare gli acquisti natalizi

Anche Hardware e PED hanno adattato al ribasso i loro prezzi per stimolare l’acquisto durante le festività di fine anno. I prodotti Hardware sono diminuiti di -3,38 punti rispetto a novembre, mentre i prodotti PED decrescono in modo meno accentuato (-1,03 punti di IPT). Diverso è il comportamento di queste due categorie nel rapporto dell’IPT anno su anno: se i prodotti Hardware sono diminuiti di -6,81 punti, al contrario, la categoria PED ha incrementato l’IPT di +6,76 punti. A frenare la contrazione dell’IPT di dicembre 2021 è stata la crescita dei prezzi dei Grandi Elettrodomestici, in particolare quelli Built-in dove si evidenzia un incremento di prezzi rispetto a novembre 2021 (+2,35) e su base annua (+4,52).

Oscillazioni più limitate per i prodotti GED a libera installazione

I prodotti GED a libera installazione invece hanno segnato oscillazioni più limitate di prezzi, sia congiunturali sia tendenziali (+ 0,39 punti rispetto a novembre e -0,27 rispetto a dicembre 2020).
Diversamente dai prodotti GED a libera installazione, sono consistenti le oscillazioni dei prezzi delle Periferiche IT (+7,41 punti e -5,42 punti rispetto a dicembre 2020). Tre categorie di prodotti le sole a registrare incrementi sia congiunturali sia tendenziali dell’IPT sono gli Accessori AV (+1,62 rispetto a novembre 2021 e +4,61 rispetto a dicembre 2020), il Trattamento Acqua (+0,70 e +3,85), e la Telefonia Fissa (+0,41 e +6,81).

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Come sarà il 2022? Il 77% dei cittadini del mondo è ottimista

Il 2022 sarà un anno migliore del 2021, in quasi tutti gli ambiti che impattano sulle nostre vite. Ad affermarlo è l’ultimo sondaggio Ipsos, condotto in 33 Paesi del mondo, che ha raccolto le opinioni e il sentiment dei cittadini. Ovviamente, e non poteva che essere così dopo quasi due anni di pandemia, il principale tema è il Covid-19. Anche su questo fronte gli intervistati si dichiarano fiduciosi: il 56% delle persone coinvolte nell’indagine, a livello internazionale, crede che più dell’80% della popolazione mondiale riceverà almeno una dose di vaccino Covid nel 2022. I latinoamericani sono molto ottimisti, con cifre che salgono all’81% in Perù, al 76% in Brasile e al 69% in Cile. Gli europei sono più scettici sulla più ampia distribuzione del vaccino, dove le cifre scendono al 51% in Italia, al 42% in Francia, al 38% in Svizzera e al 33% in Germania. cittadini sono ottimisti sul fatto che il 2022 sarà un anno migliore.

Clima e ambiente, fra timori e responsabilità

Anche il cambiamento climatico è un tema molto sentito, e che incute una certa preoccupazione. La maggior parte delle persone, nei Paesi oggetto dell’indagine, crede che nel 2022 ci saranno più conseguenze del cambiamento climatico. A livello internazionale, il 60% degli intervistati ritiene più probabile la manifestazione di eventi meteorologici estremi nel proprio Paese nel 2022 rispetto all’anno appena trascorso. Questa percentuale aumenta nei Paesi Bassi (72%), in Gran Bretagna (69%), in Italia e Australia (entrambi 68%). Anche per tutelare l’ambiente, il 45% degli intervistati si aspetta che le persone ridurranno i viaggi in aereo rispetto al 2019. I cittadini asiatici sono i sono più fiduciosi, con il 68% in Cina, il 67% a Singapore e il 66% in Malesia. In Italia, invece, la percentuale è pari al 46%.

Economia e società

Per quanto riguarda l’economia, in generale i cittadini dei 33 Paesi si aspettano che i prezzi di beni e servizi aumentino in misura maggiore e più velocemente rispetto alle loro entrate (il 75%). L’opinione è condivisa appieno dagli italiani, dato che il 76% dei nostri connazionali è preoccupato dagli aumenti, mentre solo un terzo dei giapponesi (33%) vive questo timore. In media, a livello internazionale, soltanto il 35% si aspetta di vedere i mercati azionari di tutto il mondo crollare; quota che diminuisce ulteriormente in Italia (29%). Per quanto concerne la società, il 71% prevede che i centri delle città dei propri Paesi torneranno ad essere occupati man mano che le persone torneranno a lavorare regolarmente negli uffici. In Cina, 9 persone su 10 (87%) ritiene probabile che ciò accada, aspettative simili sono registrate anche in Sud America in cui il 78% in Argentina, Brasile e Colombia si aspetta un’occupazione dei centri delle città del proprio Paese. In Italia, la percentuale è leggermente superiore alla media internazionale, pari al 74%. 

Più tolleranti? Insomma…

Anche il modo di rapportarsi all’altro è stato oggetto dell’indagine. A livello globale, solo tre intervistati su dieci (28%) ritengono probabile che le persone nel proprio Paese diventino più tolleranti gli uni verso gli altri. La percentuale sale al 60% in India, ma diminuisce drasticamente in Francia (9%). In Italia è pari al 20%.

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Ponte dell’8 dicembre: partire costa in media il 17,3% in più

Il ponte dell’8 dicembre 2021 è un ponte ‘salato’ per i 10 milioni di italiani che si sono messi in viaggio. A causa dei forti rincari di prezzi e tariffe sul fronte dei trasporti e delle vacanze, secondo il presidente del Codacons, l’avvocato Marco Donzelli, quest’anno trascorrere qualche giorno fuori casa in occasione delle festività dell’Immacolata costa in media il 17,3% in più rispetto allo scorso anno. Dal settore dei trasporti a quello dei viaggi fino alla ristorazione si registrano infatti aumenti a due cifre per molte voci di spesa. Una su tutte quella dei biglietti aerei, soprattutto per quelli dei voli internazionali, ma, denuncia il Codacons, anche mangiare al ristorante o dormire in albergo quest’anno è decisamente più oneroso.

Aumenti a due cifre per il settore viaggi

Insomma, viaggiare per il Ponte dell’Immacolata quest’anno è più caro. Sul settore dei viaggi si stanno infatti registrando aumenti a due cifre per moltissime voci. Come segnala il Codacons, in testa alla classifica dei rincari i prezzi dei biglietti aerei, con i voli internazionali che hanno subito su base annua un rincaro record del +51,3%, mentre i voli nazionali registrano un aumento del +18,9%. Per chi ha scelto di viaggiare in occasione del Ponte dell’Immacolata costa di più anche spostarsi via mare su navi e traghetti (+7,4%), mentre chi ha optato per un pacchetto vacanza deve mettere in conto una spesa maggiore in media del +11,5%.

Dai rincari non si salvano nemmeno ristoranti e alberghi

Un vero salasso anche spostarsi in auto, a causa dei rincari dei carburanti, con la benzina che oggi costa il 25,3% in più rispetto allo scorso anno e il gasolio aumentato addirittura del 27,9% in più. Del resto, dai rincari non si salvano nemmeno i ristoranti. Per mangiare fuori durante la festività dell’Immacolata si spende in media il 2,8% in più, ed è più caro anche dormire fuori: le tariffe degli alberghi hanno subito un rialzo del +4,4% su base annua, mentre per un villaggio vacanza si spende in media il 6,7% in più.

Il Codacons Passengers Complaint offre assistenza in caso di disservizi

Sul fronte del trasporto aereo il Codacons ricorda poi che in caso di ritardi, disservizi e cancellazioni dei voli, gli utenti potranno avvalersi della nuova piattaforma CPC (Codacons Passengers Complaint), lanciata dal Codacons per ottenere assistenza e avanzare le richieste di rimborso e indennizzo nei confronti delle compagnie aeree.

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Second hand, un trend che piace agli zinnellials

Rispettare l’ambiente, concedersi qualche sfizio extra, avere accesso a prodotti di alta gamma altrimenti impossibili da acquistare e gestire in modo corretto le risorse: sono queste, in estrema sintesi, le ragioni del successo del mercato second hand fra i giovani italiani. Gli zillennials – ossia l’universo degli under 40 appartenente alle due macrocategorie della GenZ e dei Millennials – si dimostrano dei veri e propri fan degli acquisti di seconda mano. A dirlo è una recente ricerca condotta da Bva Doxa per contro della piattaforma Wallapop, specializzata nella vendita di articoli second hand. Intitolata “GenZ&Millennials: due generazioni a confronto”, la ricerca esplora in particolare il tema della compravendita di oggetti usati mettendo a confronto le abitudini dei giovani dai 18 ai 40 anni.

Un fenomeno globale

Comprare oggetti di seconda mano è oggi un fenomeno globale: in base ai dati del report, sono ormai il il 90% degli under 40 a farlo almeno occasionalmente e oltre la metà (52%) in modo regolare. Ma quali sono le ragioni che spingono ad acquistare ogni genere di prodotti che hanno già un passato? Come riporta ancora la ricerca, ripresa da Italpress, per gli zillennials la second hand rappresenta una scelta sostenibile che rispetta l’ambiente (93%), intelligente (92%), che rende accessibili anche prodotti di alta gamma (30%) e permette di “togliersi” qualche sfizio senza costi eccessivi (28%). “Ridare vita agli oggetti” (52%) diventa però il desiderio principale di entrambe le generazioni, nell’ottica di un’economia circolare che sembra ormai far parte della vita quotidiana.

La seconda vita degli oggetti va di moda

Se sul tema della compravendita di oggetti usati entrambe le generazioni sembrano mantenere una linea comune, diversa invece la percezione del “possesso” e della “condivisione” dei propri oggetti: è infatti la GenZ a essere più propensa a condividere (30%): gli oggetti non vanno tanto posseduti, quanto usati in condivisione, il che permette anche di abbassare i costi dell’utilizzo. Oggi quindi il mercato del “second hand” è tutt’altro che fuori moda, è anzi molto più vicino al concetto di sostenibilità intelligente che sembra mettere d’accordo due generazioni apparentemente così diverse come Millennials e GenZ. “Comprare articoli di seconda mano”, commenta Giuseppe Montana, Head of Internationalization di Wallapop, “è il modo perfetto per acquistare quello di cui si ha bisogno a un prezzo più vantaggioso e assicurarsi un guadagno extra grazie agli oggetti che non si usano più. Ma è anche molto di più perchè ogni acquisto su Wallapop alimenta un consumo responsabile, allungando la vita dei prodotti ed evitando la loro sovrapproduzione”.