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Gli italiani tornano a investire: sì al risparmio gestito no titoli di stato e “mattone”

La propensione al risparmio degli italiani, pari all’8,1% del reddito disponibile nel 2019, nel 2020 è aumentata al 15,6%, e oggi è pari al 13,1%. Per far ripartire gli investimenti sono disponibili tante risorse private, di cui una quota rilevante è in forma liquida sui conti correnti bancari degli italiani. Negli ultimi 10 anni, liquidità e depositi delle famiglie hanno infatti registrato un boom (+32,1%) e una crescita del 3,7% rispetto al 2020, volando sopra i 1.600 miliardi di euro. Al terzo trimestre 2021 è di 5.000 miliardi di euro il valore del portafoglio finanziario degli italiani, +25,5% negli ultimi dieci anni, e +5,9% rispetto al 2020. Sono alcuni risultati del Rapporto ‘Investire di più, investire nell’economia reale’, realizzato dal Censis in collaborazione con Assogestioni, l’Associazione italiana del risparmio gestito.

Metà risparmiatori pronti a “scongelare” un po’ di liquidità

Il Rapporto distingue quattro gruppi di risparmiatori: il 21,5% è impaurito, pronto ad ampliare l’attuale quota di liquidità, anche a scapito di altre forme di risparmio, il 30,8% è cauto, vuole preservare la propria quota di contante senza penalizzare altre forme di risparmio, e il 36,4% è un investitore moderato, pronto a investire almeno in parte il contante accumulato. I risparmiatori più audaci sono l’11,3%: solidi dal punto di vista patrimoniale, abituati agli investimenti azionari, sono propensi a investire in attività finanziarie ad alto rischio e alti rendimenti potenziali. In sintesi, circa la metà dei risparmiatori è pronta a scongelare un po’ della propria liquidità facendola affluire verso gli investimenti.

Investire “etico” e nelle Pmi italiane

Quali sono i requisiti degli investimenti che potrebbero stimolare le persone a dirottarvi risorse? Il 38,8% vorrebbe rendimenti più alti, il 25,6% costi dei servizi di gestione più bassi, il 22,8% rassicurazioni sul valore reale dell’investimento. Aiuterebbe a vincere paure e resistenze dei risparmiatori anche l’evoluzione di aspetti di contesto, come un sistema di welfare più ampio e rassicurante (28,0%) e un allentamento dell’incertezza generale (22,8%). Il 78,2% dei risparmiatori è poi propenso a effettuare investimenti etici, e il 54,4% investirebbe in Pmi italiane. Quanto ai titoli di Stato, il 71,7% non li acquisterebbe, mentre il 55,5% non reputa convenienti gli investimenti immobiliari. Insomma, i titoli di Stato, per ora, non hanno appeal e il mattone non è più ritenuto l’investimento sicuro e remunerativo.

Il ruolo dei consulenti finanziari

Il 40,0% degli italiani conosce gli strumenti del risparmio gestito. Tra chi li conosce, il 46,2% ne ha fiducia, e la propensione a investire in questi prodotti risulta buona: il 53,1% dei risparmiatori lo farebbe e il 10,9% lo ha già fatto in passato. Decisivo è il ruolo della consulenza finanziaria, da cui il 40,8% degli italiani si aspetta chiarezza, il 39,5% competenza, il 24,3% attenzione alle esigenze del cliente, il 21,7% esperienza. Positivo è anche il giudizio espresso dai consulenti finanziari: il 50,5% rileva che negli ultimi due anni è aumentata la fiducia dei clienti nel risparmio, e per il 48,6% la clientela si aspetta che i propri interlocutori infondano sicurezza in merito alle scelte di gestione dei propri soldi.

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Aumenta il cashless fra i giovani imprenditori italiani

Piccoli sì, giovani anche, ma tecnologicamente avanzati spese si tratta di modalità di pagamento. E’ quanto ha evidenziato l’ultimo Osservatorio Small Business di SumUp, che ha rilevato che in Italia, tra il 2021 e il 202, sono cresciuti del 35,6% i giovani imprenditori tra i 25 e i 29 anni titolari di un Conto Aziendale SumUp e del 66,6% quelli tra i 20 e i 24 anni. Gli analisti rilevano che diminuiscono i prelievi di contanti, che a marzo 2022 risultano del 36,3% inferiori rispetto allo stesso periodo del 2021, mentre sono sempre più diffusi gli acquisti online e le modalità di pagamento contactless. 

Le spese dei commercianti si concentrano su su alimentari e utility 

L’analisi ha esplorato anche quali siano gli ambienti in cui si concentrano maggiormente le spese da parte di commercianti. Si scopre così che, in linea con quello che sta accadendo a tutti i livelli della società, gli investimenti vanno nella direzione di alimentari e utility e cresce l’acquisto di carburante, soprattutto tra febbraio e marzo 2022 (+15%). “Dalla ricerca emerge uno spaccato interessante delle tendenze di spesa e di consumo degli imprenditori italiani, che inevitabilmente riflettono anche gli attuali cambiamenti economici cui stiamo assistendo a livello globale” sottolinea Umberto Zola, Growth Marketing Lead – Merchant Bank di SumUp. “La pandemia – sottolinea il manager- ha messo in difficoltà le aziende di tutte le dimensioni, per cui è senz’altro incoraggiante cominciare a vedere come i giovani si stanno stabilizzando e avviando attività in proprio”.

Digitalizzazione a 360 gradi

“Più in generale, i dati mostrano chiaramente il peso che stanno assumendo la spesa online e i pagamenti cashless, dovuto alla spinta alla digitalizzazione portata dalla pandemia. In SumUp abbiamo l’obiettivo di supportare i nostri commercianti nel miglior modo possibile, adattando i nostri servizi per soddisfare le esigenze in continua evoluzione del panorama aziendale. Proprio l’analisi di queste tendenze ci permette di affiancare al meglio i nostri clienti nelle loro attività” commenta anxcora Zola. I dati mostrano, in particolare, che a possedere un Conto Aziendale SumUp nel primo trimestre 2022 sono soprattutto i commercianti tra i 45 e i 49 anni (14,6%% del totale), seguiti dagli imprenditori tra i 40 e i 44 anni (14,1%). I più giovani (tra i 20 e i 29 anni) rappresentano quasi l’11%, ma sono in crescita rispetto al primo trimestre del 2021, quando rappresentavano il 7,4%.

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Cibo Made in Italy, boom per l’export

Il Made in Italy è sempre una certezza, a maggior ragione se si tratta di cibo. L’agroalimentare tricolore, infatti, ha registrato un vero e proprio boom nel 2021, raggiungendo i 50 miliardi di euro con una crescita di valore del 15% rispetto al 2019 e dell’11% sul 2020. “Più cibo italiano sulle tavole di tutto il mondo. L’effetto della pandemia, nei due anni tra 2020 e 2021, ha consentito all’agroalimentare made in Italy di incrementare la propria presenza meglio di quanto abbiano fatto molti avversari commerciali”: si apre così il servizio che il settimanale economico del Gambero Rosso, “TreBicchieri”, dedica all’agrifood. 

Pasta, olio, formaggi e vini superstar

I prodotti vincenti delle esortazioni sono stati prodotti quali la pasta, l’olio extravergine d’oliva, i formaggi, il vino, quest’ultimo definito come un “vero alfiere e protagonista” di una performance che lo ha portato a totalizzare bel oltre i 7 miliardi di euro, riporta una nota di Agi. E la sesta edizione del forum Agrifood monitor promosso da Nomisma con Crif, sistemi di informazioni creditizie, riferisce di una  “performance sorprendente” per il settore. E il 2021 viene definito “un anno straordinario per l’export italiano” secondo il giudizio di Denis Pantini, responsabile agroalimentare di Nomisma, proprio “grazie ad una crescita che ha coinvolto tutti i prodotti, portando a incrementi della quota di mercato dell’Italia in molti mercati mondiali”.

Le esportazioni in valore

In base ai dati raccolti, l’Italia ha visto aumentare nel corso del 2021 e rispetto al 2019 il suo peso a valore all’interno dei più importanti Paesi importatori, passando da 15,4% a 16% in Svizzera, da 7,8% a 8,7% in Germania, da 8,3% a 8,7 % in Francia, da 5,6% a 6,3% in Uk, da 4,4% a 4,7% in Australia, dal 3,1% al 3,5% in Russia. Stabili gli Usa (3,5%) mentre si perde qualcosa nel rapporto con la Cina, che passa dal 2% all’1,9%, soprattutto perché i cinesi, che hanno incrementato l’import in periodo pandemico di oltre il 45%, hanno acquistato in prevalenza commodity agricole, che non rappresentano il core business italiano, fatto invece di prodotti trasformati e lavorati.

I prodotti che fanno da traino

I prodotti che hanno fatto da traino sono stati vino, salumi e formaggi. Il vino si conferma il bene italiano in assoluto piu’ esportato, con una quota del 14% e un incremento a valore del 12,7% sul 2020 e del 10,3% sul 2019. Pertanto l’Italia, nell’agrifood, ha fatto meglio di altri importanti Paesi europei, come Francia e Germania, rimasti sotto il 10% (con crescite rispettive di +8% e +4%). Il nono posto, invece, l’Italia se lo aggiudica per valore dell’export agroalimentare mondiale, in una classifica che vede ai primi 5 posti gli Usa (148,6 mld), i Paesi Bassi (103,1%), il Brasile (83 mld), la Germania (75,4 mld) e la Francia (68,3 mld).

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Bonus revisione auto 2022: come richiederlo?

È online la piattaforma informatica Buono veicoli sicuri per chiedere il rimborso a compensazione dell’aumento delle tariffe per la revisione degli autoveicoli. A un mese dall’attivazione della piattaforma sono 23.645 i rimborsi in corso di erogazione dalla Motorizzazione civile. Rimborsi atti a compensare gli aumenti delle tariffe scattati dal primo novembre 2021 per la revisione di autoveicoli fino a 35 quintali, motoveicoli, ciclomotori e minibus (fino a 15 posti) nelle officine autorizzate.

Lo comunica il ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, a cui è affidato il compito di gestire le domande per l’accesso al Bonus introdotto dal 1° novembre 2021 dalla Legge di Bilancio dello scorso anno. Il Bonus sarà in vigore per tre anni, dal 2021 fino al 2023, e sarà di importo pari all’incremento della tariffa di revisione scattato da novembre.

Il rimborso è pari a 9,95 euro

Chi presenta domanda potrà quindi ottenere un rimborso pari a 9,95 euro, nei limiti delle risorse a disposizione, e sono già oltre 40.000 le domande presentate in relazione ai costi sostenuti da novembre e fino al 31 dicembre scorso. Secondo i dati del MIT pubblicati il 7 febbraio 2022, a richiedere il rimborso sono state in particolare 40.796 persone fisiche e 122 persone giuridiche.
Un dato al quale si affianca la notizia dell’avvio delle domande anche per le revisioni sostenute nel corso dell’anno in corso.

L’accesso all’agevolazione è consentito per un solo veicolo a motore e per una sola volta, e così come previsto dal decreto attuativo del 24 settembre 2021, il bonus è accessibile previa registrazione sull’apposita piattaforma telematica Buono veicoli sicuri, accessibile tramite il sito del Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili.

Sono necessarie le credenziali SPID

Accedendo al portale, esclusivamente mediante le credenziali SPID, è possibile inserire il numero di targa e la tipologia del veicolo per il quale si richiede il contributo. Dopo aver indicato i dati richiesti, sarà necessario indicare l’IBAN sul quale si intende ricevere il rimborso. Ai fini del riconoscimento del buono la Legge di Bilancio 2021 ha stanziato un totale di 4 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023. Risorse che costituiscono limite di spesa, e che pertanto rappresentano la soglia massima entro la quale il Ministero dei Trasporti potrà garantire l’erogazione del bonus revisioni. Così come evidenziato dal decreto attuativo, il contributo è riconosciuto secondo l’ordine temporale di ricezione delle richieste, e fino a esaurimento delle risorse disponibili.

Il pagamento avviene dopo i controlli effettuati dalla SOGEI

Considerando le risorse a disposizione non si tratterà di un click day, ma dal 1° marzo 2022 parte il contatore delle somme totali spese e di quelle che sarà ancora possibile richiedere per l’anno in corso, riporta informazionefiscale.it. Il pagamento avverrà dopo i controlli effettuati dalla SOGEI, che verificherà la validità e la correttezza dei dati inseriti relativamente al codice fiscale del richiedente, alla targa del veicolo e all’effettuazione della revisione, incrociando le informazioni a disposizione dell’anagrafe tributaria e quelle del Centro elaborazione dati istituito presso la Direzione Generale per la Motorizzazione.

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Ponte dell’8 dicembre: partire costa in media il 17,3% in più

Il ponte dell’8 dicembre 2021 è un ponte ‘salato’ per i 10 milioni di italiani che si sono messi in viaggio. A causa dei forti rincari di prezzi e tariffe sul fronte dei trasporti e delle vacanze, secondo il presidente del Codacons, l’avvocato Marco Donzelli, quest’anno trascorrere qualche giorno fuori casa in occasione delle festività dell’Immacolata costa in media il 17,3% in più rispetto allo scorso anno. Dal settore dei trasporti a quello dei viaggi fino alla ristorazione si registrano infatti aumenti a due cifre per molte voci di spesa. Una su tutte quella dei biglietti aerei, soprattutto per quelli dei voli internazionali, ma, denuncia il Codacons, anche mangiare al ristorante o dormire in albergo quest’anno è decisamente più oneroso.

Aumenti a due cifre per il settore viaggi

Insomma, viaggiare per il Ponte dell’Immacolata quest’anno è più caro. Sul settore dei viaggi si stanno infatti registrando aumenti a due cifre per moltissime voci. Come segnala il Codacons, in testa alla classifica dei rincari i prezzi dei biglietti aerei, con i voli internazionali che hanno subito su base annua un rincaro record del +51,3%, mentre i voli nazionali registrano un aumento del +18,9%. Per chi ha scelto di viaggiare in occasione del Ponte dell’Immacolata costa di più anche spostarsi via mare su navi e traghetti (+7,4%), mentre chi ha optato per un pacchetto vacanza deve mettere in conto una spesa maggiore in media del +11,5%.

Dai rincari non si salvano nemmeno ristoranti e alberghi

Un vero salasso anche spostarsi in auto, a causa dei rincari dei carburanti, con la benzina che oggi costa il 25,3% in più rispetto allo scorso anno e il gasolio aumentato addirittura del 27,9% in più. Del resto, dai rincari non si salvano nemmeno i ristoranti. Per mangiare fuori durante la festività dell’Immacolata si spende in media il 2,8% in più, ed è più caro anche dormire fuori: le tariffe degli alberghi hanno subito un rialzo del +4,4% su base annua, mentre per un villaggio vacanza si spende in media il 6,7% in più.

Il Codacons Passengers Complaint offre assistenza in caso di disservizi

Sul fronte del trasporto aereo il Codacons ricorda poi che in caso di ritardi, disservizi e cancellazioni dei voli, gli utenti potranno avvalersi della nuova piattaforma CPC (Codacons Passengers Complaint), lanciata dal Codacons per ottenere assistenza e avanzare le richieste di rimborso e indennizzo nei confronti delle compagnie aeree.

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Mercato del lavoro: la ripresa in Lombardia è sostenuta dai contratti a termine

Secondo dati Inps, nel secondo trimestre del 2021 in Lombardia il numero di contratti attivati nel settore privato è pari a 334 mila. Un numero pari a quasi il doppio rispetto allo stesso periodo del 2020, quando il mercato del lavoro risultava sostanzialmente congelato dalla situazione di emergenza sanitaria. Si tratta di un numero non lontano dai livelli del 2019, quando i contratti attivati nel settore privato erano 351 mila. Insomma, nonostante il mercato del lavoro sia stato messo a dura prova dalla pandemia da Covid-19, negli ultimi tre mesi dell’anno sembra dare segnali di ripresa, e in Lombardia è sostenuto soprattutto dai contratti a termine, ma anche da quelli stagionali, in somministrazione e intermittenti. Al contrario, le posizioni a tempo indeterminato confermano una dinamica negativa.

Le cessazioni sono lontane dai livelli pre-crisi

Sempre secondo i dati Inps, le cessazioni, pari a 264 mila movimenti in tutto, nonostante la crescita significativa (+38,5%) risultano tutt’ora lontane dai livelli pre-crisi, anche per via delle limitazioni ancora in essere sui licenziamenti nel primo semestre dell’anno. Il risultato è quindi quello di un saldo decisamente positivo, pari a +70 mila  posizioni, e in miglioramento sia rispetto al valore registrato un anno fa (-19 mila) sia a quello, pur positivo, del 2019 (+39 mila). Il contributo principale proviene dai contratti a termine, che aumentano di +48 mila posizioni, ma saldi positivi si registrano anche per i rapporti di lavoro stagionali (+14 mila), in somministrazione (+12 mila) e intermittenti (+11 mila), mentre si conferma la dinamica negativa delle posizioni a tempo indeterminato (-19 mila).

Più 96 mila unità di posizioni lavorative rispetto a un anno fa

Su base annua la variazione delle posizioni lavorative è stimabile in 96 mila unità in più, dato che rafforza la lieve crescita registrata nei primi tre mesi dell’anno (+9 mila) dopo le perdite occupazionali dei trimestri precedenti. Il miglioramento del mercato del lavoro è confermato anche dai dati relativi alle ore di Cassa Integrazione autorizzate, in marcato calo rispetto al picco di un anno fa (-59,9% considerando anche quelle autorizzate nei Fondi di Solidarietà), sebbene su livelli storicamente ancora elevati.

“Le imprese sono ancora caute nelle assunzioni a tempo indeterminato”

“L’occupazione in Lombardia si sta riprendendo e il percorso di uscita dalla crisi appare evidente nel primo semestre dell’anno – commenta Gian Domenico Auriche, Presidente di Unioncamere Lombardia -. Le imprese però sono ancora caute nelle assunzioni a tempo indeterminato e i riflessi positivi della ripresa sono prevalentemente concentrati nelle nuove assunzioni a tempo determinato, nei contratti di somministrazione e in altre forme di lavoro meno impegnative nel medio e lungo termine”.

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A luglio 2021 lieve flessione congiunturale per le vendite al dettaglio

Nel mese di luglio 2021 l’Istituto nazionale di statistica per le vendite al dettaglio stima un calo congiunturale del -0,4% in valore e del -0,7% in volume. Più in particolare, secondo le stime, le vendite dei beni non alimentari rispetto a giugno 2021 diminuiscono del -0,6% in valore e del -1,0% in volume, mentre quelle dei beni alimentari risultano stazionarie in valore e in lieve calo in volume (-0,3%). Nel trimestre maggio-luglio 2021, in termini congiunturali, le vendite al dettaglio stimate aumentano invece dello 0,5% in valore e dello 0,4% in volume. In questo caso, risultano in crescita le vendite dei beni non alimentari (+0,7% sia in valore sia in volume), mentre secondo l’Istat restano sostanzialmente invariate quelle dei beni alimentari. IN questo caso, la crescita del +0,1% in valore compensa infatti la diminuzione del -0,1% in volume.

Andamento positivo su base tendenziale: +6,7% in valore e +8,8% in volume

Andamento diverso, e decisamente più positivo, per quanto riguarda le vendite a livello tendenziale. Su base tendenziale, infatti, ovvero rispetto allo stesso periodo del 2020, a luglio 2021 le vendite del commercio al dettaglio aumentano del 6,7% in valore e dell’8,8% in volume. L’incremento, si legge sul documento rilasciato dall’Istat, riguarda sia le vendite dei beni alimentari, che risultano pari a un aumento del +4,4% in valore e del +4,2% in volume, sia quelle dei beni non alimentari, che aumentano del +8,5% in valore e del +12,3% in volume.

Beni non alimentari, variazioni tendenziali in rialzo per tutti i gruppi di prodotti

Tra i beni non alimentari, l’Istituto nazionale di statistica registra variazioni tendenziali positive per tutti i gruppi di prodotti.
Gli aumenti maggiori riguardano soprattutto il segmento Abbigliamento e pellicceria (+15,4%) e quello che comprende Calzature, articoli in cuoio e da viaggio (+12,0%), mentre l’Istat rileva incrementi più contenuti per Utensileria per la casa e ferramenta (+1,4%) e Dotazioni per l’informatica, telecomunicazioni, telefonia (+2,3%).

Rispetto a luglio 2020 aumenta il valore delle vendite in tutti i canali distributivi

Inoltre, sempre secondo la relazione dell’Istituto nazionale di statistica, e sempre rispetto a luglio 2020, il valore delle vendite al dettaglio cresce in tutti i canali distributivi. La grande distribuzione cresce infatti del +5,6%, il commercio elettronico del +6,4%, le vendite al di fuori dei negozi del +2,6%, e le imprese operanti su piccole superfici del +8,2%, a conferma del ritorno degli acquisti da parte dei consumatori presso i negozi di prossimità.

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Digital Business, dalla Lombardia oltre 14 milioni di euro per l’innovazione

Obiettivo, modernizzare le PMI della Lombardia, da sempre vero motore economico della Regione. Per sostenere e accompagnarle verso l’inevitabile – e fondamentale – processo di innovazione per stare sui mercati di oggi, Regione Lombardia e dalle Camere di Commercio lombarde hanno assegnato contributi miliardari alle aziende che hanno aderito alla misura Digital Business per E-Commerce e Voucher digitali I4.0. I fondi in totale ammontano a 14 milioni di euro, che sono stati assegnati a 1.382 micro, piccole e medie imprese della Regione. “Un dato che testimonia l’impegno comune a sostegno di innovazione e digitalizzazione per la crescita delle attività economiche e imprenditoriali. Oltre agli 11 milioni e mezzo di euro iniziali si sono sommati altri 3 milioni e 200 mila euro stanziati da Regione Lombardia per soddisfare una platea più ampia di imprese che hanno aderito ai bandi. Le MPMI ammesse al contributo per la linea Voucher Digitali I4.0 sono state 783, alle quali si sommano altre 599 imprese per la linea E-Commerce” si legge in una nota della Regione.

Un sostegno che non si ferma

Anche se i contributi hanno già raggiunto valori significativi, dalla Regione fanno sapere che l’intenzione è proseguire lungo questa strada. “Numeri importanti – ha detto l’assessore allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia, Guido Guidesi, che testimoniano quanto le imprese abbiano apprezzato lo sforzo di Regione Lombardia e Unioncamere Lombarde. Dopo aver verificato il grande interesse per l’iniziativa abbiamo deciso di aumentare l’investimento economico per dare la possibilità al maggior numero di aziende di beneficiare di questa opportunità”.

Valorizzare competenze e professionalità

Anche Lara Magoni, assessore al Turismo, Marketing territoriale e Moda di Regione Lombardia, ha ribadito il valore di questa operazione. “Ancora una volta Regione Lombardia dimostra con i fatti la sua vicinanza al mondo produttivo, in particolare ai comparti del turismo, della moda e del design, fortemente colpiti dalla pandemia. La rinascita  parte da azioni profonde e condivise che guardino all’innovazione e alla digitalizzazione. L’obiettivo è valorizzare le competenze e le professionalità delle nostre aziende, senza dimenticare la tradizione e l’operosità tipiche lombarde”.
“Il digitale e l’e-commerce sono sempre più utilizzati dai nostri imprenditori per rilanciare la propria attività” ha poi aggiunto Gian Domenico Auricchio presidente di Unioncamere Lombardia. Ne abbiamo avuto conferma dal successo riscontrato da questa misura messa in campo da Regione e dal Sistema camerale lombardo che ha visto esaurire 14 milioni di euro in poco tempo. Le Camere di Commercio lombarde con questa iniziativa confermano l’impegno costante a sostenere i processi di innovazione e digitalizzazione delle micro, piccole e medie imprese lombarde e promuovere la crescita in ottica Impresa 4.0”.

E-Commerce e Voucher digitali I4.0, le somme erogate

Complessivamente, per Voucher digitali I4.0  sono state ammesse 783 domande ed erogati contributi per 8.272.987,33 euro Sul fronte E-Commerce sono state accettate 599 domande ed erogati contributi per 5.691.612,98 euro.

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L’Advertising online in Italia supera la raccolta TV e traina la ripresa

Il mercato dei Media in Italia, tra raccolta pubblicitaria e ricavi dalla vendita di contenuti, ha chiuso il 2020 a 14,5 miliardi di euro, -6% rispetto al 2019. La componente pubblicitaria ha raggiunto 7,9 miliardi di euro, in calo di circa 700 milioni, riportando così il mercato ai valori del 2015. Un dato negativo, anche se le stime effettuate a inizio pandemia prevedevano una flessione addirittura in doppia cifra. Il calo è imputabile principalmente alla componente pubblicitaria (-8%) rispetto alla componente dei Media a pagamento (-4%). L’Internet advertising pesa però il 43% del totale e supera per la prima volta in Italia la Tv (41%). Sono alcune evidenze dell’Osservatorio Internet Media della School of Management del Politecnico di Milano.

Internet Advertising a 3,45 miliardi di euro, +4%

Il valore dell’Internet Advertising a fine 2020 ha raggiunto i 3,45 miliardi di euro (+4% rispetto al 2019). “Nonostante durante la prima ondata dell’emergenza sanitaria il canale Internet avesse subito una forte contrazione – dichiara Andrea Lamperti, Direttore dell’Osservatorio – nei periodi successivi si è registrata una buona ripresa, in particolar modo nell’ultimo trimestre del 2020″.
All’Internet advertising seguono Stampa (9%), Radio (4%) e Out of Home (3%). Per quanto riguarda i contenuti Media a pagamento (6,6 miliardi di euro, meno 300 milioni), nel 2020 è rimasto predominante il fatturato di Tv (63%) e Stampa (28%), mentre la componente legata al canale Internet vale il 9% (6% nel 2019).

Le prime stime per il 2021

La ripresa per l’Internet Advertising continuerà anche nel 2021, con una crescita del +14% e un mercato che potrebbe superare il valore di 3,9 miliardi di euro. Questo, “grazie soprattutto ai nuovi investimenti online di soggetti che a causa della pandemia hanno dovuto riposizionarsi sui canali digitali”, aggiunge Lamperti. Investimenti aggiuntivi che saranno destinati in particolare agli Over The Top. Il mercato dell’Internet Advertising rimane infatti concentrato sulla componente affidata agli OTT (78% nel 2020, +2%), prevista al 79% a fine 2021. Se si depura questa quota dal valore che le piattaforme in programmatic, gestite da questi player, restituiscono agli editori locali, la percentuale si assesta al 74% per il 2020 e al 75% per il 2021.

Un modello sempre più applicato anche “fuori” dall’online

Il ‘modello Internet’ poi è sempre più applicato anche al di fuori dell’online. Il Digital Out Of Home (la componente su schermi digitali della cartellonistica tradizionale) si è attestato sui 48 milioni di euro, e nel 2021 si attende una buona ripresa, anche se lontana dai valori del 2019 (85 milioni).
L’Addressable TV raccolta dai broadcaster (la modalità di erogazione pubblicitaria su televisori connessi alla rete, che permette ai broadcaster di offrire spot personalizzati in termini di contenuti e formati) è cresciuta del +51%, raggiungendo 26 milioni di euro, e nel 2021 si attende una crescita nello stesso ordine di grandezza.

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Lombardia, lo stato di salute del manifatturiero un anno dopo

Criticità e aspettative delle aziende lombarde del manifatturiero a un anno dallo scoppio della pandemia. Ha scattato questa fotografia, che ritrae lo stato di salute delle imprese regionali, la Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e Unioncamere Lombardia. Al centro dello studio, le conseguenze della pandemia e le strategie di reazione adottate dalle imprese nell’ambito delle attività trimestrali di monitoraggio del manifatturiero. Le interviste sono state realizzate nella prima metà di aprile 2021, in zona rossa e arancione.

Approvvigionamento, clienti e organizzazione i problemi da affrontare

Nel manifatturiero le criticità prevalenti sono legate a problemi con i clienti e gli ordinativi (problema segnalato dal 32,4% delle imprese industriali di Milano, il 28,6% di Monza Brianza, il 25% di Lodi). A Lodi il dato più importante sono i problemi di approvvigionamento/organizzazione col 29,5%, che per Milano e Monza Brianza sono rispettivamente il 22,8% e 26,4%. Con la ripresa della domanda mondiale stanno inoltre emergendo anche difficoltà di reperimento dei materiali e significativi rincari delle materie prime e semilavorati.  Le dichiarazioni rilasciate dagli imprenditori dipingono una situazione difficile anche se in lento miglioramento. Una situazione che, tra l’altro, presenta due facce: da una parte chi è in crisi, dall’altra chi gode di ottima salute. La percentuale che afferma di non avere alcun problema è abbastanza elevata (16,2% per Milano, 14,3% per Monza e Brianza, ancora più alta, con il 22,7%, per Lodi). Le imprese che dichiarano di aver subito perdite difficilmente recuperabili sono il 10,1% per Milano, 14,3% per Monza Brianza, 9,1% per Lodi.

La cassa integrazione per mantenere l’occupazione

In questo periodo di difficoltà, le imprese hanno fatto largo impiego degli ammortizzatori sociali. Infatti, il 37,3% per Milano, il 29,3% per Monza Brianza, il 27,3% per Lodi dichiara di aver utilizzato recentemente la Cassa Integrazione. Questo strumento ha permesso di limitare il ricorso a provvedimenti con impatti maggiormente negativi sull’occupazione come la riduzione dell’organico e il mancato rinnovo dei contratti in scadenza. Nell’industria il 26,3% delle imprese di Milano, il 32,1% di Monza Brianza, il 36,4% a Lodi ha dichiarato di non aver avuto ripercussioni o di avere aumentato l’organico, con imprese in espansione (22,8% a Milano, 20% a Monza Brianza, 18,2% a Lodi).

Lo smart working? Non durerà

Interessanti i dati sullo smart working: oltre la metà delle imprese lo ha adottato durante la pandemia nell’industria (62,1% a Milano, 59% a Monza Brianza e 55% a Lodi). Ma non tutte le imprese hanno espresso la volontà di rendere strutturale questa modalità di lavoro, anzi. Il 52% delle aziende di Milano, il 64,6% di Monza Brianza, il 54,2% di Lodi si sono infatti espresse per il no. Il ritorno ai ritmi e alle situazioni della “vita precedente” sembra quindi più vicino, anche da questo punto di vita.