Quali autorizzazioni servono per avviare un salone da parrucchiere?

Certamente il settore bellezza ed estetica oggi è tra quelli in grado di garantire la sicurezza di un ritorno economico per gli imprenditori.

Nessuno infatti può fare a meno di un parrucchiere o barbiere per tagliare e sistemare i capelli nel corso dell’anno. Inoltre tantissime persone oggi sono abituate ad usufruire periodicamente di servizi di bellezza come quelli proposti nei centri estetici, o che possono riguardare semplicemente la cura delle mani e dei piedi, sia per quel che riguarda le unghie che per altro.

Dunque parliamo di un settore in cui la clientela è garantita, a patto chiaramente di essere bravi nel riuscire a fidelizzare il cliente e fare in modo che torni più volte anche in futuro. Una delle domande che ci si pone tra le prime in assoluto quando si desidera avviare questo tipo di attività è quella inerente le eventuali autorizzazioni necessarie per poter avviare un salone da parrucchiere.

I dubbi riguardano infatti sicuramente l’iter burocratico ma anche la parte economica che concerne l’investimento necessario e tutte quelle piccole cose che possono essere utili per fare la differenza.

Avviare un salone da parrucchiere: l’iter burocratico

Per avviare un salone da parrucchiere è necessario seguire il seguente iter burocratico, in ordine cronologico:

Aprire la partita IVA

Iscriversi presso il registro delle imprese della Camera di Commercio

Comunicare al comune di residenza l’avvio dell’attività

Regolarizzare la propria posizione con l’Inps e l’INAIL

Effettuare eventuali lavori di ristrutturazione nei locali

Mettere a norma gli impianti elettrici e idrici

Ottenere il nulla osta della ASL di competenza per quel che riguarda igiene e sicurezza

Pagare il canone RAI se nei locali esiste una TV

Va ricordato inoltre che l’imprenditore che avvia questa attività deve necessariamente essere in possesso della licenza e del titolo di studio che consente di poter operare in qualità di parrucchiere, così come tutti i suoi collaboratori.

I costi da considerare

Chiaramente una delle voci più importanti, quella che può far eventualmente desistere dall’idea di avviare un salone da parrucchiere, è quella relativa ai costi da sostenere.

Questi possono anche essere non indifferenti ed è giusto per questo motivo esaminarli uno per uno in anticipo. Cominciamo con il dire che l’affitto dei locali è la prima voce di spesa da considerare. L’importo chiaramente è variabile in base alle dimensioni dei locali prescelti e della zona in cui ci si trova.

Vanno considerati poi i costi relativi ad eventuali ristrutturazioni dei locali o messa a norma degli impianti idrici ed elettrici. Certamente bisogna pensare poi a tutto quel che riguarda gli arredi e le forniture per parrucchieri.

Nel caso in cui si pensa di assumere sin dall’inizio del personale, vanno considerati in questo caso anche gli stipendi ed i relativi contributi pensionistici da versare. In linea di massima, possiamo dire che avviare un salone da parrucchiere costa all’incirca tra i 30000€ ed i 50000€.

Questi dunque i costi da considerare se si desidera avviare una attività di salone da parrucchiere.

In seconda analisi, dunque in un momento successivo, potrebbe presentarsi anche la necessità di aprire un sito internet, il cui costo può oscillare tra le 500€ e le 1000€, oppure fare inizialmente un po’ di attività di volantinaggio per far scoprire a tutti la propria attività nel quartiere.

Conclusione

Se stai pensando dunque di diventare un imprenditore ed operare nel settore estetica e bellezza avviando un salone da parrucchiere, adesso sai che l’iter burocratico da seguire per l’avvio della tua nuova attività è quello qui presentato.

Inoltre, hai adesso a disposizione uno specchietto dei costi molto affidabile che puoi considerare quando formulerai il tuo business plan.

Vantaggi e svantaggi dell’ aria compressa

L’aria compressa è oggi particolarmente adoperata nell’industria e nel settore dei cantieri in generale, inclusi quelli stradali. Sono tantissimi infatti i macchinari e gli strumenti pneumatici che sfruttano la potenza dell’aria compressa per lavorare, molti dei quali sono molto comuni e a tutti noti. Adoperare l’aria compressa comporta inoltre determinati vantaggi e anche alcuni tipi di svantaggi, e queste differenze fanno comunque sì che l’aria compressa sia da preferire all’energia elettrica e al lavoro dell’acqua.

Questo è il motivo per il quale sono sempre più numerose le realtà che adottano l’aria compressa all’interno di cantieri e industrie per velocizzare il lavoro e renderlo più preciso. Vediamo allora in dettaglio quelli che sono i vantaggi e gli svantaggi dell’aria compressa, così da riuscire ad avere un quadro più completo.

I vantaggi dell’utilizzare l’aria compressa

Economica: l’aria compressa è disponibile in quantità illimitata in quanto è sufficiente semplicemente prelevarla dall’atmosfera e lavorarla per poterla utilizzare, dunque non ha un costo. Questo è probabilmente uno dei vantaggi più importanti in assoluto.

Sicura: dato che l’aria compressa non ha alcuna capacità di esplosiva, a differenza dei gas, possiamo affermare che il rischio di incidenti è davvero basso.

Abbondanza: l’aria è disponibile in quantità pressoché illimitate sulla terra e dunque si tratta di una sostanza che non scarseggia affatto, e che tutti possiamo reperire senza sforzo.

Ecologica: l’aria compressa non inquina e dopo l’utilizzo essa viene restituita direttamente all’ambiente senza che avvenga alcun tipo di contaminazione.

Rapidità: è possibile ottenere aria compressa rapidamente ogni volta che serve, semplicemente azionando il compressore.

Possiamo inoltre aggiungere che, a differenza di altri strumenti adoperati ad esempio in idraulica, l’aria compressa non ha bisogno di alcun tipo di ritorno verso il generatore ma viene direttamente restituita all’ambiente.

I moderni compressori industriali sono inoltre facili da montare e non richiedono particolare manutenzione. Sono anche facili da trasportare e la loro installazione è semplice e veloce, non richiede molto tempo.

Gli svantaggi dell’utilizzare l’aria compressa

Umidità: nella fase in cui l’aria esce dal compressore può avere una temperatura piuttosto elevata che può causare il raffreddamento e la seguente formazione di condensa nel momento in cui va ad attraversare la linea distribuzione.

Ciò può causare dunque la presenza di acqua all’interno dei macchinari o del prodotto finito, e questo tipo di inconveniente è uno dei più comuni quando si adopera l’aria compressa ma che può essere risolto adottando degli specifici filtri per l’umidità.

Rumore: Il compressore è in grado di produrre un discreto rumore, per cui si fa bene a posizionarlo in un luogo che comunque sia lontano da quello in cui avviene la produzione. In alcuni casi è consigliabile l’utilizzo di silenziatori per ridurre drasticamente le emissioni rumorose, in altri è sufficiente fornire ai dipendenti delle semplici cuffie antirumore.

Conclusione

A fronte di pochi svantaggi dunque, i vantaggi dell’utilizzare l’aria compressa nell’industria o nei cantieri di lavoro sono davvero tanti e tutti importanti. Vale dunque certamente la pena fare questo tipo di investimento se non lo si è ancora fatto dato che è in grado di accelerare notevolmente il lavoro quotidiano, migliorando al tempo stesso la precisione e dunque la qualità del prodotto finale.

Ricordiamo infine che i moderni compressori industriali non necessitano di grande manutenzione, per cui è possibile considerare anche questo tipo di risparmio nel calcolo dell’ammortamento dei costi. Tali macchinari sono anche in grado di garantire un ottimo risparmio energetico, il che da un lato è un’ottima notizia per chiunque ne faccia utilizzo, dall’altro è un modo veramente valido di prendersi cura della natura e dell’ambiente che ci circonda.

Codici Sconto Shein: cosa sono e come risparmiare

Pochi conoscono i Codici Sconto Shein da applicare durante l’acquisto sul sito di Shein e che puoi trovare anche sul sito di Sconti e Buoni. Ottenere un significativo risparmio è sempre possibile e basta applicare il codice pubblicato al carrello per vedersi ridurre il prezzo finale dell’acquisto o ottenere un bonus.

Come si usano i Codici Sconto Shein?

Siamo sicuri che a questo punto ti chiederai come fare per risparmiare con il codice sconto Shein e ottenere un prezzo ancora più vantaggioso per i tuoi acquisti low cost. Semplice, bastano pochi click per accedere ad offerte esclusive direttamente dal sito Sconti e Buoni, venendo reindirizzato alla pagina con i prodotti in saldo o scoprendo il codice da copiare e incollare sul sito del portale di abbigliamento e accessori.

Non ti resta che fare shopping in modo più conveniente, da sola o in compagnia, con un intero negozio a disposizione raggiungibile direttamente dal soggiorno di casa tua. Ricorda: i codici sconto Shein hanno un valore limitato nel tempo e sul sito Sconti e Buoni ne trovi sempre di nuovi e aggiornati per i tuoi acquisti online.

Shein: una vasta offerta di prodotti

Prima conosciuto come Sheinside, questo grande ecommerce ha visto la luce nel 2008 e da allora conquista donne e ragazze appassionate di moda e soprattutto ben disposte nei confronti dello shopping online. I saldi Shein, ad esempio, sono l’occasione ideale per rifarsi il guardaroba e acquistare i must have di stagione o fare un regalo fashion a chi si ama. Il sito funziona in modo semplice e intuitivo e abbigliamento e accessori sono suddivisi in categorie, per trovare facilmente quello che si sta cercando.

Dal maglione al minidress, dal jeans alla moda mare senza dimenticare scarpe e borse: tutti i prodotti Shein si caratterizzano per uno stile unico e sorprendente. Non solo: i codici sconto Shein comprendono anche accessori per il make up, la cura del corpo e dei capelli. Per ogni prodotto puoi contare su un apposito coupon sconto Shein, rendendo i momenti di shopping ancora più piacevoli.

Ricorda: fare shopping sul web con Shein è semplice e sicuro. Non devi preoccuparti di nulla e grazie al comune metro da sarta e alle guide disponibili sul web anche la scelta delle taglie sarà davvero semplice. Non puoi sbagliare… e se accade il reso è gratuito entro 30 giorni dall’acquisto. A questo punto non ti resta che accomodarti sul divano e trovare il codice sconto Shein più adatto a te!

Più tecnologia in casa con i climatizzatori smart

Tornare a casa in una calda giornata estiva e trovare l’ambiente già fresco, è il desiderio di tutti noi. Quello che fino a qualche anno fa poteva sembrare soltanto un sogno, oggi è realtà grazie ai climatizzatori smart. Questi dispositivi di nuova generazione riescono a collegarsi al Wi-Fi di casa e dialogano con il nostro smartphone tramite apposite App, consentendo dunque di regolarne il funzionamento anche a distanza quando non ci troviamo in casa.

Grazie a questo tipo di tecnologia, quando entriamo in casa possiamo già trovare la temperatura a noi gradita dato che abbiamo noi impostato l’accensione del dispositivo a distanza un pò prima del nostro rientro tra le mura domestiche.

Più comfort e meno consumi

Sfruttando questo tipo di climatizzatori connessi al Wi-Fi possiamo impostare la temperatura da noi preferita e l’orario o il momento preciso in cui il dispositivo deve accendersi o successivamente spegnersi. Ciò offre dei vantaggi anche per quel che riguarda il consumo di energia, in quanto la gestione dell’accensione dello spegnimento del dispositivo in qualsiasi momento ci consente di monitorare e ottimizzare quelli che sono i consumi del nostro condizionatore d’aria.

Le App infatti consentono anche di sapere esattamente quelli che sono i consumi in dettaglio, così da poter avere un’idea alquanto precisa di quello che stiamo consumando a livello energetico.

Vivi in una casa più smart!

Dunque, anche la climatizzazione dell’aria in casa diventa smart in virtù dei nuovi dispositivi che possono collegarsi al Wi-Fi ed essere gestiti da qualsiasi tipo di dispositivo mobile. Esistono a questo proposito diversi modelli di climatizzatori Samsung che si connettono al Wi-Fi, e dunque fai bene a scegliere uno di questi modelli se ami la domotica e preferisci avere la possibilità di gestire i tuoi elettrodomestici anche quando non sei in casa.

Completa la decorazione di casa con le sculture luminose

Accessori e ornamenti vari sono perfetti per completare l’arredo di casa dando quel tocco speciale ad ogni tipo di ambiente, dalla camera da letto al soggiorno passando per la cucina. Senza determinate soluzioni in grado di arricchire e portare un importante contributo in fatto di stile, la tua casa non sarebbe la stessa e non sarebbe in grado di infondere nei visitatori quella bella sensazione di atmosfera accogliente che si respira sin dal primo sguardo.

I complementi d’arredo più interessanti

Decorare gli interni di casa significa regalare un’esperienza originale a tutti coloro i quali vi poseranno gli occhi, senza attenersi a standard preesistenti ma lasciandosi guidare dal proprio gusto e mostrando il proprio stile di vita e tratti della propria personalità attraverso le soluzioni prescelte.

Si tratta di una filosofia progettuale che tante persone desiderano apportare, facendo in modo che la propria abitazione possa rispecchiare il proprio modo di essere in tutte le sfaccettature. Non è semplicemente e unicamente lo stile a determinare gli arredi da scegliere, ma anche soprattutto i propri gusti e la voglia di stupire i visitatori.

Puoi decidere di optare per un complemento piuttosto che per un altro in base alla tua personalità, in base allo stile degli arredi esistenti o cercando direttamente di creare un contrasto. Esistono complementi in legno, vetro, ferro ed altri materiali tra i quali puoi scegliere: ciascuno è in grado di apportare un contributo diverso in fatto di stile, atmosfera e messaggio, sta a te individuare la soluzione più adeguata al contesto.

Le sculture luminose

Tra questi, sicuramente le sculture luminose rappresentano la novità più interessante sul mercato: bellissime creazioni in grado di intrecciare in maniera armoniosa luci e geometrie, forme e materiali, arte e design. Questi arredi così ricercati sono in grado di valorizzare ogni ambiente creando dei giochi visivi veramente particolari, e per questo sono diventati oggetto del desiderio di quanti amano arredare ed arricchire casa in maniera elegante e particolare.

Spettrometria e sue applicazioni

La spettrometria ottica consente di capire quale sia la composizione chimica di una lega metallica, adoperando una scarica che viene creata all’interno dello spazio riempito da gas esattamente tra un elettrodo ed un saggio del materiale che si è deciso di analizzare. Tale scarica dà vita a delle radiazioni sulla superficie del campione in questione, e le relative lunghezze d’onda variano in base alla tipologia di materiale che lo compone. Il cosiddetto spettro di questa radiazione viene successivamente suddiviso in semplici righe che consentono di misurare l’intensità di ciascuna. Alla fine del processo, tali intensità sono minuziosamente convertite in specifici valori per ciascuno degli elementi riscontrati.

A cosa serve la spettrometria ottica

La spettrometria ottica è dunque molto importante soprattutto per classificare e analizzare i materiali. Per effettuare tale tipo di test è necessario disporre di un campione che abbia una sezione piana di almeno 0,5 cm quadrati. Gli spettrometri sono dunque degli strumenti che hanno il compito di misurare e analizzare le componenti spettrali di un materiale. Grazie allo spettroscopio ottico è dunque possibile andare a misurare lo spettro della radiazione magnetica e scoprire particolari interessanti su ciò che si sta analizzando.

A cosa si applica la spettroscopia ottica?

Oggi la spettroscopia ottica può vantare diversi campi di applicazione, e sostanzialmente vi si fa ricorso per identificare e classificare composti e materiali di ogni tipo, siano essi organici o meno. Ricorrono dunque alla spettroscopia ottica realtà del settore industriale, militare, medico e scientifico, tra gli altri.

Tale classificazione viene eseguita attraverso specifiche camere spettrali, ovvero particolari tipi di telecamere che riescono a combinare misura e analisi associando a ciascun pixel il relativo aspetto luminoso. Dunque le camere spettrali rappresentano oggi un importante elemento del processo che consente di analizzare e monitorare ciascun procedimento produttivo in maniera tale da accertarsi che la qualità del prodotto finale sia sempre molto elevata

Monitorare gli ingressi tramite badge: quali vantaggi?

Registrare i passaggi ingresso e in uscita di tutte le persone che transitano all’interno di una sede in cui si svolge un’attività lavorativa è molto importante per garantire la sicurezza di tutti, soprattutto per quel che riguarda i dipendenti. Evitare infatti che eventuali malintenzionati possono accedere furtivamente, o comunque senza autorizzazione, all’interno dei locali nei quali viene svolta l’attività lavorativa, è di grande importanza per la sicurezza di tutti.

Inoltre, riuscire ad impedire a tutti coloro i quali non sono autorizzati, di entrare all’interno della sede aziendale è molto importante anche per fare in modo che non vengano eventualmente sottratti macchinari, dispositivi e tutte quelle attrezzature che vengono impiegate per le attività di lavoro quotidiane che possono avere anche un valore economico non indifferente.

Le ragioni per le quali vanno dunque filtrati gli accessi all’ingresso della sede aziendale sono molteplici, e riguardano sia aspetti prettamente economici che anche la sicurezza dei dipendenti nonché la tutela dei beni e delle risorse aziendali.

I badge rappresentano la soluzione perfetta

Uno dei metodi più efficaci e convenienti dal punto di vista economico per effettuare tale tipo di filtro, è adottare i classici badge che consentono l’apertura dei tornelli solo a quanti sono in possesso del badge personale, cioè i dipendenti ed il personale autorizzato in genere.

Cotini srl propone dei badge timbratura, di prossimità o magnetici in base alle preferenze, che sono perfetti per le necessità di qualsiasi azienda che desidera regolare gli accessi, le uscite e sapere in ogni momento dove si trovano i propri dipendenti all’interno della sede.

Tali badge sono assolutamente personalizzabili in quanto a colore, grafica, possibilità di inserimento logo e fotografia del dipendente.

È possibile ordinarne un quantitativo commisurato al numero di dipendenti o collaboratori che si prevede di dotare di tale dispositivo, ed è possibile usufruire della spedizione gratuita per quegli ordini il cui totale supera le 100€.

Acquistare o vendere un immobile a Monza

L’agenzia Giordano Mischi opera da oltre trent’anni nel settore immobiliare, e la sua affidabilità e serietà sono ampiamente riconosciute. L’agenzia è specializzata in soluzioni abitative di prestigio nella zona di Monza e della Brianza: parliamo dunque di immobili di lusso ma anche ville a Monza, attici ed altre soluzioni d’alto profilo. Lo staff garantisce sempre una consulenza chiara ed efficace, grazie all’immensa passione per questo lavoro ed il costante aggiornamento su ogni aspetto di questo settore. Passione e voglia di migliorarsi sono infatti dei capisaldi di questa rinomata agenzia, e rappresentano due fattori che le hanno consentito di ottenere grandi consensi e soprattutto la soddisfazione di chi ha già provato il servizio.

Se la tua necessità è quella di individuare un immobile o una villa che possa fare al caso tuo, l’agenzia Giordano Mischi si occuperà per te di effettuare specifiche valutazioni circa le potenzialità e le caratteristiche di ciascun immobile, fornendoti al tempo stesso consulenza tecnica per eventuali interventi di ristrutturazione e assistenza legale dall’inizio alla fine della tua esperienza d’acquisto. Se desideri invece  vendere un immobile, l’agenzia si occuperà di effettuare per te specifiche ricerche di mercato e studio dei migliori canali per la compravendita. Saranno adottate inoltre adeguate campagne pubblicitarie, conformi al livello di privacy richiesto dal cliente, e verranno forniti report periodici per aggiornare sull’efficacia della strategia di vendita e sulle visite effettuate da coloro che si sono mostrati interessati all’acquisto.

Il livello del servizio offerto è dunque davvero di prim’ordine, e ciò pone l’agenzia immobiliare Giordano Mischi in cima alle preferenze di quanti desiderano acquistare o vendere un immobile a Monza e in Brianza. È possibile fissare un appuntamento con un consulente contattando il recapito telefonico 0392315115, e la sede si trova in Via Italia 39 a Monza, all’interno di un elegante edificio storico.

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Google Maps ha un antenato italiano: IperMilano

Google Maps è diventato lo stradario 2.0, uno strumento ormai indispensabile per gestire i nostri spostamenti quotidiani. Non tutti sanno, però, che l’irrinunciabile app di Google ha il suo antenato in Italia. Alla fine degli anni ‘80, due studentesse dell’università statale di Milano, Marina Bonomi e Marcella Logli, laureate nell’anno accademico 1988-89 e oggi manager affermate, hanno presentato una tesi che partendo dal concetto di ipertesto lo applicava alla componente umana e sociale della città di Milano. IperMilano, questo il nome del progetto, era in pratica una sorta di antesignano di Google Maps e di Google Earth, nonché capostipite di una serie di altri progetti realizzati prima su cd-rom, poi attraverso internet, e poi attraverso le piattaforme Ott che oggi utilizzano la realtà aumentata.

Collegare testi, immagini, suoni, video con gli ipertesti

“Lo studio degli ipertesti – racconta Logli in un’intervista alla testata online Giornalettismo – ha dato modo di offrire una sponda alla nostra ricerca. Si poteva mettere insieme testo in sequenza, grazie al linguaggio Hypercard introdotto sul mercato da Apple Computer nel 1987, che aiutava a disegnare pezzi di conoscenze. L’ipermedialità ci consentiva, infatti, di collegare testi, immagini, suoni, video”.
Le laureande hanno quindi immaginato di poter utilizzare questa tecnologia per descrivere la città di Milano.
“Avevamo impostato il progetto secondo tre viste – spiega Bonomi -. La prima vista era quella aerea: dall’alto avevi di fatto il menu di tutta Milano (istituzioni, università, teatri, cultura, negozi) ed era correlato alla mappa interattiva. A mio avviso, si può paragonare a quello che oggi rappresenta Google Maps”.

Tra Google Earth e il metaverso

“La seconda vista era quella naturale o a terra: cliccando sulle varie icone che avevamo realizzato, si passava alla videata con le rappresentazioni fotografiche – continua Bonomi -. È un po’ quello che oggi è Google Earth. Poi, c’era la possibilità di passare da un livello concettuale a un altro: le icone, alcune in inglese e alcune in latino, ci permettevano di accedere alle informazioni su quello che si stava vedendo. Si poteva accedere alle informazioni sul Duomo, sui negozi: questa è la iper-realtà, una sorta di anticipazione del concetto di metaverso”.

L’interfaccia grafica user friendly utilizzava per la prima volta le icone

Per realizzare IperMilano le studentesse lavoravano nell’ecosistema Macintosh, con gli strumenti all’epoca tra i più avanzati in senso assoluto: Hypercard per realizzare ipertesti con link a testi, suoni e video, il linguaggio di programamzione C++ per la simulazione, ad esempio, dell’espletamento di una pratica burocratica nel comune, e ProLog per creare percorsi cittadini indicando un luogo di partenza e uno di arrivo.
Il tutto reso con un’interfaccia grafica user friendly che utilizzava per la prima volta le icone, riporta Adnkronos.
“Abbiamo costruito, con diversi anni di anticipo, una realtà virtuale”, commenta Bonomi. L’elemento nuovo, sottolinea Logli, è stata “sicuramente la riproduzione della realtà artificiale, un preambolo della realtà virtuale”.

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Futuro incerto per 1 italiano su 2. Cresce la propensione al risparmio

Il Covid lascia un segno profondo sulle aspettative di vita futura degli italiani: per 1 su 2 il prossimo decennio sarà caratterizzato da instabilità e precarietà, ma anche da una profonda incertezza e da una maggiore propensione al risparmio. Salute e famiglia restano, oggi come in futuro, i primi beni da assicurare. Dopo la pandemia, il 40% dei single italiani con figli piccoli si dice pronto a sottoscrivere una nuova copertura assicurativa, il 13% dichiara di averla già stipulata, il 28% avrebbe voluto farlo, ma ha dovuto rinunciare per far fronte ad altre priorità di spesa. Lo rivela una ricerca BVA-Doxa condotta per la II edizione dell’Osservatorio Change Lab, Italia 2030, realizzato da Groupama Assicurazioni.

Segnati da Covid e guerra, gli italiani amplificano le loro paure

Per 1 italiano su 2 (48%) il segno più evidente lasciato dalla pandemia è una sensazione generale di precarietà. Preoccupa anche l’incertezza riguardo alle prospettive finanziarie future (42%), che induce a una maggiore propensione al risparmio (33%).
Percezioni amplificate tutte ulteriormente dalla guerra russa- ucraina, che ha accentuato la sensazione generale di instabilità in 6 italiani su 10 (60%). L’insorgenza di nuovi conflitti internazionali è una delle maggiori preoccupazioni (57%), così come l’idea di perdere i propri cari (39%), avere gravi problemi di salute (36%), non riuscire a mantenere economicamente la propria famiglia (33%) e perdere i propri risparmi (28%).

Cresce il bisogno di protezione

Famiglia e figli sono in cima alla classifica dei beni più cari da proteggere (47%), seguiti da salute (41%), patrimonio e risparmi (30%). Per 4 italiani su 10 (39%) diventa prioritario garantire una serenità economica ai propri familiari facendo fruttare i capitali messi da parte. Più di 1/3 degli intervistati (34%) avrebbe voluto investire i propri risparmi, ma lo ha fatto solo il 20%. Il 14% non è ancora riuscito a concretizzare questo desiderio (27% giovani) mentre il 35% non ha avuto la possibilità di investimenti economici. I motivi principali degli investimenti effettuati sono far crescere i capitali risparmiati (46%), assicurarsi un futuro economicamente più tranquillo (31%), e non tenere ‘fermi’ troppi soldi sul conto (50%).

2030 tra incertezza e speranza

Provando a immaginare la propria vita da qui a 10 anni, il 51% degli italiani dichiara di vedere una prospettiva decisamente incerta. A far da contraltare è un 43% che trova nella speranza il sentimento che rispecchia maggiormente la propria visione del prossimo decennio. Per il 33% sarà il cambiamento/trasformazione a farla da padrone, ma il 26% non nega di avere paura del futuro, percentuale che sale al 34% nella fascia dai 18-34 anni. Ecco perché guardando al futuro, tra le coperture assicurative la salute rimane prioritaria per 4 italiani su 10 (40%), percentuale che sale al 64% per i single con figli grandi. Seguono le polizze sulla vita (28%), la previdenza integrativa (26%), e le soluzioni di investimento (14%), soprattutto per i più giovani (21%).

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730 precompilato, le novità del 2022

E’ già disponibile on line il modello 730 precompilato, a cui si può accedere con le credenziali del sistema pubblico di identità digitale (spid), carta d’identità elettronica (cie), carta nazionale dei servizi (cns). Il documento può essere integrato di varie informazioni, corretto e ovviamente inviato all’Agenzie delle Entrate entro il 30 settembre. Per le persone fisiche, invece, il documento va spedito entro il 30 novembre.

Delegare la gestione della dichiarazione a un familiare

La novità del 2022, riporta Adnkronos, è la possibilità di affidare la gestione della propria dichiarazione a un familiare. In particolare, sarà possibile conferire una procura al coniuge o a un parente (o affine) entro il quarto grado attraverso un apposito modello, disponibile sul sito istituzionale dell’Agenzia. Il modello potrà essere inviato dal contribuente (rappresentato) direttamente online tramite i servizi telematici, allegando copia della carta d’identità del rappresentante oppure via pec a una qualsiasi direzione provinciale delle Entrate. Nel caso di trasmissione tramite pec di una scansione del documento cartaceo (ad esempio il modello di procura firmato su carta) e nel caso di presentazione presso uno sportello dell’Agenzia sarà necessario allegare copia della carta d’identità di entrambi, rappresentato e rappresentante.

Anche extra familiari

Sarà inoltre possibile scegliere anche una persona di fiducia diversa da un familiare. Qualora la persona a cui si intende affidare la gestione della propria dichiarazione non sia il coniuge né un parente entro il quarto grado, sarà comunque possibile conferire la procura presso un ufficio. Una semplificazione ulteriore è poi prevista per le persone impossibilitate a recarsi in Agenzia a causa di patologie: in questo caso la procura può essere presentata direttamente dal rappresentante, insieme a un’attestazione del medico di base del rappresentato. La procura non può essere conferita a titolo professionale; inoltre ogni contribuente può designare un solo rappresentante e ogni persona può essere designata al massimo da tre contribuenti. Le abilitazioni avranno validità fino al 31 dicembre dell’anno in cui sono state rilasciate.

Più facile pure per gli eredi

Precompilata più semplice anche per gli eredi, che da quest’anno potranno richiedere l’abilitazione necessaria per accedere alla dichiarazione del familiare direttamente online, senza necessità quindi di recarsi in ufficio. Infine, chi presenta la dichiarazione in qualità di genitore, tutore o amministratore di sostegno, potrà trasmettere la richiesta per l’abilitazione, oltre che con le consuete modalità, anche tramite il servizio online “Consegna documenti e istanze”, disponibile nell’area riservata del sito internet delle Entrate.

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Gli italiani tornano a investire: sì al risparmio gestito no titoli di stato e “mattone”

La propensione al risparmio degli italiani, pari all’8,1% del reddito disponibile nel 2019, nel 2020 è aumentata al 15,6%, e oggi è pari al 13,1%. Per far ripartire gli investimenti sono disponibili tante risorse private, di cui una quota rilevante è in forma liquida sui conti correnti bancari degli italiani. Negli ultimi 10 anni, liquidità e depositi delle famiglie hanno infatti registrato un boom (+32,1%) e una crescita del 3,7% rispetto al 2020, volando sopra i 1.600 miliardi di euro. Al terzo trimestre 2021 è di 5.000 miliardi di euro il valore del portafoglio finanziario degli italiani, +25,5% negli ultimi dieci anni, e +5,9% rispetto al 2020. Sono alcuni risultati del Rapporto ‘Investire di più, investire nell’economia reale’, realizzato dal Censis in collaborazione con Assogestioni, l’Associazione italiana del risparmio gestito.

Metà risparmiatori pronti a “scongelare” un po’ di liquidità

Il Rapporto distingue quattro gruppi di risparmiatori: il 21,5% è impaurito, pronto ad ampliare l’attuale quota di liquidità, anche a scapito di altre forme di risparmio, il 30,8% è cauto, vuole preservare la propria quota di contante senza penalizzare altre forme di risparmio, e il 36,4% è un investitore moderato, pronto a investire almeno in parte il contante accumulato. I risparmiatori più audaci sono l’11,3%: solidi dal punto di vista patrimoniale, abituati agli investimenti azionari, sono propensi a investire in attività finanziarie ad alto rischio e alti rendimenti potenziali. In sintesi, circa la metà dei risparmiatori è pronta a scongelare un po’ della propria liquidità facendola affluire verso gli investimenti.

Investire “etico” e nelle Pmi italiane

Quali sono i requisiti degli investimenti che potrebbero stimolare le persone a dirottarvi risorse? Il 38,8% vorrebbe rendimenti più alti, il 25,6% costi dei servizi di gestione più bassi, il 22,8% rassicurazioni sul valore reale dell’investimento. Aiuterebbe a vincere paure e resistenze dei risparmiatori anche l’evoluzione di aspetti di contesto, come un sistema di welfare più ampio e rassicurante (28,0%) e un allentamento dell’incertezza generale (22,8%). Il 78,2% dei risparmiatori è poi propenso a effettuare investimenti etici, e il 54,4% investirebbe in Pmi italiane. Quanto ai titoli di Stato, il 71,7% non li acquisterebbe, mentre il 55,5% non reputa convenienti gli investimenti immobiliari. Insomma, i titoli di Stato, per ora, non hanno appeal e il mattone non è più ritenuto l’investimento sicuro e remunerativo.

Il ruolo dei consulenti finanziari

Il 40,0% degli italiani conosce gli strumenti del risparmio gestito. Tra chi li conosce, il 46,2% ne ha fiducia, e la propensione a investire in questi prodotti risulta buona: il 53,1% dei risparmiatori lo farebbe e il 10,9% lo ha già fatto in passato. Decisivo è il ruolo della consulenza finanziaria, da cui il 40,8% degli italiani si aspetta chiarezza, il 39,5% competenza, il 24,3% attenzione alle esigenze del cliente, il 21,7% esperienza. Positivo è anche il giudizio espresso dai consulenti finanziari: il 50,5% rileva che negli ultimi due anni è aumentata la fiducia dei clienti nel risparmio, e per il 48,6% la clientela si aspetta che i propri interlocutori infondano sicurezza in merito alle scelte di gestione dei propri soldi.

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Smart working, un alleato per “lavorare bene”

In che modo lo smart working può diventare una formula collaudata, capace di portare benefici all’interno delle organizzazioni e ai lavoratori, anche nel post-emergenza? Risponde il white paper dal titolo Lavorare bene. Lo smart working come alleato, pubblicato da Cefriel, il centro di innovazione digitale fondato dal Politecnico di Milano.  Di fatto lo smart working è stato prorogato, e due sono le misure che ne riguardano il prolungamento: una riguarda la proroga fino al 31 agosto dello smart working semplificato per il settore privato, l’altra, la proroga fino al 30 giugno per i lavoratori fragili o i genitori di figli con fragilità.

Definire un modello organizzativo e policy adeguate

Secondo i dati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, nel periodo di completa remotizzazione, il 28% ha sofferto di tecnostress e il 17% di over working. Questo dimostra che non si può parlare di smart working senza aver definito un modello organizzativo e delle policy adeguate che lo rendano attuabile e positivo per tutte le parti interessate.
“La vita in ufficio serve a creare cultura, allineamento e coaching diffuso, ma occorre considerare il fatto che il poter lavorare da remoto garantisce flessibilità e work-life balance – spiega Alfonso Fuggetta, CEO e direttore scientifico di Cefriel -. Trovare un equilibrio si può: la chiave del successo è definire progetti di smart working disegnati sulle esigenze delle persone, con focus sul raggiungimento degli obiettivi e bilanciamento tra le diverse necessità personali e aziendali”. 

Quali regole per orientare il nuovo, imminente, corso del lavoro agile?

Quali sono, quindi, le regole che possono orientare il nuovo, imminente, corso dello smart working? Innanzitutto sarà necessario ripensare gli spazi, prevedendo luoghi per interazioni e luoghi di isolamento. Una possibile evoluzione degli spazi in questo senso vedrà la costruzione di isole progettuali, in cui le persone non avranno una scrivania assegnata, ma si riuniranno intorno a un team di progetto. Allo stesso tempo, sarà necessario regolare i tempi di lavoro, evitando che lo smart working diventi lavoro da remoto senza vincoli di orario. Le indicazioni da questo punto di vista sono quelle di evitare le riunioni tra le 13 e le 14.30, evitare di chiedere il coinvolgimento dei colleghi, salvo imprevisti, al di fuori dell’orario lavorativo e nel weekend. E nel caso si predispongano mail in questi range temporali, ritardarne l’invio.

Serve una leadership generativa ed empatica

Lavoro agile non significa lavoro solitario, riporta Ansa, per questo una delle priorità individuate da Cefriel riguarda proprio il valore delle relazioni negli ambienti lavorativi, che vanno mantenute anche da remoto. Inoltre, questa nuova modalità richiede un ripensamento sui modelli di leadership: lo smart working ha bisogno di una leadership generativa, empatica, attenta allo sviluppo e al benessere delle persone. Un modello ispirato a uno stile ‘contingente’ e flessibile, che tenga conto delle differenze fra collaboratori inesperti e maturi, e fra Junior e Senior, e in cui sia il leader ad adattare le sue azioni in base al livello di maturità di chi lo segue.

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Aumenta il cashless fra i giovani imprenditori italiani

Piccoli sì, giovani anche, ma tecnologicamente avanzati spese si tratta di modalità di pagamento. E’ quanto ha evidenziato l’ultimo Osservatorio Small Business di SumUp, che ha rilevato che in Italia, tra il 2021 e il 202, sono cresciuti del 35,6% i giovani imprenditori tra i 25 e i 29 anni titolari di un Conto Aziendale SumUp e del 66,6% quelli tra i 20 e i 24 anni. Gli analisti rilevano che diminuiscono i prelievi di contanti, che a marzo 2022 risultano del 36,3% inferiori rispetto allo stesso periodo del 2021, mentre sono sempre più diffusi gli acquisti online e le modalità di pagamento contactless. 

Le spese dei commercianti si concentrano su su alimentari e utility 

L’analisi ha esplorato anche quali siano gli ambienti in cui si concentrano maggiormente le spese da parte di commercianti. Si scopre così che, in linea con quello che sta accadendo a tutti i livelli della società, gli investimenti vanno nella direzione di alimentari e utility e cresce l’acquisto di carburante, soprattutto tra febbraio e marzo 2022 (+15%). “Dalla ricerca emerge uno spaccato interessante delle tendenze di spesa e di consumo degli imprenditori italiani, che inevitabilmente riflettono anche gli attuali cambiamenti economici cui stiamo assistendo a livello globale” sottolinea Umberto Zola, Growth Marketing Lead – Merchant Bank di SumUp. “La pandemia – sottolinea il manager- ha messo in difficoltà le aziende di tutte le dimensioni, per cui è senz’altro incoraggiante cominciare a vedere come i giovani si stanno stabilizzando e avviando attività in proprio”.

Digitalizzazione a 360 gradi

“Più in generale, i dati mostrano chiaramente il peso che stanno assumendo la spesa online e i pagamenti cashless, dovuto alla spinta alla digitalizzazione portata dalla pandemia. In SumUp abbiamo l’obiettivo di supportare i nostri commercianti nel miglior modo possibile, adattando i nostri servizi per soddisfare le esigenze in continua evoluzione del panorama aziendale. Proprio l’analisi di queste tendenze ci permette di affiancare al meglio i nostri clienti nelle loro attività” commenta anxcora Zola. I dati mostrano, in particolare, che a possedere un Conto Aziendale SumUp nel primo trimestre 2022 sono soprattutto i commercianti tra i 45 e i 49 anni (14,6%% del totale), seguiti dagli imprenditori tra i 40 e i 44 anni (14,1%). I più giovani (tra i 20 e i 29 anni) rappresentano quasi l’11%, ma sono in crescita rispetto al primo trimestre del 2021, quando rappresentavano il 7,4%.

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Il 90% degli italiani legge le etichette alimentari prima di acquistare

Un’abitudine consolidata per il 90% dei consumatori italiani: guardare l’etichetta dei prodotti alimentari prima di acquistarli. Un segno tangibile di un cambiamento culturale e di uno stile di vita più sano, perché prestare attenzione all’etichetta significa scoprire la data di scadenza dei prodotti (75%), la provenienza geografica (61%) e l’assenza di prodotti ‘dannosi’ per la salute (47%). È quanto emerge da una ricerca di Banco Fresco, la catena food presente in Lombardia e Piemonte. Tra le etichette più ‘convincenti’, la ricerca segnala quelle con le diciture ‘senza antibiotici’ (59%), ‘senza conservanti’ (53%), seguite da ‘senza zuccheri’ e ‘senza polifosfati’, entrambe al 29%.

Sale il livello di preparazione sul sistema di etichettatura

La salute, dunque, viene prima della dieta. Basti pensare che il 52% dei consumatori individua negli additivi le sostanze ritenute più dannose, più del sale (12%), dello zucchero (12%) e dei grassi in generale (11%). Secondo l’indagine, risulta alto anche il livello di preparazione circa il sistema di etichettatura. Quello attuale è ritenuto abbastanza chiaro dal 78% del campione, anche se ci sono ancora lacune da colmare, come la conoscenza del significato corretto della dicitura ‘Consumare entro…’, che solo un terzo dei consumatori ha dimostrato avere ben chiaro, riferisce Ansa.

Più attenzione alla salute

Gli italiani, quindi, sono sempre più attenti alla propria salute, e non solo dal punto di vista dell’alimentazione, ma anche da quello sportivo. Il 64% fa infatti sport abitualmente o saltuariamente, e il 92% prova a seguire una dieta abbastanza sana ed equilibrata. E questo si vede anche dalle abitudini di acquisto durante la spesa, dato che la maggior parte degli italiani (62%), come primo fattore guarda l’etichetta e i relativi ingredienti dei prodotti, perché il ‘contenuto’ supera il valore del marchio, nonché le attività di promozione e scontistica. Tanta, poi, anche l’attenzione al Made in Italy e all’indicazione geografica dei cibi (DOP, DOC, DOCG, IGP), che per l’81% costituisce un elemento determinante al momento dell’acquisto.

Evitare gli sprechi, anche dopo la data di scadenza

Solo un quarto del campione però non è a conoscenza della regola secondo cui gli ingredienti sono elencati dal più al meno presente, ma più della metà sa esattamente quali sono gli elementi obbligatori per legge che devono figurare su tutte le etichette alimentari (ingredienti, scadenza, presenza di allergeni, quantità netta, valori nutrizionali, provenienza geografica).  Ma il consumatore italiano è anche attento a evitare gli sprechi. La ricerca di Banco Fresco rivela che giunti alla data di scadenza, prima di buttare via i prodotti, i consumatori nel 60% dei casi controllano che le proprietà organolettiche non siano variate, e quindi, se possibile, preferiscono consumare l’alimento. D’altronde gli italiani sono già abituati a controllare da soli la bontà dei prodotti. Nel 94% dei casi quando si tratta di frutta e verdura la preferenza ricade sui prodotti ‘sfusi’.

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I giovani passano sempre più tempo davanti ai device

I genitori sono preoccupati: l’87% di loro ha riscontrato sui propri figli effetti negativi dovuti a un ricorso sempre maggiore della tecnologia nella vita quotidiana. Dalla ricerca condotta dall’Istituto Piepoli per conto del Moige, il Movimento italiano genitori, emergono dati preoccupanti sul fenomeno: da quando è scoppiata l’emergenza pandemica, escluso l’impegno per la DAD, il tempo trascorso dai ragazzi davanti ai device tecnologici è aumentato del 67% (+48% nel nord ovest, +71% nel nord est, +71% al centro, +74% al sud, +76% nelle isole)
Un altro dato significativo emerso è quello delle conseguenze dovute all’aumento del ricorso al digitale sui rapporti sociali tra i bambini e gli adolescenti. Il 52% dei genitori, infatti, ha segnalato la perdita del contatto fisico con gli altri coetanei.

Effetti negativi soprattutto sui ragazzi delle isole
A livello territoriale, la ricerca segnala come i giovani delle isole abbiano maggiormente risentito dell’aumento di utilizzo di device. Addirittura il 94% degli intervistati ne ha riscontrato gli effetti negativi, mentre il 77% riconosce che l’uso dei device ha compensato la mancanza di relazioni aiutando i figli ad affrontare la chiusura forzata e mantenere così le relazioni sociali. Per questo motivo è partito da Ravenna il web tour del progetto Comunità in rete contro i cyber risk, promosso dal Moige, con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Un progetto contro il cyberbullismo
La campagna coinvolgerà 400 scuole primarie e secondarie di I e II grado sul territorio italiano, oltre a studenti, Giovani Ambasciatori, docenti e genitori degli studenti con l’obiettivo di diffondere una cultura digitale per sensibilizzare sui rischi connessi a un uso improprio delle nuove tecnologie.
Il progetto ha inoltre lo scopo di supportare i ragazzi nell’acquisizione di competenze per una gestione costruttiva dei conflitti interpersonali, fornire alle famiglie una formazione digitale consapevole per fronteggiare i pericoli della rete, contrastare il fenomeno delle fake news e informare l’opinione pubblica per contrastare la trasmissione, anche involontaria, di comportamenti devianti ai minori.

Studenti in prima linea per promuovere l’uso corretto del web
Gli studenti saranno protagonisti in prima linea per promuovere l’uso corretto del web, e verrà messo a disposizione delle scuole anche il Centro mobile digitale, una piattaforma con contenuti realizzati da esperti raggiungibili in qualsiasi momento.
Anche i Comuni prenderanno parte all’iniziativa, tramite la creazione di uno sportello territoriale per integrare i servizi di supporto e welfare nelle scuole, integrando la presenza di figure specializzate a fronteggiare tempestivamente fenomeni di bullismo e cyberbullismo.

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Mutui: cosa e come scegliere oggi?

Non esiste il mutuo ideale, ma il mutuo migliore per ognuno, calibrato sulla base della personalità e della disponibilità economica. Prima di accendere un mutuo sono tanti gli aspetti da valutare. In linea di massima, il rapporto tra rata del mutuo e reddito mensile non deve essere superiore al 30%, limite oltre il quale si ritiene che il pagamento non sarebbe sostenibile. Ma è meglio non limare l’importo all’indispensabile, perché il mutuo è il finanziamento meno costoso di tutti, nonché l’unico fiscalmente detraibile. Può essere vantaggioso sfruttarlo il più possibile, soprattutto in anni in cui i tassi di interesse applicati sono molto convenienti.

La durata ideale

Bisogna considerare che i costi di un mutuo crescono all’aumentare dell’LTV (Loan To Value, il rapporto tra importo del finanziamento e valore dell’immobile posto a garanzia). Se possibile, meglio evitare le soglie percentuali che comportano una spesa maggiore, quando non indispensabile. Ad esempio, chiedere un mutuo al 100%, cioè che copra l’intero valore dell’abitazione, è possibile, ma avrà un costo superiore. C’è però chi preferisce rimborsare il debito nel più breve tempo possibile, risparmiando sugli interessi, e chi privilegia una durata maggiore, in modo che la rata più bassa incida il meno possibile sulla qualità della vita. Prima di accendere un mutuo bisogna valutare però se si hanno i requisiti necessari. Alcuni sono di tipo legale, poi ci sono i requisiti di tipo economico, che la banca esamina in fase di istruttoria per accertare la capacità di rimborso del mutuatario.

Tasso: fisso o variabile?

Di fronte alla richiesta di mutuo la scelta fondamentale è tasso di interesse: fisso o variabile? Il primo prevede una rata costante per tutta la durata del piano di rimborso, il secondo comporta una rata variabile in base all’andamento dei mercati finanziari, ed è quindi più rischioso. A seconda del costo del denaro, la rata aumenta oppure diminuisce. Il tasso di interesse nasce dalla somma di due componenti: il tasso interbancario di riferimento (Irs per il fisso, Euribor per il variabile), ovvero il tasso a cui le banche stanno pagando il denaro in quel momento, e lo spread. Quest’ultimo rappresenta la percentuale che ogni banca decide di aggiungere al costo del denaro come proprio ricavo. Più è basso, più bassi sono gli interessi da pagare.

Quanto costa un mutuo?

Oltre agli interessi da pagare, riporta Adnkronos, ci sono altri costi che accompagnano un’operazione come il mutuo, dall’apertura alla gestione ordinaria. Tra questi, spese di istruttoria, perizia, atto notarile, polizze e imposte, per citare le principali. Cifre che vanno ovviamente considerate, quando bisogna valutare il costo di un finanziamento per l’abitazione. Per questo c’è il TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale, detto anche ISC – Indicatore Sintetico di Costo), ovvero il parametro che indica il costo globale del mutuo, incluse tutte le spese accessorie. Il modo più immediato per confrontare le diverse offerte di mutuo, perché riassume in una sola cifra tutte le voci di costo.

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Lavoro: emergenza giovani, occorre ridurre mismatch tra domanda e offerta

Nel panorama europeo, l’Italia ha il minor tasso di occupazione degli under 40, il 32% (contro una media in Europa del 41%), con una contrazione degli occupati in questa fascia d’età che ha toccato i due milioni dal 2011 a oggi. Un trend che permane negli anni, e che la pandemia ha contribuito ad acuire, sebbene nel secondo trimestre 2021 siano stati 233.500 i posti vacanti nell’industria e nei servizi, con un costo annuo generato dal mancato incontro tra domanda e offerta di lavoro stimato dal Censis in 21 miliardi di euro, l’1,2% del Pil. Ma come ridurre mismatch tra domanda e offerta di lavoro? Alla questione cerca di rispondere un focus realizzato dalla Fondazione studi consulenti del lavoro. 

Stabilire un rinnovato sistema di formazione dei lavoratori

Il focus, dal titolo L’emergenzialità della questione giovanile, mette a sistema la scarsa offerta di formazione tecnica (sono solo 116 gli Its sul territorio nazionale), con le criticità lamentate dalle aziende in fase di reclutamento e le basse retribuzioni in ingresso dei giovani. Secondo i consulenti del lavoro sarebbe quindi opportuno stabilire un rinnovato sistema di formazione dei lavoratori, e in parallelo, procedere alla definizione di un sistema nazionale di certificazione delle competenze, che garantisca ai singoli la possibilità di mettere in trasparenza, anche attraverso la blockchain, le esperienze di apprendimento ottenute.

Avvicinare i ‘pandemials’ alle nuove esigenze delle aziende

E ancora, investire in formazione tecnica, a livello secondario e terziario, per avvicinare l’offerta di lavoro, soprattutto per i ‘pandemials’, i giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni, alle nuove esigenze delle aziende. Stage, tirocinio e apprendistato possono quindi rappresentare, secondo i dati contenuti nel focus, strumenti di raccordo tra momento formativo e mondo del lavoro, anche in una visione prospettica di rilancio e consolidamento di vantaggi competitivi e duraturi per il Paese.

Investire nella promozione delle competenze Stem

È urgente pertanto, riferisce Adnkronos, investire nella promozione delle competenze Stem e nell’istruzione professionale per creare profili facilmente assorbibili dal mercato. Colmare il divario che tiene distante chi cerca e chi offre lavoro è infatti necessario, sia per rendere più competitive le aziende italiane sia per invertire quella tendenza che vede crescere i Neet (acronimo inglese di Neither in Employment or in Education or Training, ovvero coloro che non sono impegnati nello studio, né nel lavoro né nella formazione), e il ricorso ai sussidi pubblici.