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Mercato del lavoro: la ripresa in Lombardia è sostenuta dai contratti a termine

Secondo dati Inps, nel secondo trimestre del 2021 in Lombardia il numero di contratti attivati nel settore privato è pari a 334 mila. Un numero pari a quasi il doppio rispetto allo stesso periodo del 2020, quando il mercato del lavoro risultava sostanzialmente congelato dalla situazione di emergenza sanitaria. Si tratta di un numero non lontano dai livelli del 2019, quando i contratti attivati nel settore privato erano 351 mila. Insomma, nonostante il mercato del lavoro sia stato messo a dura prova dalla pandemia da Covid-19, negli ultimi tre mesi dell’anno sembra dare segnali di ripresa, e in Lombardia è sostenuto soprattutto dai contratti a termine, ma anche da quelli stagionali, in somministrazione e intermittenti. Al contrario, le posizioni a tempo indeterminato confermano una dinamica negativa.

Le cessazioni sono lontane dai livelli pre-crisi

Sempre secondo i dati Inps, le cessazioni, pari a 264 mila movimenti in tutto, nonostante la crescita significativa (+38,5%) risultano tutt’ora lontane dai livelli pre-crisi, anche per via delle limitazioni ancora in essere sui licenziamenti nel primo semestre dell’anno. Il risultato è quindi quello di un saldo decisamente positivo, pari a +70 mila  posizioni, e in miglioramento sia rispetto al valore registrato un anno fa (-19 mila) sia a quello, pur positivo, del 2019 (+39 mila). Il contributo principale proviene dai contratti a termine, che aumentano di +48 mila posizioni, ma saldi positivi si registrano anche per i rapporti di lavoro stagionali (+14 mila), in somministrazione (+12 mila) e intermittenti (+11 mila), mentre si conferma la dinamica negativa delle posizioni a tempo indeterminato (-19 mila).

Più 96 mila unità di posizioni lavorative rispetto a un anno fa

Su base annua la variazione delle posizioni lavorative è stimabile in 96 mila unità in più, dato che rafforza la lieve crescita registrata nei primi tre mesi dell’anno (+9 mila) dopo le perdite occupazionali dei trimestri precedenti. Il miglioramento del mercato del lavoro è confermato anche dai dati relativi alle ore di Cassa Integrazione autorizzate, in marcato calo rispetto al picco di un anno fa (-59,9% considerando anche quelle autorizzate nei Fondi di Solidarietà), sebbene su livelli storicamente ancora elevati.

“Le imprese sono ancora caute nelle assunzioni a tempo indeterminato”

“L’occupazione in Lombardia si sta riprendendo e il percorso di uscita dalla crisi appare evidente nel primo semestre dell’anno – commenta Gian Domenico Auriche, Presidente di Unioncamere Lombardia -. Le imprese però sono ancora caute nelle assunzioni a tempo indeterminato e i riflessi positivi della ripresa sono prevalentemente concentrati nelle nuove assunzioni a tempo determinato, nei contratti di somministrazione e in altre forme di lavoro meno impegnative nel medio e lungo termine”.

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A luglio 2021 lieve flessione congiunturale per le vendite al dettaglio

Nel mese di luglio 2021 l’Istituto nazionale di statistica per le vendite al dettaglio stima un calo congiunturale del -0,4% in valore e del -0,7% in volume. Più in particolare, secondo le stime, le vendite dei beni non alimentari rispetto a giugno 2021 diminuiscono del -0,6% in valore e del -1,0% in volume, mentre quelle dei beni alimentari risultano stazionarie in valore e in lieve calo in volume (-0,3%). Nel trimestre maggio-luglio 2021, in termini congiunturali, le vendite al dettaglio stimate aumentano invece dello 0,5% in valore e dello 0,4% in volume. In questo caso, risultano in crescita le vendite dei beni non alimentari (+0,7% sia in valore sia in volume), mentre secondo l’Istat restano sostanzialmente invariate quelle dei beni alimentari. IN questo caso, la crescita del +0,1% in valore compensa infatti la diminuzione del -0,1% in volume.

Andamento positivo su base tendenziale: +6,7% in valore e +8,8% in volume

Andamento diverso, e decisamente più positivo, per quanto riguarda le vendite a livello tendenziale. Su base tendenziale, infatti, ovvero rispetto allo stesso periodo del 2020, a luglio 2021 le vendite del commercio al dettaglio aumentano del 6,7% in valore e dell’8,8% in volume. L’incremento, si legge sul documento rilasciato dall’Istat, riguarda sia le vendite dei beni alimentari, che risultano pari a un aumento del +4,4% in valore e del +4,2% in volume, sia quelle dei beni non alimentari, che aumentano del +8,5% in valore e del +12,3% in volume.

Beni non alimentari, variazioni tendenziali in rialzo per tutti i gruppi di prodotti

Tra i beni non alimentari, l’Istituto nazionale di statistica registra variazioni tendenziali positive per tutti i gruppi di prodotti.
Gli aumenti maggiori riguardano soprattutto il segmento Abbigliamento e pellicceria (+15,4%) e quello che comprende Calzature, articoli in cuoio e da viaggio (+12,0%), mentre l’Istat rileva incrementi più contenuti per Utensileria per la casa e ferramenta (+1,4%) e Dotazioni per l’informatica, telecomunicazioni, telefonia (+2,3%).

Rispetto a luglio 2020 aumenta il valore delle vendite in tutti i canali distributivi

Inoltre, sempre secondo la relazione dell’Istituto nazionale di statistica, e sempre rispetto a luglio 2020, il valore delle vendite al dettaglio cresce in tutti i canali distributivi. La grande distribuzione cresce infatti del +5,6%, il commercio elettronico del +6,4%, le vendite al di fuori dei negozi del +2,6%, e le imprese operanti su piccole superfici del +8,2%, a conferma del ritorno degli acquisti da parte dei consumatori presso i negozi di prossimità.

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Digital Business, dalla Lombardia oltre 14 milioni di euro per l’innovazione

Obiettivo, modernizzare le PMI della Lombardia, da sempre vero motore economico della Regione. Per sostenere e accompagnarle verso l’inevitabile – e fondamentale – processo di innovazione per stare sui mercati di oggi, Regione Lombardia e dalle Camere di Commercio lombarde hanno assegnato contributi miliardari alle aziende che hanno aderito alla misura Digital Business per E-Commerce e Voucher digitali I4.0. I fondi in totale ammontano a 14 milioni di euro, che sono stati assegnati a 1.382 micro, piccole e medie imprese della Regione. “Un dato che testimonia l’impegno comune a sostegno di innovazione e digitalizzazione per la crescita delle attività economiche e imprenditoriali. Oltre agli 11 milioni e mezzo di euro iniziali si sono sommati altri 3 milioni e 200 mila euro stanziati da Regione Lombardia per soddisfare una platea più ampia di imprese che hanno aderito ai bandi. Le MPMI ammesse al contributo per la linea Voucher Digitali I4.0 sono state 783, alle quali si sommano altre 599 imprese per la linea E-Commerce” si legge in una nota della Regione.

Un sostegno che non si ferma

Anche se i contributi hanno già raggiunto valori significativi, dalla Regione fanno sapere che l’intenzione è proseguire lungo questa strada. “Numeri importanti – ha detto l’assessore allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia, Guido Guidesi, che testimoniano quanto le imprese abbiano apprezzato lo sforzo di Regione Lombardia e Unioncamere Lombarde. Dopo aver verificato il grande interesse per l’iniziativa abbiamo deciso di aumentare l’investimento economico per dare la possibilità al maggior numero di aziende di beneficiare di questa opportunità”.

Valorizzare competenze e professionalità

Anche Lara Magoni, assessore al Turismo, Marketing territoriale e Moda di Regione Lombardia, ha ribadito il valore di questa operazione. “Ancora una volta Regione Lombardia dimostra con i fatti la sua vicinanza al mondo produttivo, in particolare ai comparti del turismo, della moda e del design, fortemente colpiti dalla pandemia. La rinascita  parte da azioni profonde e condivise che guardino all’innovazione e alla digitalizzazione. L’obiettivo è valorizzare le competenze e le professionalità delle nostre aziende, senza dimenticare la tradizione e l’operosità tipiche lombarde”.
“Il digitale e l’e-commerce sono sempre più utilizzati dai nostri imprenditori per rilanciare la propria attività” ha poi aggiunto Gian Domenico Auricchio presidente di Unioncamere Lombardia. Ne abbiamo avuto conferma dal successo riscontrato da questa misura messa in campo da Regione e dal Sistema camerale lombardo che ha visto esaurire 14 milioni di euro in poco tempo. Le Camere di Commercio lombarde con questa iniziativa confermano l’impegno costante a sostenere i processi di innovazione e digitalizzazione delle micro, piccole e medie imprese lombarde e promuovere la crescita in ottica Impresa 4.0”.

E-Commerce e Voucher digitali I4.0, le somme erogate

Complessivamente, per Voucher digitali I4.0  sono state ammesse 783 domande ed erogati contributi per 8.272.987,33 euro Sul fronte E-Commerce sono state accettate 599 domande ed erogati contributi per 5.691.612,98 euro.

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L’Advertising online in Italia supera la raccolta TV e traina la ripresa

Il mercato dei Media in Italia, tra raccolta pubblicitaria e ricavi dalla vendita di contenuti, ha chiuso il 2020 a 14,5 miliardi di euro, -6% rispetto al 2019. La componente pubblicitaria ha raggiunto 7,9 miliardi di euro, in calo di circa 700 milioni, riportando così il mercato ai valori del 2015. Un dato negativo, anche se le stime effettuate a inizio pandemia prevedevano una flessione addirittura in doppia cifra. Il calo è imputabile principalmente alla componente pubblicitaria (-8%) rispetto alla componente dei Media a pagamento (-4%). L’Internet advertising pesa però il 43% del totale e supera per la prima volta in Italia la Tv (41%). Sono alcune evidenze dell’Osservatorio Internet Media della School of Management del Politecnico di Milano.

Internet Advertising a 3,45 miliardi di euro, +4%

Il valore dell’Internet Advertising a fine 2020 ha raggiunto i 3,45 miliardi di euro (+4% rispetto al 2019). “Nonostante durante la prima ondata dell’emergenza sanitaria il canale Internet avesse subito una forte contrazione – dichiara Andrea Lamperti, Direttore dell’Osservatorio – nei periodi successivi si è registrata una buona ripresa, in particolar modo nell’ultimo trimestre del 2020″.
All’Internet advertising seguono Stampa (9%), Radio (4%) e Out of Home (3%). Per quanto riguarda i contenuti Media a pagamento (6,6 miliardi di euro, meno 300 milioni), nel 2020 è rimasto predominante il fatturato di Tv (63%) e Stampa (28%), mentre la componente legata al canale Internet vale il 9% (6% nel 2019).

Le prime stime per il 2021

La ripresa per l’Internet Advertising continuerà anche nel 2021, con una crescita del +14% e un mercato che potrebbe superare il valore di 3,9 miliardi di euro. Questo, “grazie soprattutto ai nuovi investimenti online di soggetti che a causa della pandemia hanno dovuto riposizionarsi sui canali digitali”, aggiunge Lamperti. Investimenti aggiuntivi che saranno destinati in particolare agli Over The Top. Il mercato dell’Internet Advertising rimane infatti concentrato sulla componente affidata agli OTT (78% nel 2020, +2%), prevista al 79% a fine 2021. Se si depura questa quota dal valore che le piattaforme in programmatic, gestite da questi player, restituiscono agli editori locali, la percentuale si assesta al 74% per il 2020 e al 75% per il 2021.

Un modello sempre più applicato anche “fuori” dall’online

Il ‘modello Internet’ poi è sempre più applicato anche al di fuori dell’online. Il Digital Out Of Home (la componente su schermi digitali della cartellonistica tradizionale) si è attestato sui 48 milioni di euro, e nel 2021 si attende una buona ripresa, anche se lontana dai valori del 2019 (85 milioni).
L’Addressable TV raccolta dai broadcaster (la modalità di erogazione pubblicitaria su televisori connessi alla rete, che permette ai broadcaster di offrire spot personalizzati in termini di contenuti e formati) è cresciuta del +51%, raggiungendo 26 milioni di euro, e nel 2021 si attende una crescita nello stesso ordine di grandezza.

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Lombardia, lo stato di salute del manifatturiero un anno dopo

Criticità e aspettative delle aziende lombarde del manifatturiero a un anno dallo scoppio della pandemia. Ha scattato questa fotografia, che ritrae lo stato di salute delle imprese regionali, la Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e Unioncamere Lombardia. Al centro dello studio, le conseguenze della pandemia e le strategie di reazione adottate dalle imprese nell’ambito delle attività trimestrali di monitoraggio del manifatturiero. Le interviste sono state realizzate nella prima metà di aprile 2021, in zona rossa e arancione.

Approvvigionamento, clienti e organizzazione i problemi da affrontare

Nel manifatturiero le criticità prevalenti sono legate a problemi con i clienti e gli ordinativi (problema segnalato dal 32,4% delle imprese industriali di Milano, il 28,6% di Monza Brianza, il 25% di Lodi). A Lodi il dato più importante sono i problemi di approvvigionamento/organizzazione col 29,5%, che per Milano e Monza Brianza sono rispettivamente il 22,8% e 26,4%. Con la ripresa della domanda mondiale stanno inoltre emergendo anche difficoltà di reperimento dei materiali e significativi rincari delle materie prime e semilavorati.  Le dichiarazioni rilasciate dagli imprenditori dipingono una situazione difficile anche se in lento miglioramento. Una situazione che, tra l’altro, presenta due facce: da una parte chi è in crisi, dall’altra chi gode di ottima salute. La percentuale che afferma di non avere alcun problema è abbastanza elevata (16,2% per Milano, 14,3% per Monza e Brianza, ancora più alta, con il 22,7%, per Lodi). Le imprese che dichiarano di aver subito perdite difficilmente recuperabili sono il 10,1% per Milano, 14,3% per Monza Brianza, 9,1% per Lodi.

La cassa integrazione per mantenere l’occupazione

In questo periodo di difficoltà, le imprese hanno fatto largo impiego degli ammortizzatori sociali. Infatti, il 37,3% per Milano, il 29,3% per Monza Brianza, il 27,3% per Lodi dichiara di aver utilizzato recentemente la Cassa Integrazione. Questo strumento ha permesso di limitare il ricorso a provvedimenti con impatti maggiormente negativi sull’occupazione come la riduzione dell’organico e il mancato rinnovo dei contratti in scadenza. Nell’industria il 26,3% delle imprese di Milano, il 32,1% di Monza Brianza, il 36,4% a Lodi ha dichiarato di non aver avuto ripercussioni o di avere aumentato l’organico, con imprese in espansione (22,8% a Milano, 20% a Monza Brianza, 18,2% a Lodi).

Lo smart working? Non durerà

Interessanti i dati sullo smart working: oltre la metà delle imprese lo ha adottato durante la pandemia nell’industria (62,1% a Milano, 59% a Monza Brianza e 55% a Lodi). Ma non tutte le imprese hanno espresso la volontà di rendere strutturale questa modalità di lavoro, anzi. Il 52% delle aziende di Milano, il 64,6% di Monza Brianza, il 54,2% di Lodi si sono infatti espresse per il no. Il ritorno ai ritmi e alle situazioni della “vita precedente” sembra quindi più vicino, anche da questo punto di vita.

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Sostenibilità alimentare, per gli italiani fa rima con tutela dell’ambiente

La sostenibilità alimentare è un valore importante nell’ampio tema dell’ecologia, e gli italiani la conoscono e la riconoscono. Tanti che 7 nostri connazionali su 10 riferiscono che per loro la sostenibilità alimentare corrisponde al rispetto dell’ambiente nella produzione del cibo. Lo rivela la nuova indagine Waste Watcher International ‘Il gusto della biodiversità’, promossa con il Gruppo Unitec e Assomela su rilevazione Ipsos.

La ricaduta globale di comportamenti giusti e sbagliati

“Nell’anno pandemico si sono rese più evidenti le interconnessioni a ricaduta globale del nostro tempo – spiega Andrea Segrè, che dirige l’Osservatorio Waste Watcher International – Attentare alla biodiversità danneggiando la natura ha un forte impatto sulla sicurezza alimentare e la salute umana: le scelte di produzione agricola, trasformazione alimentare, trasporto, acquisto, gestione e fruizione del cibo sono fra le principali cause dell’allarmante perdita di biodiversità e incidono sul cambiamento climatico. Ci ha colpito verificare la accresciuta sensibilità degli italiani sul tema: 7 su 10 (68%) dimostrano di saper correttamente definire la biodiversità come ‘una molteplicità di specie animali, vegetali e microorganismi’ e 4 italiani su 10 conoscono bene il collegamento fra la perdita di biodiversità e l’alterazione degli ecosistemi, con conseguenze rilevanti per l’abitabilità terrestre, come la pandemia Covid-19. Esiste, infine, uno stile alimentare che, secondo gli italiani, è più rappresentativo della biodiversità, la dieta mediterranea, secondo il 63% degli intervistati, 6 su 10 quindi (dati Osservatorio Waste Watcher 2020)”.

Sostenibilità alimentare, cosa significa?

E’ anche importante comprendere cosa significhi per l’opinione pubblica il termine sostenibilità alimentare. In base ai dati raccolti durante l’indagine, il 67,7% degli italiani identifica in questo caso la sostenibilità con il rispetto dell’ambiente: agricoltura e industria alimentare, quindi, risultano sostenibili se operano con criteri di tutela della natura e delle sue caratteristiche di biodiversità. Il 50,1% degli italiani, 1 su 2, identifica la sostenibilità alimentare con la prevenzione degli sprechi, il 43,7% con alimenti non confezionati in imballaggi in plastica, il 37,1% con prodotti a km0 e il 36,7% con la stagionalità della loro produzione e fruizione. Un terzo esatto degli italiani, il 33,9%, dichiara che un alimento è sostenibile se la sua produzione è compatibile e rispettosa della biodiversità. Insomma, i consumatori di casa nostra hanno cominciato a capire e a ricercare, anche nei piatti che vengono serviti a tavola, ingredienti e prodotti sostenibili e sicuri, sia per la salute sia per l’ambiente.

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Italia, i profili “alti” sotto attacco ransomware: le frodi mirate aumentate del 767%

Gli attacchi ransomware sono sempre più frequenti e mirati, rivela il più recente rapporto di Kaspersky riferito a questo fenomeno. Tanto che, tra il 2019 e il 2020, il numero di utenti che ha subito un attacco di ransomware mirato è aumentato del 767%.  I ransomware mirati, che aumentano di numero, sono dei malware utilizzati per estorcere denaro a obiettivi di alto profilo, come aziende, agenzie governative ed enti pubblici. Cala invece del 29% il numero di chi è stato attaccato da un ransomware generico. Per fare un po’ di chiarezza, gli attacchi ransomware consistono nel furto di informazioni personali che vengono criptate e utilizzate per richiedere un riscatto.

Una minaccia in azione da oltre 10 anni

Come riporta una nota di Kaspersky, la prima volta in cui si è parlato di questa minaccia è stato nel 2010 a seguito di due note campagne ransomware che hanno avuto effetti su larga scala, WannaCry e Cryptolocker, che hanno preso di mira decine di migliaia di utenti chiedendo, spesso, somme di denaro esigue in cambio della restituzione dei file. Nel corso degli anni, queste campagne sono diminuite. Infatti, dal 2019 al 2020, il numero totale di utenti che hanno incontrato un ransomware generico su diverse piattaforme è diminuito del 29%, da 1.537.465 a 1.091.454.

Nel nostro Paese i numeri sono in salita

In Italia, invece, la percentuale di utenti che ha incontrato un ransomware generico è passata dal 2,01% nel 2019 al 2,43% del 2020. Nel nostro Paese sono aumentati soprattutto quelli mirati, rivolti a obiettivi di alto profilo, come aziende, agenzie governative, enti comunali e organizzazioni sanitarie, con l’obiettivo di estorcere loro del denaro. Questo genere di attacchi comporta un’elevata sofisticazione (compromissione della rete, ricognizione e meccanismi di persistenza, o movimento laterale) e somme di denaro più alte per il riscatto. Secondo le statistiche, i dieci Paesi più colpiti da ransomware mirati sono stati Cina, Federazione Russa, Sud Africa, Vietnam, Stati Uniti d’America, Germania, India, Brasile, Francia e Italia.

L’Italia colpita anche via mobile

Le brutte notizie, però, non sono finite: l’Italia sarebbe anche ai primi posti dei Paesi più coinvolti dagli attacchi ransomware generici per mobile: nel 2019 si è posizionata al quinto posto, con il 2,19% di utenti italiani che avevano incontrato questa minaccia, e al sesto posto nel 2020 con l’1,41%. A livello di ransomware, ormai diffusissimi, c’è una “famiglia” particolarmente longeva: si tratta di WannaCry, un trojan ransomware apparso per la prima volta nel 2017 e che ha causato la perdita di circa 4 miliardi di dollari in 150 Paesi. Circa il 16% di chi ha subito un attacco nel 2020 è stato colpito proprio da WannaCry. In ogni caso, il consiglio è sempre uno: proteggere (e aggiornare) tutti i propri dispositivi.

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Filiera italiana del legno-arredo, recupero nel secondo semestre 2020 per il settore

Il legno-arredo chiude il 2020 con una contrazione del business pari a -10,8% rispetto all’anno precedente. Dopo i dati negativi del primo semestre dell’anno, secondo i preconsuntivi elaborati dal Centro Studi di FederlegnoArredo emerge che i mesi estivi sono stati fondamentali per recuperare in termini di fatturati e vendite quanto perso in precedenza. Per il mese di aprile 2020 si stimavano infatti perdite fra il 35 e il 45% rispetto ad aprile 2019, mentre a giugno si prevedeva una chiusura a fine anno del -16%.

Le agevolazioni fiscali limitano la caduta dovuta alla pandemia

Il tessuto industriale della filiera è composto da circa 73mila aziende, prevalentemente Pmi. A determinare la flessione del fatturato totale sono sia il mercato interno (-9,4%) sia quello estero (-13,1%). Sul fronte import (-14,7%) si riscontra una diminuzione più marcata rispetto alla produzione per il mercato interno, a dimostrazione del rallentamento dei flussi di scambio a livello globale dovuti proprio all’emergenza Covid. A limitare la caduta sono state infatti le agevolazioni fiscali disponibili per il 2020, insieme al desiderio degli italiani di rinnovare la propria abitazione, riporta Adnkronos.

Contrazione significativa soprattutto per il retail e l’hospitality

Subiscono una contrazione significativa soprattutto i comparti legati al mondo non residenziale degli uffici, del retail e dell’hospitality. Non si registrano sostanziali differenze invece tra arredo (-11%) e legno (-10%), mentre subisce una maggior contrazione il commercio legno (-14%), a causa di un progressivo e costante aumento del prezzo delle materie prime e delle numerose difficoltà negli approvvigionamenti a livello globale.

“I vari comparti della filiera che rappresentiamo sono così diversi fra loro che ognuno ha vissuto e reagito alla crisi in maniera diversa – sottolinea il presidente di Fla, Claudio Feltrin -. Certamente il Contract ha sofferto, e continua a soffrire più di altri settori. Alberghi, aeroporti, luoghi pubblici chiusi hanno coinciso con una contrazione di spesa in questa direzione, mentre l’arredo casa ha beneficiato della permanenza forzata fra le mura domestiche”.

La mancanza del Salone del Mobile ha penalizzato il macrosistema arredamento

Se Francia, Germania e Stati Uniti si confermano i primi sbocchi commerciali per i prodotti italiani della filiera legno-arredo, a seguito dei numerosi lockdown e del pesante rallentamento degli scambi internazionali fino a maggio 2020 le esportazioni hanno accusato una forte contrazione, portando l’export a un -13,1% complessivo. Ma oltre al fermo produttivo e alla chiusura delle aziende, nel primo semestre dell’anno ha penalizzato il macrosistema arredamento anche la mancanza del Salone del Mobile, da cui derivano gli ordinativi principali delle aziende. Tanto che il comparto più colpito è indubbiamente quello degli allestitori, con un -90% di fatturato perso a causa della cancellazione di tutte le fiere nazionali e internazionali.

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La pandemia dà nuova vita al mercato dell’usato

Crisi economica, esigenze di risparmio, consapevolezza del valore dell’economia circolare danno nuova vita al mercato dell’usato. In tanti vendono oggetti che non servivano più, e ne cercano altri più adatti alle esigenze, e in entrambi i casi questo genera risparmio e guadagno per 7 italiani su 10. Da marzo a oggi, poi, il 67% degli italiani ha acquistato o venduto almeno un oggetto usato, un dato in aumento rispetto al 49% del 2019.

La conferma arriva dall’indagine La Second Hand ai tempi di Covid-19, condotta a novembre 2020 da BVA Doxa per Subito, la piattaforma per vendere e comprare online prodotti di seconda mano.

Il risparmio guida la compravendita dell’usato

Se per il 39% degli italiani comprare “usato” è un’abitudine, il 28% lo fa per risparmiare, percentuale che sale al 33% per chi lo acquista. La modifica delle abitudini quotidiane e il contesto di emergenza degli ultimi mesi hanno fatto crescere però la motivazione economica. Il 47% infatti è ricorso al second hand per risparmiare o guadagnare dalla vendita, anche se si è rivelato un modo per poter comprare un modello superiore o più evoluto per il 20% (29% per i venditori), oppure il modo migliore per trovare pezzi unici, d’antiquariato o da collezione (16%), o di poter far fronte a cambiamenti emersi con la pandemia (15%). Tra le ragioni rientra anche il contributo all’abbattimento degli sprechi (34%), la riduzione dell’impatto ambientale (19%), e la consapevolezza di cosa serve e di cosa invece si può fare a meno (15%).

La second hand è online

A guidare la compravendita dell’usato in Italia da marzo a oggi c’è sicuramente il canale online, utilizzato dal 77% degli acquirenti (vs 58% del 2019) e dall’81% dei venditori (vs 66% del 2019). Una crescita cifra dettata sicuramente dalla difficoltà della compravendita fisica in questi mesi, ma anche dalla digitalizzazione forzata portata dalla pandemia. Ma cosa comprano di seconda mano gli italiani? Prediletti da chi acquista sono soprattutto gli articoli legati a casa&persona (72%) seguiti da sport&hobby (58%), elettronica (56%) e veicoli (32%). Tra gli articoli più comprati spiccano libri e riviste (31%), arredamento e casalinghi (28%), articoli informatici (27%) come pc, tablet e portatili, telefonia (18%), ed elettrodomestici (17%), a conferma delle nuove abitudini di lavoro da casa e della riscoperta di alcune passioni personali sviluppate a partire dal primo lockdown.

Per il 67% diventerà un’abitudine anche in futuro

Per quanto riguarda le vendite, gli italiani hanno venduto principalmente oggetti della categoria casa&persona (68%), elettronica (52%), sport&hobby (48%) e veicoli (24%). Tra le categorie di articoli più venduti si trovano invece abbigliamento e accessori (28%), arredamento e casalinghi (25%), libri e riviste (22%), informatica (20%), ed elettrodomestici (17%). In ogni caso, il 67% di chi ha fatto second hand in questi mesi dichiara che diventerà un’abitudine anche in futuro, mentre per il 29% sarà un supporto economico finché continuerà la situazione di emergenza. Solo il 4% dichiara che non la utilizzerà più.

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Per le startup italiane finanziarie e assicurative il Covid è un’opportunità

Delle oltre 300 startup Fintech e Insurtech italiane censite nel 2020 il 54% non ha subito un impatto negativo dopo il primo lockdown. Anzi, sull’onda dei nuovi bisogni espressi dai clienti il 19% ha addirittura colto nuove opportunità di business.

“Il Covid ha impresso una decisa accelerazione alla digitalizzazione del settore finanziario e assicurativo italiano sia dal punto di vista della domanda sia dell’offerta di servizi – conferma Marco Giorgino, direttore scientifico dell’Osservatorio Fintech & Insurtech della School of Management del Politecnico di Milano -. Se il Fintech è sempre stato considerato un’opportunità, ora è diventato anche una grande necessità che non potrà che rendere più efficiente il sistema”.

Nell’emergenza è cresciuto anche l’uso di servizi Fintech e Insurtech

Da quanto emerge dall’analisi dell’Osservatorio Fintech & Insurtech risulta inoltre che dal lockdown è arrivata una spinta ai nuovi conti digitali. Ad aprile i clienti online delle banche sono aumentati in media del 17% rispetto allo stesso periodo 2019, le transazioni digitali sono cresciute del 32%, e i nuovi clienti acquisiti digitalmente sono saliti del 75%. Nell’emergenza è cresciuto anche l’uso di servizi Fintech e Insurtech, in particolare quelli di identità digitale (utilizzata dal 48% dei consumatori), di telemedicina inclusi nella polizza (6%) e di Robo Advisoring (6%), anche se alcuni pensano che l’effetto potrebbe essere di breve periodo, legato alle necessità contingenti.

Italiani pronti a sperimentare soluzioni alternative

Di fatto, a quanto emerge dall’analisi dell’Osservatorio gli italiani confermano la fiducia in banche e assicurazioni tradizionali, ma sono pronti a sperimentare soluzioni alternative. Soprattutto per piccoli finanziamenti, il 53% dei risparmiatori si affiderebbe ad attori innovativi, fra cui produttori di smartphone come Apple e Samsung (21%), startup (19%), siti di e-commerce come Amazon (19%), e aziende internet come Google e Facebook (17%), riporta Askanews.

I consumatori chiedono alle banche la stessa immediatezza di e-commerce e social network

L’emergenza sanitaria ha scosso le abitudini e le esigenze dei consumatori, ma ha portato anche innovazione. “Abituati all’interazione digitale con attori di e-commerce o social network, richiedono la medesima immediatezza ed efficacia ai servizi di banche e assicurazioni”, afferma Laura Grassi, Direttore dell’Osservatorio Fintech & Insurtech.

Anche in ambito finanziario emerge quindi la richiesta di una user experience di qualità, riferisce Insurzine.

“Velocità di risposta e trasparenza sono ormai caratteristiche imprescindibili, ma è da sottolineare come cresca l’attenzione alla sostenibilità – aggiunge Laura Grassi -. E l’esperienza richiesta dai consumatori a banche e assicurazioni può essere garantita solamente attraverso la collaborazione con altri attori e startup”.