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Smart working, un alleato per “lavorare bene”

In che modo lo smart working può diventare una formula collaudata, capace di portare benefici all’interno delle organizzazioni e ai lavoratori, anche nel post-emergenza? Risponde il white paper dal titolo Lavorare bene. Lo smart working come alleato, pubblicato da Cefriel, il centro di innovazione digitale fondato dal Politecnico di Milano.  Di fatto lo smart working è stato prorogato, e due sono le misure che ne riguardano il prolungamento: una riguarda la proroga fino al 31 agosto dello smart working semplificato per il settore privato, l’altra, la proroga fino al 30 giugno per i lavoratori fragili o i genitori di figli con fragilità.

Definire un modello organizzativo e policy adeguate

Secondo i dati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, nel periodo di completa remotizzazione, il 28% ha sofferto di tecnostress e il 17% di over working. Questo dimostra che non si può parlare di smart working senza aver definito un modello organizzativo e delle policy adeguate che lo rendano attuabile e positivo per tutte le parti interessate.
“La vita in ufficio serve a creare cultura, allineamento e coaching diffuso, ma occorre considerare il fatto che il poter lavorare da remoto garantisce flessibilità e work-life balance – spiega Alfonso Fuggetta, CEO e direttore scientifico di Cefriel -. Trovare un equilibrio si può: la chiave del successo è definire progetti di smart working disegnati sulle esigenze delle persone, con focus sul raggiungimento degli obiettivi e bilanciamento tra le diverse necessità personali e aziendali”. 

Quali regole per orientare il nuovo, imminente, corso del lavoro agile?

Quali sono, quindi, le regole che possono orientare il nuovo, imminente, corso dello smart working? Innanzitutto sarà necessario ripensare gli spazi, prevedendo luoghi per interazioni e luoghi di isolamento. Una possibile evoluzione degli spazi in questo senso vedrà la costruzione di isole progettuali, in cui le persone non avranno una scrivania assegnata, ma si riuniranno intorno a un team di progetto. Allo stesso tempo, sarà necessario regolare i tempi di lavoro, evitando che lo smart working diventi lavoro da remoto senza vincoli di orario. Le indicazioni da questo punto di vista sono quelle di evitare le riunioni tra le 13 e le 14.30, evitare di chiedere il coinvolgimento dei colleghi, salvo imprevisti, al di fuori dell’orario lavorativo e nel weekend. E nel caso si predispongano mail in questi range temporali, ritardarne l’invio.

Serve una leadership generativa ed empatica

Lavoro agile non significa lavoro solitario, riporta Ansa, per questo una delle priorità individuate da Cefriel riguarda proprio il valore delle relazioni negli ambienti lavorativi, che vanno mantenute anche da remoto. Inoltre, questa nuova modalità richiede un ripensamento sui modelli di leadership: lo smart working ha bisogno di una leadership generativa, empatica, attenta allo sviluppo e al benessere delle persone. Un modello ispirato a uno stile ‘contingente’ e flessibile, che tenga conto delle differenze fra collaboratori inesperti e maturi, e fra Junior e Senior, e in cui sia il leader ad adattare le sue azioni in base al livello di maturità di chi lo segue.

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Il 90% degli italiani legge le etichette alimentari prima di acquistare

Un’abitudine consolidata per il 90% dei consumatori italiani: guardare l’etichetta dei prodotti alimentari prima di acquistarli. Un segno tangibile di un cambiamento culturale e di uno stile di vita più sano, perché prestare attenzione all’etichetta significa scoprire la data di scadenza dei prodotti (75%), la provenienza geografica (61%) e l’assenza di prodotti ‘dannosi’ per la salute (47%). È quanto emerge da una ricerca di Banco Fresco, la catena food presente in Lombardia e Piemonte. Tra le etichette più ‘convincenti’, la ricerca segnala quelle con le diciture ‘senza antibiotici’ (59%), ‘senza conservanti’ (53%), seguite da ‘senza zuccheri’ e ‘senza polifosfati’, entrambe al 29%.

Sale il livello di preparazione sul sistema di etichettatura

La salute, dunque, viene prima della dieta. Basti pensare che il 52% dei consumatori individua negli additivi le sostanze ritenute più dannose, più del sale (12%), dello zucchero (12%) e dei grassi in generale (11%). Secondo l’indagine, risulta alto anche il livello di preparazione circa il sistema di etichettatura. Quello attuale è ritenuto abbastanza chiaro dal 78% del campione, anche se ci sono ancora lacune da colmare, come la conoscenza del significato corretto della dicitura ‘Consumare entro…’, che solo un terzo dei consumatori ha dimostrato avere ben chiaro, riferisce Ansa.

Più attenzione alla salute

Gli italiani, quindi, sono sempre più attenti alla propria salute, e non solo dal punto di vista dell’alimentazione, ma anche da quello sportivo. Il 64% fa infatti sport abitualmente o saltuariamente, e il 92% prova a seguire una dieta abbastanza sana ed equilibrata. E questo si vede anche dalle abitudini di acquisto durante la spesa, dato che la maggior parte degli italiani (62%), come primo fattore guarda l’etichetta e i relativi ingredienti dei prodotti, perché il ‘contenuto’ supera il valore del marchio, nonché le attività di promozione e scontistica. Tanta, poi, anche l’attenzione al Made in Italy e all’indicazione geografica dei cibi (DOP, DOC, DOCG, IGP), che per l’81% costituisce un elemento determinante al momento dell’acquisto.

Evitare gli sprechi, anche dopo la data di scadenza

Solo un quarto del campione però non è a conoscenza della regola secondo cui gli ingredienti sono elencati dal più al meno presente, ma più della metà sa esattamente quali sono gli elementi obbligatori per legge che devono figurare su tutte le etichette alimentari (ingredienti, scadenza, presenza di allergeni, quantità netta, valori nutrizionali, provenienza geografica).  Ma il consumatore italiano è anche attento a evitare gli sprechi. La ricerca di Banco Fresco rivela che giunti alla data di scadenza, prima di buttare via i prodotti, i consumatori nel 60% dei casi controllano che le proprietà organolettiche non siano variate, e quindi, se possibile, preferiscono consumare l’alimento. D’altronde gli italiani sono già abituati a controllare da soli la bontà dei prodotti. Nel 94% dei casi quando si tratta di frutta e verdura la preferenza ricade sui prodotti ‘sfusi’.

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I giovani passano sempre più tempo davanti ai device

I genitori sono preoccupati: l’87% di loro ha riscontrato sui propri figli effetti negativi dovuti a un ricorso sempre maggiore della tecnologia nella vita quotidiana. Dalla ricerca condotta dall’Istituto Piepoli per conto del Moige, il Movimento italiano genitori, emergono dati preoccupanti sul fenomeno: da quando è scoppiata l’emergenza pandemica, escluso l’impegno per la DAD, il tempo trascorso dai ragazzi davanti ai device tecnologici è aumentato del 67% (+48% nel nord ovest, +71% nel nord est, +71% al centro, +74% al sud, +76% nelle isole)
Un altro dato significativo emerso è quello delle conseguenze dovute all’aumento del ricorso al digitale sui rapporti sociali tra i bambini e gli adolescenti. Il 52% dei genitori, infatti, ha segnalato la perdita del contatto fisico con gli altri coetanei.

Effetti negativi soprattutto sui ragazzi delle isole
A livello territoriale, la ricerca segnala come i giovani delle isole abbiano maggiormente risentito dell’aumento di utilizzo di device. Addirittura il 94% degli intervistati ne ha riscontrato gli effetti negativi, mentre il 77% riconosce che l’uso dei device ha compensato la mancanza di relazioni aiutando i figli ad affrontare la chiusura forzata e mantenere così le relazioni sociali. Per questo motivo è partito da Ravenna il web tour del progetto Comunità in rete contro i cyber risk, promosso dal Moige, con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Un progetto contro il cyberbullismo
La campagna coinvolgerà 400 scuole primarie e secondarie di I e II grado sul territorio italiano, oltre a studenti, Giovani Ambasciatori, docenti e genitori degli studenti con l’obiettivo di diffondere una cultura digitale per sensibilizzare sui rischi connessi a un uso improprio delle nuove tecnologie.
Il progetto ha inoltre lo scopo di supportare i ragazzi nell’acquisizione di competenze per una gestione costruttiva dei conflitti interpersonali, fornire alle famiglie una formazione digitale consapevole per fronteggiare i pericoli della rete, contrastare il fenomeno delle fake news e informare l’opinione pubblica per contrastare la trasmissione, anche involontaria, di comportamenti devianti ai minori.

Studenti in prima linea per promuovere l’uso corretto del web
Gli studenti saranno protagonisti in prima linea per promuovere l’uso corretto del web, e verrà messo a disposizione delle scuole anche il Centro mobile digitale, una piattaforma con contenuti realizzati da esperti raggiungibili in qualsiasi momento.
Anche i Comuni prenderanno parte all’iniziativa, tramite la creazione di uno sportello territoriale per integrare i servizi di supporto e welfare nelle scuole, integrando la presenza di figure specializzate a fronteggiare tempestivamente fenomeni di bullismo e cyberbullismo.

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Lavoro: emergenza giovani, occorre ridurre mismatch tra domanda e offerta

Nel panorama europeo, l’Italia ha il minor tasso di occupazione degli under 40, il 32% (contro una media in Europa del 41%), con una contrazione degli occupati in questa fascia d’età che ha toccato i due milioni dal 2011 a oggi. Un trend che permane negli anni, e che la pandemia ha contribuito ad acuire, sebbene nel secondo trimestre 2021 siano stati 233.500 i posti vacanti nell’industria e nei servizi, con un costo annuo generato dal mancato incontro tra domanda e offerta di lavoro stimato dal Censis in 21 miliardi di euro, l’1,2% del Pil. Ma come ridurre mismatch tra domanda e offerta di lavoro? Alla questione cerca di rispondere un focus realizzato dalla Fondazione studi consulenti del lavoro. 

Stabilire un rinnovato sistema di formazione dei lavoratori

Il focus, dal titolo L’emergenzialità della questione giovanile, mette a sistema la scarsa offerta di formazione tecnica (sono solo 116 gli Its sul territorio nazionale), con le criticità lamentate dalle aziende in fase di reclutamento e le basse retribuzioni in ingresso dei giovani. Secondo i consulenti del lavoro sarebbe quindi opportuno stabilire un rinnovato sistema di formazione dei lavoratori, e in parallelo, procedere alla definizione di un sistema nazionale di certificazione delle competenze, che garantisca ai singoli la possibilità di mettere in trasparenza, anche attraverso la blockchain, le esperienze di apprendimento ottenute.

Avvicinare i ‘pandemials’ alle nuove esigenze delle aziende

E ancora, investire in formazione tecnica, a livello secondario e terziario, per avvicinare l’offerta di lavoro, soprattutto per i ‘pandemials’, i giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni, alle nuove esigenze delle aziende. Stage, tirocinio e apprendistato possono quindi rappresentare, secondo i dati contenuti nel focus, strumenti di raccordo tra momento formativo e mondo del lavoro, anche in una visione prospettica di rilancio e consolidamento di vantaggi competitivi e duraturi per il Paese.

Investire nella promozione delle competenze Stem

È urgente pertanto, riferisce Adnkronos, investire nella promozione delle competenze Stem e nell’istruzione professionale per creare profili facilmente assorbibili dal mercato. Colmare il divario che tiene distante chi cerca e chi offre lavoro è infatti necessario, sia per rendere più competitive le aziende italiane sia per invertire quella tendenza che vede crescere i Neet (acronimo inglese di Neither in Employment or in Education or Training, ovvero coloro che non sono impegnati nello studio, né nel lavoro né nella formazione), e il ricorso ai sussidi pubblici.

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Plastica, cittadini nel mondo d’accordo sul no al monouso

I cittadini del mondo sono sempre più sensibili rispetto ai temi ambientali: e la questione plastica è uno degli argomenti più scottanti, proprio per la difficoltà di smaltire correttamente questo materiate. Resta il fatto che, a livello globale, quasi 9 persone su 10 sono favorevoli all’introduzione di un trattato vincolante, a livello internazionale, per contrastare l’inquinamento da plastica e quasi 8 persone su 10 concordano sul fatto che la plastica monouso dovrebbe essere vietata il più presto possibile. Lo rivela l’ultimo sondaggio internazionale di Ipsos, condotto in 28 paesi e realizzato in collaborazione con Plastic Free July, che ha indagato il punto di vista dell’opinione pubblica su diverse questioni riguardo l’utilizzo della plastica.

Sì a un trattato internazionale

In media, nei 28 Paesi esaminati, l’88% degli intervistati crede sia essenziale, molto/abbastanza importante avere un trattato vincolante, a livello internazionale, per contrastare l’inquinamento da plastica. In generale, l’America Latina (LATAM) e il Medio Oriente/Africa, insieme ai Paesi BRIC, mostrano i più alti livelli di accordo sull’importanza di un trattato internazionale.  In Italia, la percentuale è maggiore rispetto alla media internazionale: il 94% dei cittadini ritiene fondamentale avere un trattato per contrastare l’inquinamento da plastica. Ancora, gli intervistati si dimostrano sensibili nei confronti dei packaging. In tutti i Paesi coinvolti nell’indagine, una media dell’82% delle persone è d’accordo nel voler comprare prodotti che usino meno imballaggi di plastica possibile. In generale, l’America Latina mostra i livelli più alti d’accordo seguita dalle Nazioni BRIC. Al contrario, il Nord America e i Paesi del G-8 mostrano un livello di consenso più basso.  In Italia, l’86% dei cittadini afferma di essere intenzionata ad acquistare prodotti che utilizzino minor quantità di plastica nel packaging.

Divieti e riciclo

Una media del 75%, in tutti i Paesi esaminati, concorda sul fatto che la plastica monouso dovrebbe essere vietata il più presto possibile. I Paesi dell’America Latina e del BRIC mostrano i livelli di accordo più alti. In Italia, anche in questo caso, la percentuale di chi ritiene necessario il divieto della plastica monouso è più alta della media internazionale, con l’83% dei cittadini d’accordo. In media, a livello internazionale, l’85% delle persone ritiene che i produttori e i rivenditori dovrebbero essere responsabili di ridurre, riutilizzare e riciclare i packaging di plastica. L’area dell’America Latina mostra i più alti livelli di accordo seguito dall’Europa. In Italia, l’89% degli intervistati afferma che produttori e rivenditori abbiano una certa responsabilità nella riduzione, riutilizzazione e riciclaggio della plastica.

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Speranza e voglia di cambiamento: per gli italiani il 2022 è così

Speranza e timore sono le parole che le persone maggiormente associano a questo 2022 appena iniziato. In parallelo, si percepisce anche la voglia di cambiamento, di benessere e aumenta la preoccupazione per il climate change. Ecco alcune delle evidenze emerse dalla survey “2022, Coming Soon – Consumer”, appartenente al Rapporto Coop 2021, condotta in collaborazione con Nomisma.  

Le parole dell’anno

Speranza, ripresa, cambiamento: come l’anno scorso, sono queste le prime parole che gli italiani decidono di associare al 2022 (vengono riportate, rispettivamente, dal 32%, il 16% e il 15% delle persone). A queste segue il termine “timore”, citato più del doppio delle volte rispetto al 2021 (si passa dal 3% al 7%): in particolare, è proprio nella Generazione Z (i nati tra il 1997 e il 2012) che si registra la media più alta di coloro che accostano questo stato d’animo al nuovo anno (lo fa il 9% di questo segmento). Allo stesso tempo, è sempre in questa fascia d’età che si trova la percentuale maggiore di chi, pensando al 2022, spera in un cambiamento (il 19%). In relazione a ciò che ci potrebbe aspettare nei mesi futuri, i manager della community coinvolti nella survey hanno sottolineato alcuni fattori che potrebbero frenare la ripresa. Nello specifico, gli esperti hanno individuato possibili ostacoli principalmente nell’instabilità politica (menzionata dal 47%), nei ritardi nell’attuazione del PNRR (46%) e nella crescita dei prezzi (39%), stimata a + 2,9%.

Gli obiettivi da raggiungere

C’è anche tanta voglia di benessere, o comunque di vivere meglio, nella whislist degli italiani. Così,  nell’attesa che la pandemia finisca, gli italiani definiscono nuovi obiettivi su cui concentrarsi in futuro. Questi parlano, soprattutto, del bisogno di cambiamento a partire proprio da se stessi: nei programmi per il 2022, infatti, appaiono ai primi posti il desiderio di prendersi cura della propria persona (citato dal 57%), seguito dalla necessità di cercare un nuovo equilibrio tra lavoro e vita privata (56%) e di rivedere le priorità della vita (55%); inoltre, quasi 1 italiano su 3 (il 29%) programma di cambiare lavoro nel corso del 2022. In generale, “costruire qualcosa di nuovo” rappresenta il motto riferito al post pandemia per il 21% delle persone. 

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Italia, cresce il numero di brevetti innovativi: +5,3% le invenzioni pubblicate in Europa

Anche in anni difficili come quelli che abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo, l’Italia si conferma un paese di inventori. Che, alla faccia della pandemia, non ha paura di cambiare e scoprire nuove possibilità. A conferma di questo fatto, che fa ben sperare per l’economia italiana e per tutto il sistema Paese, sono i dati elaborati da Unioncamere-Dintec sui brevetti. L’Italia innovativa, quella che fa ricerca e produce brevetti a livello europeo, sta infatti crescendo. Sono 4.465 le domande di brevetto italiane pubblicate dall’European Patent Office (EPO) nel 2020, secondo l’analisi effettuata da Unioncamere–Dintec, il 5,3% in più dell’anno precedente. Dal 2008 le invenzioni italiane protette a livello europeo sono state quasi  52mila e per quasi l’80% si devono a soggetti (imprese, enti di ricerca e persone fisiche) residenti nelle regioni settentrionali. “I dati sui brevetti italiani in Europa – sottolinea il presidente di Unioncamere, Andrea Prete – dimostrano che il nostro Paese ha una capacità di innovazione importante non solo nei settori ad alta intensità di conoscenza ma anche in quelli tipici dell’Italian style”.

I campi in cui maggiormente si esprime la capacità innovativa 

I campi delle “necessità umane” e delle “tecniche industriali e trasporti” assorbono più della metà della capacità innovativa made in Italy. Nel primo rientrano i brevetti relativi ad ambiti diversi di attività: dall’agricoltura all’abbigliamento, passando per il tabacco e lo sport; il secondo ha a che fare, invece, con le tecnologie della manifattura e dell’automotive. Rispetto al 2019, gli incrementi maggiori riguardano soprattutto alcuni settori che rendono l’Italia famosa nel mondo: +53% per le innovazioni riguardanti i prodotti tessili e la carta (passati da 75 a 114) e +10%, appunto, per le “necessità umane” (935 i brevetti pubblicati nel 2019, 1.033 quelli del 2020).

Un brevetto su 5 si riferisce alle KET

Un brevetto su 5 di quelli pubblicati dall’EPO nel 2020 si riferisce alle KET (Key Enabling Technologies), le tecnologie che la Commissione Europea ha definito abilitanti a tutti gli effetti. Tra le 6 categorie delle KET (biotech, fotonica, materiali avanzati, nano e micro–elettronica, nanotecnologie e manifattura avanzata), la manifattura avanzata, quella cioè che si riferisce all’automazione e ai robot, fa ulteriori passi avanti: nel 2020 qui vi sono 53 domande di brevetti in più, per complessive 670 pubblicate. Va bene anche la fotonica, utilizzata per la trasmissione dei dati all’interno delle fibre ottiche, che registra 25 brevetti in più rispetto all’anno precedente, per complessive 74 invenzioni pubblicate dall’EPO nel 2020. A livello geografico, con 1506 brevetti, è la Lombardia la regione più attiva, seguita da Emilia Romagna (con 703 domande di brevetti), Veneto (con 596) e Piemonte (480). 

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Come sarà il 2022? Il 77% dei cittadini del mondo è ottimista

Il 2022 sarà un anno migliore del 2021, in quasi tutti gli ambiti che impattano sulle nostre vite. Ad affermarlo è l’ultimo sondaggio Ipsos, condotto in 33 Paesi del mondo, che ha raccolto le opinioni e il sentiment dei cittadini. Ovviamente, e non poteva che essere così dopo quasi due anni di pandemia, il principale tema è il Covid-19. Anche su questo fronte gli intervistati si dichiarano fiduciosi: il 56% delle persone coinvolte nell’indagine, a livello internazionale, crede che più dell’80% della popolazione mondiale riceverà almeno una dose di vaccino Covid nel 2022. I latinoamericani sono molto ottimisti, con cifre che salgono all’81% in Perù, al 76% in Brasile e al 69% in Cile. Gli europei sono più scettici sulla più ampia distribuzione del vaccino, dove le cifre scendono al 51% in Italia, al 42% in Francia, al 38% in Svizzera e al 33% in Germania. cittadini sono ottimisti sul fatto che il 2022 sarà un anno migliore.

Clima e ambiente, fra timori e responsabilità

Anche il cambiamento climatico è un tema molto sentito, e che incute una certa preoccupazione. La maggior parte delle persone, nei Paesi oggetto dell’indagine, crede che nel 2022 ci saranno più conseguenze del cambiamento climatico. A livello internazionale, il 60% degli intervistati ritiene più probabile la manifestazione di eventi meteorologici estremi nel proprio Paese nel 2022 rispetto all’anno appena trascorso. Questa percentuale aumenta nei Paesi Bassi (72%), in Gran Bretagna (69%), in Italia e Australia (entrambi 68%). Anche per tutelare l’ambiente, il 45% degli intervistati si aspetta che le persone ridurranno i viaggi in aereo rispetto al 2019. I cittadini asiatici sono i sono più fiduciosi, con il 68% in Cina, il 67% a Singapore e il 66% in Malesia. In Italia, invece, la percentuale è pari al 46%.

Economia e società

Per quanto riguarda l’economia, in generale i cittadini dei 33 Paesi si aspettano che i prezzi di beni e servizi aumentino in misura maggiore e più velocemente rispetto alle loro entrate (il 75%). L’opinione è condivisa appieno dagli italiani, dato che il 76% dei nostri connazionali è preoccupato dagli aumenti, mentre solo un terzo dei giapponesi (33%) vive questo timore. In media, a livello internazionale, soltanto il 35% si aspetta di vedere i mercati azionari di tutto il mondo crollare; quota che diminuisce ulteriormente in Italia (29%). Per quanto concerne la società, il 71% prevede che i centri delle città dei propri Paesi torneranno ad essere occupati man mano che le persone torneranno a lavorare regolarmente negli uffici. In Cina, 9 persone su 10 (87%) ritiene probabile che ciò accada, aspettative simili sono registrate anche in Sud America in cui il 78% in Argentina, Brasile e Colombia si aspetta un’occupazione dei centri delle città del proprio Paese. In Italia, la percentuale è leggermente superiore alla media internazionale, pari al 74%. 

Più tolleranti? Insomma…

Anche il modo di rapportarsi all’altro è stato oggetto dell’indagine. A livello globale, solo tre intervistati su dieci (28%) ritengono probabile che le persone nel proprio Paese diventino più tolleranti gli uni verso gli altri. La percentuale sale al 60% in India, ma diminuisce drasticamente in Francia (9%). In Italia è pari al 20%.

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Second hand, un trend che piace agli zinnellials

Rispettare l’ambiente, concedersi qualche sfizio extra, avere accesso a prodotti di alta gamma altrimenti impossibili da acquistare e gestire in modo corretto le risorse: sono queste, in estrema sintesi, le ragioni del successo del mercato second hand fra i giovani italiani. Gli zillennials – ossia l’universo degli under 40 appartenente alle due macrocategorie della GenZ e dei Millennials – si dimostrano dei veri e propri fan degli acquisti di seconda mano. A dirlo è una recente ricerca condotta da Bva Doxa per contro della piattaforma Wallapop, specializzata nella vendita di articoli second hand. Intitolata “GenZ&Millennials: due generazioni a confronto”, la ricerca esplora in particolare il tema della compravendita di oggetti usati mettendo a confronto le abitudini dei giovani dai 18 ai 40 anni.

Un fenomeno globale

Comprare oggetti di seconda mano è oggi un fenomeno globale: in base ai dati del report, sono ormai il il 90% degli under 40 a farlo almeno occasionalmente e oltre la metà (52%) in modo regolare. Ma quali sono le ragioni che spingono ad acquistare ogni genere di prodotti che hanno già un passato? Come riporta ancora la ricerca, ripresa da Italpress, per gli zillennials la second hand rappresenta una scelta sostenibile che rispetta l’ambiente (93%), intelligente (92%), che rende accessibili anche prodotti di alta gamma (30%) e permette di “togliersi” qualche sfizio senza costi eccessivi (28%). “Ridare vita agli oggetti” (52%) diventa però il desiderio principale di entrambe le generazioni, nell’ottica di un’economia circolare che sembra ormai far parte della vita quotidiana.

La seconda vita degli oggetti va di moda

Se sul tema della compravendita di oggetti usati entrambe le generazioni sembrano mantenere una linea comune, diversa invece la percezione del “possesso” e della “condivisione” dei propri oggetti: è infatti la GenZ a essere più propensa a condividere (30%): gli oggetti non vanno tanto posseduti, quanto usati in condivisione, il che permette anche di abbassare i costi dell’utilizzo. Oggi quindi il mercato del “second hand” è tutt’altro che fuori moda, è anzi molto più vicino al concetto di sostenibilità intelligente che sembra mettere d’accordo due generazioni apparentemente così diverse come Millennials e GenZ. “Comprare articoli di seconda mano”, commenta Giuseppe Montana, Head of Internationalization di Wallapop, “è il modo perfetto per acquistare quello di cui si ha bisogno a un prezzo più vantaggioso e assicurarsi un guadagno extra grazie agli oggetti che non si usano più. Ma è anche molto di più perchè ogni acquisto su Wallapop alimenta un consumo responsabile, allungando la vita dei prodotti ed evitando la loro sovrapproduzione”. 

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Il Black Friday in Italia si allunga e diventa Black Month

È l’Italia il paese in cui il Black Friday riscuote più successo, con una propensione all’acquisto e un budget di spesa ipotizzato superiore al resto d’Europa, e in crescita anno dopo anno. L’annuale indagine di Idealo evidenzia infatti come il 65,6% degli acquirenti online italiani sia interessato ad acquistare un prodotto durante il Black Friday. Ormai però non è solo il Venerdì Nero a essere dedicato dei supersconti, ma l’intero weekend è segnato dalle offerte. Di più, si allunga anche l’intero periodo, tanto che ormai si parla di novembre come il Black Month.

Un budget medio di 273 euro

Secondo Idealo il budget medio degli italiani online per gli acquisti durante il Black Friday è di 273 euro. La media del budget di spesa previsto è più alta per gli uomini (294 euro) rispetto alle donne (240 euro), e aumenta con l’età, più basso per i giovani tra i 18 e 24 anni (212 euro) e più alto per gli adulti tra i 55 e 64 anni (356 euro) Gli sconti del Black Friday non si palesano però solo l’ultimo venerdì di novembre, spesso cominciano già a inizio mese, tanto che gli esperti del settore parlano ormai di Black Month. Per questo è importante controllare le offerte online e offline con un certo anticipo.

I Millennials sono i più propensi agli acquisti. Soprattutto da mobile

Lo scorso anno più della metà dei consumatori italiani online (58,2%) ha dichiarato di aver acquistato un prodotto online durante il Black Friday 2020 e, tra questi, la maggior parte sono giovani. Tra gli utenti tra 18 e 24 anni, sia uomini che donne, la percentuale è infatti pari al 66,3%. Anche secondo un’indagine Shopify i più propensi agli acquisti sono soprattutto i giovani, seguita da quella 35-54 anni (92%) e dagli over 55 (78%). La Generazione Z e i Millennials faranno shopping soprattutto da mobile (66%), tramite app per lo shopping (24%) e social media (17%), in particolare, su Instagram (57%) e Facebook (46%).

Il 35,4% acquisterà anche i regali di Natale

Per quanto riguarda i prodotti, riporta Ansa, oltre a quelli di elettronica anche le console di gioco sono tra i prodotti più ‘attesi durante le giornate di sconti e promozioni, con un interesse online aumentato del +50,4% nell’ultima settimana. Gli italiani hanno anche imparato a pianificare in anticipo gli acquisti: il 69,2% dei consumatori online dichiara di prepararsi al Black Friday facendo una lista dei prodotti che interessano o prendendo nota dei prezzi. Il 35,4% degli italiani dichiara inoltre di voler acquistare regali di Natale durante Black Friday.  Secondo una ricerca promossa da Sitecore, il 40% degli italiani con meno di 44 anni effettuerà gli acquisti di Natale prevalentemente o totalmente online e il 73% prevede di acquistare almeno un regalo durante il Black Friday.